Novate: in tanti per l’ultimo saluto a Stefano Maggioni
Una chiesa gremita, tanti volti segnati dalla commozione e un lungo applauso per accompagnare l'ultimo saluto a Stefano Maggioni, 55enne meratese scomparso nei giorni scorsi dopo una lunga battaglia contro un male incurabile. Nel pomeriggio di lunedì 19 ottobre, nella chiesa parrocchiale della Madonna della Pace di Novate, familiari, amici e conoscenti si sono stretti attorno alla moglie Annalisa e ai figli Beatrice e Matteo per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.
In tantissimi hanno voluto essere presenti alla cerimonia funebre, tanto che la chiesa non è riuscita a contenere tutti coloro che sono accorsi per salutarlo. Tra i banchi, oltre ai parenti, tanti amici, ex clienti dei locali che Stefano aveva gestito nel corso degli anni e diversi giovani, tra cui gli amici dei suoi due figli. Una partecipazione che ha testimoniato quanto il 55enne fosse conosciuto e benvoluto, non soltanto a Merate, ma anche nei comuni vicini.
A concelebrare la messa sono stati don Eugenio Folcio, sacerdote di Novate, e don Riccardo Sanvito, già alla guida delle comunità di Sartirana e Pagnano e proprio in questi giorni impegnato nel trasferimento a Costa Masnaga. Nonostante gli impegni legati alla partenza, don Riccardo ha voluto essere presente per dare personalmente l’ultimo saluto a Stefano, al quale era legato da un rapporto di amicizia.
Ed è stata proprio l’amicizia il filo conduttore della sua breve ma intensa omelia, ispirata al brano del Vangelo di Giovanni che racconta la morte di Lazzaro e il dolore di Gesù per la perdita dell’amico. “Ieri a quest’ora festeggiavo ancora con gli amici di Sartirana, salutandoli per la mia partenza per Costa Masnaga. Ma ieri, alla messa, mancava un amico che da otto anni partecipava alla celebrazione delle 11:15 a Sartirana. Si vedeva che mancava Stefano. E oggi sono tornato a salutare questo amico”, ha esordito don Riccardo, visibilmente partecipe del dolore dei presenti.

Il sacerdote ha quindi richiamato l’immagine di Gesù che, giunto a Betania dopo la morte di Lazzaro, si commuove fino alle lacrime davanti alla sofferenza delle persone a lui care. “Questo è Dio, il Dio che Stefano sta incontrando adesso. Un Dio pieno di tenerezza, di amore e di misericordia”, ha spiegato, ricordando come quella stessa tenerezza fosse stata sperimentata da quanti avevano condiviso la vita con Stefano, come figlio, marito, padre e amico.
Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia è stato dedicato al modo in cui Stefano aveva affrontato la malattia. Una battaglia lunga e difficile, vissuta senza nascondere la sofferenza, ma senza rinunciare alla speranza e al conforto delle persone care. “Stefano è stato per me una testimonianza grande, perché ha affrontato il dolore e la malattia non come un eroe”, ha sottolineato don Riccardo. “Oggi c’è un po’ questa tendenza ad affrontare anche la malattia con una forma di eroismo. Invece Stefano l'ha affrontata nel modo più ragionevole possibile per un uomo, nel modo più umano: affidandosi totalmente a Dio, riscoprendo la bellezza della preghiera, dell'incontro con Gesù nell’Eucaristia, della comunità e degli amici. Perché nella vita nulla si può affrontare senza una buona compagnia, senza degli amici veri”.
Parole che hanno assunto un significato ancora più profondo alla luce del percorso di Stefano, che dalla propria esperienza con un tumore cerebrale aveva trovato la forza per dare vita, nel febbraio dello scorso anno, all'associazione “La Nostra Strada”, nata per offrire ascolto, vicinanza e sostegno a chi si trovava ad affrontare la malattia e ai suoi familiari. Una volontà di aiutare gli altri che aveva accompagnato Stefano anche nei momenti più difficili, quando la malattia era tornata ad aggredirlo. “La mia pelle la venderò cara, perché ho ancora troppo da dire, troppo da dare”, aveva scritto in un messaggio pubblicato nel novembre 2025, raccontando con grande sincerità la propria battaglia e il desiderio di continuare a vivere per i suoi affetti e per i suoi figli.

Prima di concludere l’omelia, don Riccardo ha invitato i presenti a lasciare che, accanto al dolore, trovi spazio soprattutto la riconoscenza per il tempo condiviso con Stefano. “Oggi siamo qui con il cuore pieno di pianto e il viso segnato dalle lacrime. Ma nel vostro cuore vinca la gratitudine per il dono che Stefano è stato per la nostra vita”, ha detto, ricordando che, nella fede cristiana, l’addio non rappresenta una separazione definitiva, ma la promessa di un nuovo incontro.
Al termine della celebrazione, un momento di particolare intensità ha avvolto la chiesa. Nel silenzio generale, una giovane ha eseguito un brano al violino, regalando ai presenti alcuni istanti di raccoglimento e riflessione. Poi, quando le ultime note si sono spente, è partito un lungo applauso, con il quale tutti hanno voluto rendere omaggio a Stefano.
L’ultimo saluto è proseguito sul sagrato, dove amici e parenti si sono raccolti attorno al carro funebre. Ad accompagnare quegli ultimi istanti sono state le note di “Creep” dei Radiohead, diffuse ad alto volume, mentre i presenti si sono stretti ancora una volta attorno alla famiglia. Un addio carico di emozione per un uomo che, attraverso il proprio lavoro, aveva intrecciato negli anni moltissime relazioni. Dalla birreria di Cassina al bar centrale di Imbersago, fino all’attività avviata a Vimercate, Stefano aveva fatto della ristorazione una parte importante della propria vita, distinguendosi per intraprendenza e voglia di mettersi in gioco. Quella stessa determinazione che aveva dimostrato durante gli anni della malattia, cercando anche nella sofferenza un’occasione per essere d’aiuto agli altri.
Dopo l’ultimo saluto sul sagrato, il feretro è stato accompagnato al tempio crematorio, lasciando dietro di sé il ricordo di un uomo che, anche nei momenti più difficili, aveva continuato a dare valore all’amicizia, alla famiglia e alla speranza.
In tantissimi hanno voluto essere presenti alla cerimonia funebre, tanto che la chiesa non è riuscita a contenere tutti coloro che sono accorsi per salutarlo. Tra i banchi, oltre ai parenti, tanti amici, ex clienti dei locali che Stefano aveva gestito nel corso degli anni e diversi giovani, tra cui gli amici dei suoi due figli. Una partecipazione che ha testimoniato quanto il 55enne fosse conosciuto e benvoluto, non soltanto a Merate, ma anche nei comuni vicini.

