Church Pocket/131. Il Dio dei cristiani e Allah sono lo stesso Dio?

banner bglobohomebig-33400.jpg
«Il Dio dei cristiani e Allah sono lo stesso Dio?». È una di quelle domande alle quali sembra impossibile rispondere senza scontentare qualcuno. Se dici sì, qualcuno ti accuserà di relativismo: «Allora una religione vale l’altra». Se dici no, qualcun altro ti ricorderà che il Concilio Vaticano II ha affermato qualcosa di molto preciso sui musulmani. Il problema è che entrambe le risposte, prese da sole, sono insufficienti. La risposta cattolica richiede infatti di tenere insieme due affermazioni: cristiani e musulmani intendono rivolgersi all’unico Dio creatore, ma cristianesimo e Islam non professano la stessa fede su chi Dio sia. Non è un gioco di parole. È precisamente la distinzione che permette di prendere sul serio sia il dialogo sia la verità. Partiamo dal Concilio Vaticano II. Lumen gentium 16, parlando di coloro che non hanno ancora accolto il Vangelo, menziona espressamente i musulmani: «professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, giudice degli uomini nell’ultimo giorno». Il Catechismo della Chiesa cattolica riprende quasi letteralmente questa formulazione al n. 841. Nostra aetate aggiunge altri elementi: la Chiesa guarda «con stima» i musulmani, che adorano il Dio unico, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, e ricorda il loro riferimento ad Abramo, la venerazione per Gesù come profeta, l’onore tributato a Maria, l’attesa del giudizio e la pratica della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Dunque, se la domanda fosse semplicemente: «La Chiesa cattolica insegna che i musulmani, quando pregano Allah, intendono rivolgersi all’unico Dio creatore?», la risposta sarebbe sì. Ma proprio qui cominciano i problemi interessanti.   
ChurchUndiciOttobre.jpg (288 KB)
Lo stesso Dio non significa la stessa fede in Dio
Qui bisogna fare una distinzione senza la quale tutto il discorso rischia di diventare equivoco. Quando Lumen gentium afferma che i musulmani «adorano con noi un Dio unico, misericordioso», non sta dicendo che il Dio professato dall’Islam e il Dio rivelato dal cristianesimo siano teologicamente intercambiabili. E neppure che cristiani e musulmani possiedano due modi diversi, ma sostanzialmente equivalenti, di comprendere Dio. Il Concilio riconosce piuttosto che il musulmano intende rivolgersi all’unico Creatore, al Dio di Abramo, e non a una divinità che egli concepisca come alternativa al Creatore adorato dai cristiani. Ma l’intenzione di riferirsi all’unico Dio e la verità di ciò che si afferma su Dio sono due questioni diverse. Ed è sulla seconda che la distanza diventa enorme. Per la fede cristiana Dio non è semplicemente uno. L’unico Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. La Trinità non è una successiva specificazione del monoteismo che potremmo mettere tra parentesi per trovare un Dio comune più semplice sul quale cristiani e musulmani possano facilmente accordarsi. È il mistero stesso di Dio così come il cristianesimo confessa di averlo ricevuto dalla Rivelazione. Il Catechismo lo dice senza possibilità di equivoco: «Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana» (CCC 234). Non un elemento periferico, dunque, ma ciò che dice chi è Dio. Per questo non basta osservare che la parola araba Allah significa «Dio» ed è utilizzata anche dai cristiani arabofoni. Il dato linguistico è corretto, ma teologicamente risolve ben poco. Un cristiano arabo può chiamare Dio Allah e confessare immediatamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Un musulmano può pronunciare la stessa parola rifiutando precisamente la confessione trinitaria. La parola può essere la stessa; la fede professata attraverso quella parola non lo è. Qui emerge una differenza che nessun dialogo interreligioso serio dovrebbe nascondere. Il cristiano confessa che il Figlio è «Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero», generato e non creato, consustanziale al Padre. Confessa che questo Figlio eterno si è fatto uomo: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). L’Islam non confessa questo Dio trinitario. Non riconosce Gesù Cristo come Figlio eterno consustanziale al Padre e Dio fatto uomo. E questa non è una divergenza marginale tra due religioni sostanzialmente coincidenti. Riguarda l’identità stessa di Dio e l’identità di Cristo. Possiamo quindi dire, seguendo il Concilio, che cristiani e musulmani intendono riferirsi all’unico Dio creatore. Ma dobbiamo aggiungere immediatamente che la fede cristiana conosce e confessa questo unico Dio attraverso la Rivelazione trinitaria compiuta in Gesù Cristo, mentre l’Islam rifiuta precisamente alcune delle affermazioni che per il cristianesimo appartengono al cuore della Rivelazione. È questa distinzione che permette di evitare entrambi gli errori: inventare due Creatori diversi oppure sostenere che, in fondo, cristiani e musulmani credano nello stesso modo nello stesso Dio. No: il riferimento all’unico Dio non produce l’identità delle due fedi.

