I mercanti nel tempio

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Vangelo Mt21, 10-17
Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì.... 
Non so se è una mia deformazione mentale ma quando leggo questo passo evangelico non posso fare a meno di accostarlo a quanto è, o meglio dovrebbe essere, sotto gli occhi di tutti rispetto ai rischi ben presenti nel mondo attuale.
Non posso, infatti, non ravvedervi quei mercanti che a vario titolo stanno condizionando numerosi aspetti della nostra vita quotidiana in nome di una ideologia, quella neo liberista, che, di fatto, riduce tutto a pura merce, naturalmente a fronte invece di grandi enunciazioni valoriali.
E' questo che mi balza in mente anche leggendo un impegnativo libretto di Veronica De Romanis “L'ECONOMIA DELLA PAURA - perché conservando si arretra” che, pur contenendo alcune affermazioni di buon senso, finisce con legittimare una visione soprattutto economicistica della nostra esistenza indubbiamente condizionata dalle grandi scelte di quella che si potrebbe ben definire la gran parte della nostra classe dirigente. 
Come mi viene pure in mente ciò che il compianto Papa Francesco definiva nella sua programmatica Esortazione Apostolica “ Evangelii gaudium” come una “ dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano” prodotta dal feticismo del denaro e caratterizzata dall'autonomia assoluta dei mercati da cui poi derivano crescenti disuguaglianze e, di fatto, la riduzione dell'essere umano a consumatore. Definizioni e soprattutto denunce, con relativi rischi, in sostanza apertamente e coraggiosamente enunciate non solo dal suo successore Papa Leone, il Signore ce lo conservi, ma anche in vario modo dai suoi predecessori.
Ma tornando al libro, alla cui lettura rimando, vi si narra l'importanza dell'Innovazione, del Merito, della Concorrenzialità, della Competizione ma anche in termini positivi dei Mercati Finanziari, dell'Europa monetaria e quant'altri aspetti che connotano il vasto mondo dell'Economa attuale.
Il tutto però richiamando l'urgenza di un cambiamento rispetto a quella che viene definita una tipica particolarità italiana, anche se con riflessi pure planetari: la difesa di vari interessi corporativi che, opponendosi al cambiamento rappresentato dagli importanti elementi sopra citati, frenano lo Sviluppo soprattutto a scapito dei giovani.
Ovviamente non mancano, perlomeno a mio parere, punti condivisibili ma ciò che mi sconcerta è l'assoluta mancanza di criticità rispetto ad elementi altrettanto costitutivi dell'attuale logica neoliberista che relativizza ogni cosa alla dimensione così ben evidenziata non solo dagli ultimi Papi.
In particolare non si esprime perlomeno un dubbio, semmai solo un breve accenno, sul fatto che il Merito debba essere valutato secondo punti di partenza equanimi (cosa che spesso in questa Società non è affatto garantita, come peraltro invece sollecitato in particolare dall'articolo 3 della nostra preziosissima Costituzione); che la Concorrenza sia di fatto oggi aggirata dagli Oligopoli e da realtà esplicitamente ammesse dal sistema come i Paradisi Fiscali; che alla Competizione si possa e direi si debba auspicabilmente sostituire una realistica e solidale Cooperazione; che i Mercati delle merci siano oggi subordinati ad una Finanza che da utile mezzo di supporto all'Economia reale è di fatto diventata occasione di pura speculazione monetaria alimentando un mondo che trova più conveniente far soldi coi soldi che sostenere un'imprenditoria che crea posti di lavoro; la dittatura di una Finanza Selvaggia che arriva addirittura a legittimare la speculazione su generi vitali come acqua, riso, grano ma anche brevetti e salute creando effetti perversi che producono milioni di vittime inermi.
Soprattutto non si denuncia che ogni aspetto della nostra esistenza sia ridotto a merce su cui lucrare. Ma cosa centra tutto ciò con il Cristianesimo oltre che con il più sensibile Umanesimo? Centra eccome perché ecco ciò che a chiare lettere risuona ancor più oggi nel proemio della Costituzione detta “Pastorale” Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, la massima espressione della Chiesa:
“ Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.
E più avanti:
“Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell'una e dell'altra città, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possano trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno. A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali. La dissociazione che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo”.
Arrivando addirittura a sostenere:
“Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna.”
Occorrerebbe confrontarsi, penso non solo a mio avviso, con tutto ciò e soprattutto interrogarsi se sia questo o meno l'unico mondo possibile o se, al contrario, non se ne possa auspicabilmente costruire un altro dove al massimo profitto si debba sostituire la ricerca della miglior cura e di una responsabile convivenza solidale.
Cristianesimo utopico? Umanesimo retorico?
Ad ognuno giudicare 
Germano Bosisio
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