Merate: il cambiamento climatico e le conseguenze su fauna e flora del nostro territorio
Qual è lo stato di salute dei nostri boschi e in che modo le trasformazioni del clima stanno ridefinendo la vegetazione e la biodiversità del Meratese? Su queste tematiche si è focalizzato l'incontro svoltosi nella serata di giovedì 15 ottobre presso la sala civica di Merate, inserito all'interno del ricco programma della terza edizione dell'Eco Festival.

Ad introdurre la serata è stato Stefano Casati, referente di Legambiente Meratese, che ha presentato il tema della conferenza e il relatore, il botanico e socio di Legambiente Alessandro Gementi. Quest'ultimo ha offerto alla platea una dettagliata analisi sull'impatto del cambiamento climatico a livello locale e sugli stravolgimenti in atto nei boschi della nostra zona.

Nel corso della sua esposizione, Alessandro Gementi ha innanzitutto chiarito le differenze tra meteo, inquinamento e clima, ricordando come quest'ultimo richieda la valutazione di serie storiche e dati statistici osservati su un arco di almeno trent'anni. Attraverso lo studio delle rilevazioni delle stazioni meteo locali il relatore ha mostrato come l'aumento termico nel nostro territorio sia innegabile ed evidente: se storicamente il mese più caldo era agosto, negli ultimi quindici anni è stato scalzato da luglio, procedendo a osservare l’innalzamento delle temperature medie annue che si sono stabilizzate attorno ai 15 gradi e che nel 2026 hanno toccato picchi vicini ai 16 gradi. Per quanto riguarda le precipitazioni, pur rimanendo stabili sul totale millimetrico annuo, si registra una diversa e più problematica distribuzione delle piogge nel corso delle stagioni.

Le conseguenze più evidenti si riflettono sul piano biologico e della vegetazione del territorio morenico meratese. Come spiegato da Gementi, la riserva di Sartirana e le aree boschive circostanti vedono la sempre più frequente comparsa di specie animali e vegetali tipiche dei climi mediterranei o persino africani — come la libellula Trithemis annulata o il Papaver apulum — ma soprattutto stanno subendo una profonda trasformazione della flora autoctona. Se le specie dominanti della nostra zona dovrebbero essere querce e farnie, nel corso dei secoli l'intervento umano ha introdotto massicciamente il castagno e la robinia (specie azotofissatrici di origine nordamericana).

Oggi, tuttavia, il fenomeno più preoccupante è rappresentato dalla "laurofillizzazione": la diffusione aggressiva nei boschi di piante sempreverdi a foglia larga di origine sub-tropicale, come il lauroceraso, favorito da inverni sempre più miti e temperature medie in aumento. Questo fenomeno sta gradualmente trasformando i boschi insubrici caducifogli in formazioni sempreverdi dense che sottraggono luce e spazio al sottobosco e alle specie autoctone, impoverendo la biodiversità originale ad una velocità superiore alla naturale capacità di adattamento dell'ecosistema.

A concludere la serata è stato un momento di interazione con il pubblico dove l’esperto ha risposto alle curiosità dei presenti confermando come i dati pollinici storici attestino un cambiamento boschivo insolitamente rapido, con ripercussioni anche sulla fauna selvatica locale, sottolineando in chiusura come l'incremento delle emissioni di gas serra riscontrato a livello globale sia riconducibile alle attività umane.

Ad introdurre la serata è stato Stefano Casati, referente di Legambiente Meratese, che ha presentato il tema della conferenza e il relatore, il botanico e socio di Legambiente Alessandro Gementi. Quest'ultimo ha offerto alla platea una dettagliata analisi sull'impatto del cambiamento climatico a livello locale e sugli stravolgimenti in atto nei boschi della nostra zona.

Alessandro Gementi
Nel corso della sua esposizione, Alessandro Gementi ha innanzitutto chiarito le differenze tra meteo, inquinamento e clima, ricordando come quest'ultimo richieda la valutazione di serie storiche e dati statistici osservati su un arco di almeno trent'anni. Attraverso lo studio delle rilevazioni delle stazioni meteo locali il relatore ha mostrato come l'aumento termico nel nostro territorio sia innegabile ed evidente: se storicamente il mese più caldo era agosto, negli ultimi quindici anni è stato scalzato da luglio, procedendo a osservare l’innalzamento delle temperature medie annue che si sono stabilizzate attorno ai 15 gradi e che nel 2026 hanno toccato picchi vicini ai 16 gradi. Per quanto riguarda le precipitazioni, pur rimanendo stabili sul totale millimetrico annuo, si registra una diversa e più problematica distribuzione delle piogge nel corso delle stagioni.

Stefano Casati
Le conseguenze più evidenti si riflettono sul piano biologico e della vegetazione del territorio morenico meratese. Come spiegato da Gementi, la riserva di Sartirana e le aree boschive circostanti vedono la sempre più frequente comparsa di specie animali e vegetali tipiche dei climi mediterranei o persino africani — come la libellula Trithemis annulata o il Papaver apulum — ma soprattutto stanno subendo una profonda trasformazione della flora autoctona. Se le specie dominanti della nostra zona dovrebbero essere querce e farnie, nel corso dei secoli l'intervento umano ha introdotto massicciamente il castagno e la robinia (specie azotofissatrici di origine nordamericana).

Oggi, tuttavia, il fenomeno più preoccupante è rappresentato dalla "laurofillizzazione": la diffusione aggressiva nei boschi di piante sempreverdi a foglia larga di origine sub-tropicale, come il lauroceraso, favorito da inverni sempre più miti e temperature medie in aumento. Questo fenomeno sta gradualmente trasformando i boschi insubrici caducifogli in formazioni sempreverdi dense che sottraggono luce e spazio al sottobosco e alle specie autoctone, impoverendo la biodiversità originale ad una velocità superiore alla naturale capacità di adattamento dell'ecosistema.

A concludere la serata è stato un momento di interazione con il pubblico dove l’esperto ha risposto alle curiosità dei presenti confermando come i dati pollinici storici attestino un cambiamento boschivo insolitamente rapido, con ripercussioni anche sulla fauna selvatica locale, sottolineando in chiusura come l'incremento delle emissioni di gas serra riscontrato a livello globale sia riconducibile alle attività umane.
G.Lu.
