Gesù è il punto nel quale le due fedi si separano
Forse possiamo dirlo nel modo più semplice possibile: per capire quanto cristianesimo e Islam siano vicini e quanto siano lontani bisogna guardare Gesù. L’Islam non ignora Gesù. Al contrario, ʿĪsā, Gesù, occupa un posto rilevante nella tradizione islamica. Anche Maria, Maryam, possiede una posizione particolare. Ma il problema teologico non consiste nel chiedersi se Gesù venga rispettato. Consiste nel chiedersi chi sia Gesù per i musulmani. Per il cristiano non basta dire che Gesù è un grande profeta, il Messia o un uomo eccezionalmente vicino a Dio. La professione cristiana arriva a un’affermazione infinitamente più radicale: «Il Verbo era Dio» (Gv 1,1); «Il Verbo si fece carne» (Gv 1,14); Tommaso, davanti al Risorto, può dire: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). Il cristianesimo sta in piedi o cade qui. La Dominus Iesus lo ha ricordato contro quelle interpretazioni pluralistiche che finiscono per considerare Gesù una delle diverse manifestazioni storiche del divino. Per la fede cattolica, Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo, Signore e unico Salvatore; nell’incarnazione, morte e risurrezione si compie l’unica economia salvifica voluta dal Dio uno e trino. Quindi possiamo rispettare profondamente la fede di un musulmano e contemporaneamente riconoscere che, arrivati a Gesù Cristo, non stiamo dicendo la stessa cosa con parole diverse. Stiamo dicendo cose incompatibili.

E poi c’è la Croce
La differenza diventa ancora più evidente davanti alla Croce. Per il cristiano la Croce non è un incidente imbarazzante nella vita di Gesù. Non è qualcosa da superare rapidamente per arrivare alla Risurrezione. Appartiene al centro stesso dell’annuncio cristiano. Paolo arriva a dire: «Noi annunciamo Cristo crocifisso» (1Cor 1,23). I cristiani hanno preso uno degli strumenti di esecuzione più infamanti del mondo romano e lo hanno collocato sopra gli altari. Perché? Perché sulla Croce non si vede semplicemente la morte di un profeta. Si vede il Figlio che dona sé stesso. Si vede l’amore di Dio entrare fino alla morte dell’uomo. La Croce può essere compresa cristianamente soltanto partendo dall’identità divina di Cristo. Ecco perché la differenza tra cristianesimo e Islam non riguarda qualche regola morale, il modo di pregare o il fatto che i musulmani non mangino carne di maiale. Riguarda Dio stesso. Chi è Dio? Può avere un Figlio? Il Verbo si è fatto carne? Gesù è Dio? È stato realmente crocifisso? È risorto? Dio è eternamente Padre, Figlio e Spirito Santo? Su queste domande cristianesimo e Islam danno risposte radicalmente differenti. E allora torniamo alla domanda iniziale: come può il Concilio dire che i musulmani «adorano con noi un Dio unico»?

