Gli edifici religiosi sono sicuri?
Messaggio promozionale
Gentile Direttore,
vorrei condividere con Lei e con i lettori una riflessione che mi capita spesso di fare frequentando le funzioni religiose nel nostro paese, specialmente durante le celebrazioni più affollate come le feste patronali, i funerali o le domeniche. Guardando la struttura delle nostre chiese, sorge spontanea una domanda: in caso di emergenza, saremmo davvero al sicuro? Quasi tutti questi edifici millenari o centenari nascono con un’architettura pensata per accogliere i fedeli, ma non per farli evacuare rapidamente. Spesso i grandi portoni principali rimangono accostati o chiusi per motivi termici, e l’ingresso (così come l’uscita) avviene attraverso le classiche "porticine" laterali. Se duecento o trecento persone dovessero correre verso l’uscita contemporaneamente a causa di un principio di incendio o di un momento di panico, quelle piccole aperture rischierebbero di trasformarsi in un pericoloso imbuto. Sia chiaro: non si tratta di criticare i nostri parroci o di pretendere lo sventramento di monumenti storici tutelati dalla Soprintendenza per installare moderni maniglioni antipanico. La sicurezza, però, si fa anche con la gestione quotidiana. Durante le Messe affollate, i portoni principali sono davvero pronti a spalancarsi con una semplice spinta? Le vie di fuga secondarie, magari quelle che passano dalla sagrestia, sono libere da ostacoli e ben segnalate? I volontari e il personale parrocchiale saprebbero cosa fare? Il nostro patrimonio sacro è un tesoro da custodire, ma la vita delle persone che lo frequentano viene prima di tutto. Mi piacerebbe conoscere l'opinione degli altri concittadini e, perché no, ricevere qualche rassicurazione da chi gestisce la sicurezza dei nostri luoghi di culto. Un cordiale saluto
vorrei condividere con Lei e con i lettori una riflessione che mi capita spesso di fare frequentando le funzioni religiose nel nostro paese, specialmente durante le celebrazioni più affollate come le feste patronali, i funerali o le domeniche. Guardando la struttura delle nostre chiese, sorge spontanea una domanda: in caso di emergenza, saremmo davvero al sicuro? Quasi tutti questi edifici millenari o centenari nascono con un’architettura pensata per accogliere i fedeli, ma non per farli evacuare rapidamente. Spesso i grandi portoni principali rimangono accostati o chiusi per motivi termici, e l’ingresso (così come l’uscita) avviene attraverso le classiche "porticine" laterali. Se duecento o trecento persone dovessero correre verso l’uscita contemporaneamente a causa di un principio di incendio o di un momento di panico, quelle piccole aperture rischierebbero di trasformarsi in un pericoloso imbuto. Sia chiaro: non si tratta di criticare i nostri parroci o di pretendere lo sventramento di monumenti storici tutelati dalla Soprintendenza per installare moderni maniglioni antipanico. La sicurezza, però, si fa anche con la gestione quotidiana. Durante le Messe affollate, i portoni principali sono davvero pronti a spalancarsi con una semplice spinta? Le vie di fuga secondarie, magari quelle che passano dalla sagrestia, sono libere da ostacoli e ben segnalate? I volontari e il personale parrocchiale saprebbero cosa fare? Il nostro patrimonio sacro è un tesoro da custodire, ma la vita delle persone che lo frequentano viene prima di tutto. Mi piacerebbe conoscere l'opinione degli altri concittadini e, perché no, ricevere qualche rassicurazione da chi gestisce la sicurezza dei nostri luoghi di culto. Un cordiale saluto
Gigi S.

























