L’opera dell’artista Antonio Scaccabarozzi in mostra a Villa Confalonieri di Merate

“Dialogo con il vuoto” il titolo dell’esposizione promossa dal Comune di Merate e da Brianza Valley, 
in collaborazione con l’Archivio Antonio Scaccabarozzi e con la curatela di Elisabetta Parente, 
che si inaugurerà il 31 ottobre e resterà aperta fino al 22 novembre.
È stata presentata, presso il Comune di Merate, la mostra “Dialogo con il vuoto. L’opera di Antonio Scaccabarozzi”, promossa dal Comune di Merate e da Brianza Valley, che prenderà il via il prossimo 31 ottobre - inaugurazione ore 16,30 - presso Villa Confalonieri a Merate. 
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Un’esposizione che, come sottolineato dall’Assessora alla Promozione Culturale e Turistica della città di Merate Patrizia Riva, “intende valorizzare la figura e l’opera di Antonio Scaccabarozzi, artista di respiro europeo nato a Merate nel 1936 e che, dopo essersi formato tra Milano e Parigi, alla nostra città ha legato la propria vita”. “Riportare a Merate, sua città natale, le opere di questo importante maestro - ha continuato - è per l’Amministrazione un gesto sentito: un’occasione preziosa per i cittadini di riscoprire un linguaggio artistico di straordinaria attualità, restituendo voce all’artista proprio nei luoghi che lo videro nascere, e al tempo stesso per riconfermare la vocazione di Villa Confalonieri quale polo culturale d’eccellenza del territorio”. 
A curare il progetto espositivo è stata Elisabetta Parente, a cui spetterà anche il compito di tenere - martedì 20 ottobre alle ore 21 presso l’Auditorium “G. Spezzaferri” di Merate - la conferenza dal titolo “Dare spazio al vuoto. La rappresentazione del vuoto nelle arti”: “Alla base di questa mostra sta un progetto legato alla rappresentazione del vuoto nelle arti: un percorso che coinvolgerà diverse regioni d’Italia. E in Antonio Scaccabarozzi il vuoto non è assenza, ma essenza di immaginazione”.
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Di qui la scelta anche di presentare, nella mostra di Merate, solo poche opere del grande artista: “Abbiamo fatto un lavoro di selezione durato oltre un anno, - ha spiegato - in collaborazione con l’Archivio Antonio Scaccabarozzi. L’obiettivo era quello, da un lato, di lasciar dialogare le opere con lo spazio della residenza storica di Villa Confalonieri, dall’altro di presentare soprattutto alcune opere mai esposte prima in pubblico, capaci di valorizzare la ricerca audace e coraggiosa di Antonio Scaccabarozzi e il suo pensiero”.
A collaborare con la curatrice per la scelta delle opere da esporre, come detto, è stato l’Archivio Antonio Scaccabarozzi, costituitosi poco dopo la scomparsa dell’artista su iniziativa della moglie, con l’obiettivo di mettere in ordine e diffondere la sua opera e le sue opere, m oltre che il suo pensiero e la sua visione di artista e di uomo: “In questi anni - spiega la fondatrice Anastasia Rouchota, vedova dell’artista - abbiamo organizzato oltre cento mostre, per la maggior parte in Italia: Antonio era infatti molto apprezzato all’estero, ma meno conosciuto in Italia. Ciò a causa soprattutto della sua formazione, svoltasi prevalentemente all’estero, ma anche delle sue scelte artistiche radicali”. Oggi il lavoro di Scaccabarozzi è conosciuto in tutta Italia e fa parte di importanti collezioni museali come il MART di Rovereto, il Museo di Villa Croce di Genova, il Museo del Novecento di Milano, il Museo di Lissone, il Museo di Lecco, il Museo di Morterone, la Collezione d’arte Intesa San Paolo. Dal 2024 un’opera di Antonio fa parte del Musee National d’art Moderne Centre Pompidou.
