Il vero nodo del problema
Ormai siamo sempre più accerchiati da situazioni che definire critiche sarebbe un eufemismo.
Presi, come siamo tutti, da una crescente ansietà nel veder moltiplicare i motivi di scoramento, ma paradossalmente anche di speranza, prodotti da varie crisi non solo internazionali, forse ci può sfuggire la necessità di mantenere saldo l'obbligo del discernimento.
E' per questo che proporrei di riflettere su quelle che potrebbero essere le cause strutturali all'origine di tali sconvolgimenti. Certo, nessuna saccente pretesa di esaustività ma solo l'esigenza di confrontarsi a fondo in modo reciprocamente costruttivo e non velato da più o meno preordinate appartenenze.
Per brevità argomentativa ( certamente la realtà è assai più complessa) cerco di mettere in fila alcune caratteristiche che stanno condizionando in modo crescente le basi del nostro quotidiano.
Deterioramento climatico ed ambientale, ingenti perdite di posti di lavoro, difficoltà abitative, riduzione delle tutele sanitarie, speculazioni sulle risorse energetiche, proliferazione delle guerre, incognite se non addirittura pericoli nell'uso dell'Intelligenza Artificiale … e, sul piano, psicofisico, il sempre più dilatato spaesamento esistenziale specie giovanile, la crescita dell'emarginazione e l'acuirsi delle disuguaglianze, l'imbarbarimento delle relazioni, l'individualismo sempre più spinto, la venuta meno di modelli comportamentali virtuosi a partire dai “piani alti” … e via di seguito.
Non voglio certo dire che manchino aspetti positivi e che danno pure speranza ma indubitabilmente quelli citati mi sembrano gli aspetti più critici del nostro vivere.
La domanda che mi e vi pongo è: cosa tiene assieme questi aspetti? In altri termini esiste un elemento unificante di tutto ciò?
La risposta che da tempo mi do è che anche qui azzardo è quello di un “modello di sviluppo” che non serve l'Uomo perché lo subordina a logiche che, nei fatti, non tengono conto proprio dell'Umano.
In altri termini siamo immersi, e certamente non in modo casuale, in una cultura che proclamando solidarietà e socialità riduce invece nei fatti tutte le dimensioni umane a logiche mercantilistiche.
Infatti non si misura più il progresso secondo la concreta diffusione di una universale pari dignità di diritti e doveri ma secondo il movente della resa economica, peraltro spesso a favore della propria parte.
Ecco quindi l'esaltazione del “Libero Mercato” che prevale sulla ricerca di ogni reale “Giustizia Sociale”.
Ed ecco quindi mettere in discussione non solo in Europa la “riconversione ecologica”, costatare imprese che chiudono e delocalizzano per avere un maggior profitto, subordinare a grandi gruppi immobiliari le sorti abitative, affidare al mercato un bene primario come la salute o a fantomatici meccanismi finanziari la determinazione dei prezzi energetici o assicurare alle potentissime lobby delle armi lautissimi guadagni sulla viva carne di milioni di vittime per non finire addirittura a consegnare un potere enorme di condizionamento delle menti nelle mani di una manciata di super ricchi informatici.
Il tutto ovviamente alla faccia dei costi umani sacrificati sull'altare del massimo profitto e sempre più spesso di un mal interpretato spirito nazionalistico.
Starebbe alla Politica, quella con la P maiuscola, contrastare tutto ciò proponendo e soprattutto praticando modelli economici ma soprattutto etici opposti ma spesso questa stessa politica, quella con la p minuscola, si è fatta ancella, come gran parte del GCM, di questo perverso Sistema.
Certo si tratta di aver consapevolezza della sua crisi strutturale ai “Piani alti” ma anche dal basso, come è successo nel corso dell'ultimo referendum sulla Giustizia, riprendere tutte le forme di Partecipazione Attiva che possano dare gambe a chi saprà realmente interpretare questo rinnovato senso della Giustizia Sociale e di doveroso cambiamento, seppur realisticamente graduale.
Ci siano di conforto, tra le tante, le esemplari parole degli ultimi 2 Papi che, a detta di molti, rappresentano purtroppo le uniche voci apertamente critiche di questo miope “modello di sviluppo”. Un Sistema che in definitiva arriva, nei fatti, anche a giustificare alcuni pazzi “Uomini di Stato” nel loro delirio di onnipotenza che sembra anteporre le ragioni della forza bruta a quelle del Diritto.
Ma qualche segnale di speranza dal basso sembra profilarsi.... e noi da che parte vogliamo stare?