Stesso referente non significa stessa conoscenza
Qui può aiutarci una distinzione molto semplice. Due persone possono parlare della stessa persona possedendone una conoscenza profondamente diversa. Una può conoscerla intimamente; l’altra soltanto attraverso alcune informazioni. Possono persino formulare affermazioni incompatibili su di lei senza che per questo stiano necessariamente parlando di due persone differenti. Naturalmente ogni analogia applicata a Dio ha dei limiti, ma permette almeno di comprendere il problema. Quando la Chiesa afferma che i musulmani adorano l’unico Dio non sta certificando come vera l’intera teologia islamica. Sta riconoscendo l’intenzione monoteistica di rivolgersi al Creatore, al Dio di Abramo, al Dio misericordioso che giudicherà l’umanità. Dire «si riferiscono all’unico Dio» non equivale a dire «conoscono e confessano Dio nello stesso modo». Ed è proprio la Rivelazione cristiana a produrre la differenza. Per il cristiano non siamo noi ad avere scoperto, attraverso un ragionamento particolarmente brillante, che Dio è Trinità. È Dio che ha manifestato sé stesso nella storia della salvezza e definitivamente nel Figlio. Cristo dice a Filippo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Questa frase rende impossibile ridurre il cristianesimo a un monoteismo genericamente condiviso. Il Dio cristiano possiede un volto. E quel volto è Gesù Cristo.

Due errori opposti
Possiamo allora evitare due semplificazioni che circolano continuamente. La prima dice: «Cristiani e musulmani credono nello stesso Dio, quindi in fondo crediamo tutti nella stessa cosa». No. Il Concilio non lo ha mai detto. Riconoscere elementi veri e un riferimento all’unico Creatore nell’Islam non significa considerare Islam e cristianesimo due formulazioni equivalenti della stessa fede. La seconda semplificazione sostiene invece: «Allah è un altro dio e non ha nulla a che vedere con il Dio al quale si rivolgono i cristiani». Anche questa posizione difficilmente si concilia con ciò che la Chiesa cattolica insegna quando afferma espressamente che i musulmani «adorano con noi un Dio unico». La posizione cattolica è più sottile e, proprio per questo, più impegnativa. Possiamo riconoscere nell’altro una ricerca e persino alcune verità senza concludere che tutte le religioni siano equivalenti. È ciò che Dominus Iesus volle ribadire nel 2000: il riconoscimento di elementi di verità nelle altre religioni non permette di considerarle vie parallele e complementari rispetto alla rivelazione cristiana. La fede cattolica continua a confessare la pienezza e definitività della rivelazione in Gesù Cristo. 

Allora è lo stesso Dio oppure no?
Arrivati alla fine, possiamo finalmente rispondere senza uno slogan. Se con «stesso Dio» intendiamo chiedere se cristiani e musulmani intendano rivolgersi all’unico Creatore, al Dio di Abramo, la risposta della Chiesa cattolica è sì. Se invece intendiamo chiedere se cristianesimo e Islam professino la stessa conoscenza di Dio, la stessa Rivelazione o la stessa fede, la risposta è no. E il motivo di quel no ha un nome preciso: Gesù Cristo. Il cristiano non può fermarsi all’affermazione «Dio è uno». Deve continuare: Padre, Figlio e Spirito Santo. Non può fermarsi a chiamare Gesù profeta. Deve confessarlo Signore. Non può fermarsi davanti alla Croce considerandola una sconfitta incompatibile con l'azione di Dio. Deve inginocchiarsi davanti al Crocifisso e riconoscervi il Figlio. Forse il vero dialogo tra cristiani e musulmani può cominciare proprio quando smettiamo di avere paura di queste differenze. Per rispettare un musulmano non devo fingere che crediamo esattamente le stesse cose. E per confessare che Gesù Cristo è Dio non devo trasformare il musulmano in un nemico. Possiamo guardarci negli occhi, riconoscere che entrambi intendiamo rivolgerci all’unico Creatore e poi avere il coraggio di porci la domanda che, per il cristiano, decide tutto: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Perché alla fine è sempre Cristo a impedire al dialogo di trasformarsi in relativismo.
Rubrica a cura di Pietro Santoro
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.