Ed è stata proprio l’amicizia il filo conduttore della sua breve ma intensa omelia, ispirata al brano del Vangelo di Giovanni che racconta la morte di Lazzaro e il dolore di Gesù per la perdita dell’amico. “Ieri a quest’ora festeggiavo ancora con gli amici di Sartirana, salutandoli per la mia partenza per Costa Masnaga. Ma ieri, alla messa, mancava un amico che da otto anni partecipava alla celebrazione delle 11:15 a Sartirana. Si vedeva che mancava Stefano. E oggi sono tornato a salutare questo amico”, ha esordito don Riccardo, visibilmente partecipe del dolore dei presenti.

Il sacerdote ha quindi richiamato l’immagine di Gesù che, giunto a Betania dopo la morte di Lazzaro, si commuove fino alle lacrime davanti alla sofferenza delle persone a lui care. “Questo è Dio, il Dio che Stefano sta incontrando adesso. Un Dio pieno di tenerezza, di amore e di misericordia”, ha spiegato, ricordando come quella stessa tenerezza fosse stata sperimentata da quanti avevano condiviso la vita con Stefano, come figlio, marito, padre e amico.
Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia è stato dedicato al modo in cui Stefano aveva affrontato la malattia. Una battaglia lunga e difficile, vissuta senza nascondere la sofferenza, ma senza rinunciare alla speranza e al conforto delle persone care. “Stefano è stato per me una testimonianza grande, perché ha affrontato il dolore e la malattia non come un eroe”, ha sottolineato don Riccardo. “Oggi c’è un po’ questa tendenza ad affrontare anche la malattia con una forma di eroismo. Invece Stefano l'ha affrontata nel modo più ragionevole possibile per un uomo, nel modo più umano: affidandosi totalmente a Dio, riscoprendo la bellezza della preghiera, dell'incontro con Gesù nell’Eucaristia, della comunità e degli amici. Perché nella vita nulla si può affrontare senza una buona compagnia, senza degli amici veri”.
Parole che hanno assunto un significato ancora più profondo alla luce del percorso di Stefano, che dalla propria esperienza con un tumore cerebrale aveva trovato la forza per dare vita, nel febbraio dello scorso anno, all'associazione “La Nostra Strada”, nata per offrire ascolto, vicinanza e sostegno a chi si trovava ad affrontare la malattia e ai suoi familiari. Una volontà di aiutare gli altri che aveva accompagnato Stefano anche nei momenti più difficili, quando la malattia era tornata ad aggredirlo. “La mia pelle la venderò cara, perché ho ancora troppo da dire, troppo da dare”, aveva scritto in un messaggio pubblicato nel novembre 2025, raccontando con grande sincerità la propria battaglia e il desiderio di continuare a vivere per i suoi affetti e per i suoi figli.

Prima di concludere l’omelia, don Riccardo ha invitato i presenti a lasciare che, accanto al dolore, trovi spazio soprattutto la riconoscenza per il tempo condiviso con Stefano. “Oggi siamo qui con il cuore pieno di pianto e il viso segnato dalle lacrime. Ma nel vostro cuore vinca la gratitudine per il dono che Stefano è stato per la nostra vita”, ha detto, ricordando che, nella fede cristiana, l’addio non rappresenta una separazione definitiva, ma la promessa di un nuovo incontro.
Al termine della celebrazione, un momento di particolare intensità ha avvolto la chiesa. Nel silenzio generale, una giovane ha eseguito un brano al violino, regalando ai presenti alcuni istanti di raccoglimento e riflessione. Poi, quando le ultime note si sono spente, è partito un lungo applauso, con il quale tutti hanno voluto rendere omaggio a Stefano.
L’ultimo saluto è proseguito sul sagrato, dove amici e parenti si sono raccolti attorno al carro funebre. Ad accompagnare quegli ultimi istanti sono state le note di “Creep” dei Radiohead, diffuse ad alto volume, mentre i presenti si sono stretti ancora una volta attorno alla famiglia. Un addio carico di emozione per un uomo che, attraverso il proprio lavoro, aveva intrecciato negli anni moltissime relazioni. Dalla birreria di Cassina al bar centrale di Imbersago, fino all’attività avviata a Vimercate, Stefano aveva fatto della ristorazione una parte importante della propria vita, distinguendosi per intraprendenza e voglia di mettersi in gioco. Quella stessa determinazione che aveva dimostrato durante gli anni della malattia, cercando anche nella sofferenza un’occasione per essere d’aiuto agli altri.
Dopo l’ultimo saluto sul sagrato, il feretro è stato accompagnato al tempio crematorio, lasciando dietro di sé il ricordo di un uomo che, anche nei momenti più difficili, aveva continuato a dare valore all’amicizia, alla famiglia e alla speranza.
E.Ma.
