Presi, come siamo tutti, da una crescente ansietà nel veder moltiplicare i motivi di scoramento, ma paradossalmente anche di speranza, prodotti da varie crisi non solo internazionali, forse ci può sfuggire la necessità di mantenere saldo l'obbligo del discernimento.
E' per questo che proporrei di riflettere su quelle che potrebbero essere le cause strutturali all'origine di tali sconvolgimenti. Certo, nessuna saccente pretesa di esaustività ma solo l'esigenza di confrontarsi a fondo in modo reciprocamente costruttivo e non velato da più o meno preordinate appartenenze.
Per brevità argomentativa ( certamente la realtà è assai più complessa) cerco di mettere in fila alcune caratteristiche che stanno condizionando in modo crescente le basi del nostro quotidiano.
Deterioramento climatico ed ambientale, ingenti perdite di posti di lavoro, difficoltà abitative, riduzione delle tutele sanitarie, speculazioni sulle risorse energetiche, proliferazione delle guerre, incognite se non addirittura pericoli nell'uso dell'Intelligenza Artificiale … e, sul piano, psicofisico, il sempre più dilatato spaesamento esistenziale specie giovanile, la crescita dell'emarginazione e l'acuirsi delle disuguaglianze, l'imbarbarimento delle relazioni, l'individualismo sempre più spinto, la venuta meno di modelli comportamentali virtuosi a partire dai “piani alti” … e via di seguito.
Non voglio certo dire che manchino aspetti positivi e che danno pure speranza ma indubitabilmente quelli citati mi sembrano gli aspetti più critici del nostro vivere.
La domanda che mi e vi pongo è: cosa tiene assieme questi aspetti? In altri termini esiste un elemento unificante di tutto ciò?
La risposta che da tempo mi do è che anche qui azzardo è quello di un “modello di sviluppo” che non serve l'Uomo perché lo subordina a logiche che, nei fatti, non tengono conto proprio dell'Umano.
In altri termini siamo immersi, e certamente non in modo casuale, in una cultura che proclamando solidarietà e socialità riduce invece nei fatti tutte le dimensioni umane a logiche mercantilistiche.
Infatti non si misura più il progresso secondo la concreta diffusione di una universale pari dignità di diritti e doveri ma secondo il movente della resa economica, peraltro spesso a favore della propria parte.
Ecco quindi l'esaltazione del “Libero Mercato” che prevale sulla ricerca di ogni reale “Giustizia Sociale”.
Ed ecco quindi mettere in discussione non solo in Europa la “riconversione ecologica”, costatare imprese che chiudono e delocalizzano per avere un maggior profitto, subordinare a grandi gruppi immobiliari le sorti abitative, affidare al mercato un bene primario come la salute o a fantomatici meccanismi finanziari la determinazione dei prezzi energetici o assicurare alle potentissime lobby delle armi lautissimi guadagni sulla viva carne di milioni di vittime per non finire addirittura a consegnare un potere enorme di condizionamento delle menti nelle mani di una manciata di super ricchi informatici.
Il tutto ovviamente alla faccia dei costi umani sacrificati sull'altare del massimo profitto e sempre più spesso di un mal interpretato spirito nazionalistico.
Starebbe alla Politica, quella con la P maiuscola, contrastare tutto ciò proponendo e soprattutto praticando modelli economici ma soprattutto etici opposti ma spesso questa stessa politica, quella con la p minuscola, si è fatta ancella, come gran parte del GCM, di questo perverso Sistema.
Certo si tratta di aver consapevolezza della sua crisi strutturale ai “Piani alti” ma anche dal basso, come è successo nel corso dell'ultimo referendum sulla Giustizia, riprendere tutte le forme di Partecipazione Attiva che possano dare gambe a chi saprà realmente interpretare questo rinnovato senso della Giustizia Sociale e di doveroso cambiamento, seppur realisticamente graduale.
Ci siano di conforto, tra le tante, le esemplari parole degli ultimi 2 Papi che, a detta di molti, rappresentano purtroppo le uniche voci apertamente critiche di questo miope “modello di sviluppo”. Un Sistema che in definitiva arriva, nei fatti, anche a giustificare alcuni pazzi “Uomini di Stato” nel loro delirio di onnipotenza che sembra anteporre le ragioni della forza bruta a quelle del Diritto.
Ma qualche segnale di speranza dal basso sembra profilarsi.... e noi da che parte vogliamo stare?
Germano Bosisio

