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L’esposizione si completa con un mini-documentario realizzato da Lorenzo Paolo Messina, sulla base di un’idea di Anastasia Rouchota, con la collaborazione musicale di Francesco Magni: “È il risultato di una vera e propria campagna di interviste condotta nel primo difficile periodo di lockdown. - ha raccontato Lorenzo Paolo Messina - Nell’arco di diversi mesi sono stati intervistati non solo colleghi e amici dell’artista meratese, ma anche numerose critiche e storiche dell’arte che hanno avuto il piacere di conoscere e accompagnare l’arte di Antonio durante la sua vita. Queste interviste sono state animate innanzitutto dalla volontà di comprendere e analizzare l’importanza e l’attualità dell’arte di Scaccabarozzi. Inoltre, si è cercato di portare alla luce l’Antonio privato, nella sua totalità di interessi e passioni”.
Il documentario, dedicato alla memoria di Ambrogio Brambilla, Turi Simeti e Jorrit Tornquist, ospita interviste ad alcuni colleghi (Mariangelo Cazzaniga, Luigi Erba, Helene Pavlopoulou, Giovanni Sabatini, Monica Saccomandi, Jorrit Tornquist), a curatrici/storiche dell’arte (Brunella Antomarini, Elisabetta Longari, Angela Madesani, Michela Scotti, Gabi Scardi) e ad amici (Ambrogio Brambilla, Aldo Consonni, Valter Maiocchi). Alle interviste hanno anche partecipato con un ricordo scritto: Stéphane Bordarier, Giorgio Casati, Sandro De Alexandris, Helmut Dirnaichner, Giorgio Griffa, Grazia Varisco.
La mostra resterà aperta tutti i sabati e le domeniche, dal 31 ottobre al 22 novembre, a Villa Confalonieri di Merate con il seguente orario: dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 19. L’ingresso è libero.
Antonio Scaccabarozzi, Merate  1936 – Santa Maria Hoè 2008 
Antonio Scaccabarozzi nasce a Merate nel 1936. Comincia la sua attività artistica vera e propria alla fine degli anni Sessanta, seguendo da vicino quello che avveniva sulla scena dell’arte, prima a Parigi e poi a Milano.
Abbiamo in mostra diverse opere degli anni ’60 che testimoniano il suo sguardo verso il modulo: elementi di legno che mimano la forma dell’onda, elementi di legno che sporgono dalla tela, un’opera che diffonde la luce attraverso dei piccoli fori e varie sperimentazioni di colore.
Negli anni ‘70 segue ancora un modulo, creando e ripetendo in varie sequenze piccoli fori su carta o tela. Ricerca sempre giochi e manifestazioni di luce (nei cosiddetti Fustellati) oppure scava delle forme rotonde nella tavola di legno (gli Incavi). 
La forma del punto viene adottata da lui, come lui stesso dichiara, come suo unico “punto” di interesse, dal 1974 in poi. Nascono così le Prevalenze: su una ipotetica griglia vengono posizionati dei punti colorati, che seguono un criterio impostato dall’artista.
Verso la fine degli anni ‘70, sulla scia dell’arte concettuale, l’artista pone al centro del suo interesse la misurazione di ogni cosa: lunghezze, tempo, superficie, vuoto. Numerose opere in mostra fanno parte di questo ciclo (Misura-Distanza). Anche le Immersioni che vediamo in mostra fanno parte di questo suo periodo.
Negli anni ‘80 l’onda concettuale si conclude e l’artista si sente libero di abbandonare ogni rigore. Nascono le Quantità di colore libere, opere radicali, apparentemente semplicissime nella concezione ma richiedenti di molto sforzo intellettuale, perché ogni curiosità o particolarità della loro creazione passano apparentemente in secondo piano.
Mentre con le Quantità l’artista si muove comunque adottando mezzi pittorici, le opere Barriere e Polietileni segnalano la volontà di esplorare nuovi mezzi, di lavorare con materiali trasparenti che portano su di sé la magia del colore, dell’aria, del movimento e dell’azzeramento della divisione dell’opera da chi la guarda.
Le Velature, ultima unità del lavoro, pittura ad olio su tela, nasce dal bisogno di “tornare ad essere pittore” (parole dello stesso artista), dove si somma la volontà della trasparenza e della poesia e il bisogno di dialogare, da pittore-pittore, con la magia del mondo fisico e metafisico.
Date evento
sabato, 31 ottobre 2026
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