Occhio al Ponte: intervista al coordinatore ing. Mazzola sui viadotti progettati da RFI

Mentre i tecnici sono al lavoro visionando le quaranta proposte progettuali, l’associazione Occhio al Ponte continua la sua attività di sensibilizzazione delle popolazioni della Brianza sud-orientale e di sostegno ai sindaci della prima fascia (Paderno, Robbiate, Verderio e Imbersago) e agli altri 39 tra le province di Bergamo, Lecco e Monza, firmatari del documento congiunto. Restano latitanti i vertici politici, dai consiglieri regionali di centrodestra – anche se Mauro Piazza (Lega) ha già detto che va bene un nuovo ponte affiancato al San Michele – alla Provincia di Lecco con presidente e vice presidente silenti probabilmente in quanto leghisti entrambi, ossequiosi alla scala gerarchica. Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato l’ing. Giorgio Mazzola, coordinatore attuale di “Occhio al Ponte.
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Nei primi giorni di aprile, proprio in questi giorni, nasceva la Rete occhio al Ponte. Qual è il bilancio a distanza di sei mesi?
Se dovessimo considerare la situazione attuale rispetto ai propositi per cui si è costituita la Rete, si potrebbe dire che l’esito non è quello voluto, perché la Regione Lombardia sta tirando dritto con l’intento di costruire un nuovo ponte, avendo avviato il Concorso di Progettazione con il vincolo che sia collocato a pochissimi metri dal ponte San Michele. È di qualche giorno fa la prima riunione della Commissione giudicatrice che dovrà esaminare quaranta proposte progettuali.

Dunque, bilancio deludente?
No. Anche se si può sempre fare di più e meglio, possiamo essere soddisfatti per quanto siamo riusciti a fare, pensando che il tutto è nato con un piccolo gruppetto che aveva ricevuto il compito di occuparsi del ponte su mandato delle Consulte Territorio e Ambiente o gruppi analoghi dei quattro comuni lecchesi di prima fascia. Abbiamo organizzato una riuscitissima manifestazione, con una fiaccolata che resterà nella memoria del nostro territorio; abbiamo tenuto a Calusco un Convegno, molto partecipato, con relazioni di indubbio valore, e soprattutto siamo diventati un punto di riferimento per molti cittadini, Comitati ed associazioni, e vari portatori di interesse del nostro territorio, oltre che per la stampa ed i social. Cerchiamo anche di dare un supporto alla fondamentale azione che i Sindaci stanno portando avanti, in particolare quelli di prima fascia; abbiamo anche negli occhi l’immagine dello schieramento di sindaci presenti alla manifestazione. Mi pare significativo che alla Rete abbiano aderito diversi Comitati, alcuni direttamente impegnati sul tema della viabilità: Comitato per la tutela e valorizzazione del quartiere Ponte e Monastero dei Verghi di Calusco, il Comitato Cittadini Ponti di Paderno, ma anche Nuova Mobilità dell'Isola Bergamasca, il Comitato Ferma Ecomostro Dbreve, il Comitato Insieme per una diversa Lecco Bergamo, a dimostrazione della necessità di una visione d’insieme sul futuro dei nostri paesi.

Qual è il giudizio su tutto quanto sta avvenendo?
Se si guarda a chi ha il compito di prendere le decisioni per il futuro del nostro territorio, il giudizio, purtroppo, non può che essere negativo. Dispiace vedere che la politica rinunci a ciò che dovrebbe saper esprimere, cioè la capacità di trattare problemi complessi, com’è certamente nel caso di questo ponte, preferendo, invece, adagiarsi su soluzioni sbrigative e superficiali. Dispiace constatare che la politica rinunci al proprio compito primario di saper comporre interessi e istanze diverse che riguardano la vita dei cittadini (cui certi partiti dicono di voler essere particolarmente vicini…) e per di più ignorando la voce delle amministrazioni locali che a più riprese hanno espresso forti perplessità, ultima in ordine di tempo la lettera dei 43 sindaci.

Ma nel dettaglio?
Dobbiamo constatare che questo percorso è pieno di ombre, il che dimostra che non si sta procedendo in modo corretto. Vale la pena ricordare che il dibattito pubblico si è tenuto con la clamorosa assenza di Regione Lombardia, il che, di fatto, inficia il valore dell’esito del dibattito stesso. Poi, il commissario straordinario, con il compito di accelerare i tempi ma anche di sorvegliare che tutto proceda correttamente, viene nominato della stessa azienda che si deve occupare della costruzione. E anche il Concorso di progettazione mostra evidenti limiti.

Quali?
Inizio con un elemento forse minore, ma a me ha stupito, anzitutto, che un concorso internazionale (come stabilito da RFI) sia stato pubblicato in italiano: a parte le difficoltà tecniche per chi volesse partecipare dall’estero, sembrerebbe un messaggio implicito a limitare l’ambito del progetto. Impressionano, poi, i tempi strettissimi per preparare le proposte, mentre già si capisce che i tempi di progettazione verranno estesi. I documenti del Disciplinare di Concorso, inoltre, sono quasi esclusivamente dedicati al manufatto del ponte, senza elementi per il progetto viario. Da ultimo, la composizione della Commissione giudicatrice, per quello che si può vedere, ha deluso le aspettative.
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Perché?
Avendo lavorato in una società di ingegneria, non posso che avere grande rispetto per i professionisti che sono stati chiamati a comporre la Commissione, composta da un presidente del Politecnico e da cinque esperti di RFI. Sembrerebbe, però, mancare un esperto di viabilità, il che non può, evidentemente, essere un elemento secondario (è quanto diciamo dall’inizio, prima si cerca di risolvere il problema del sistema viario, posizionando il ponte nel posto migliore, e poi si passa a costruire, e non viceversa!). Sembra anche mancare un esperto di paesaggistica, elemento di non minore importanza. Vedo che è stata ignorata la richiesta della Soprintendenza di prendere parte al concorso di progettazione – così era scritto nella loro relazione al dibattito pubblico. Ci auguriamo che si rimedi presto a queste mancanze.

I vostri prossimi obiettivi?
Ci piacerebbe, anzitutto, proseguire nel primo importante obiettivo della Rete: creare attenzione, consapevolezza e sensibilità intorno al futuro del ponte San Michele e del territorio che lo circonda.
Per raggiungere questo obiettivo, è importante favorire una partecipazione sempre più ampia e consapevole, basata sulla conoscenza dei dati, aiutando tutti a guardare oltre il proprio vissuto personale e a dedicare tempo e attenzione a temi che riguardano il bene comune.
Vorremmo che ci si rendesse conto che la soluzione prospettata dalla Regione non risolve i problemi del traffico. Le analisi già realizzate hanno portato elementi importanti che meritano di essere conosciuti e approfonditi. L’ipotesi di raddoppiare il traffico, compresa la presenza dei TIR, portandolo attraverso i paesi, con rotatorie — la prima sarà al di là del ponte — e semafori, pone interrogativi importanti sulla viabilità e sul consistente rischio di una lunghissima coda ai lati del ponte.
Vorremmo anche che la gente sentisse come dovere quello di proteggere il proprio paesaggio, di cui il ponte San Michele risulta essere come una magnifica cornice.
Vorremmo riuscire a far capire che un cantiere di (almeno) cinque anni, sarà un periodo molto impegnativo per il territorio, con probabili frequenti interruzioni del transito, oltre che uno sconvolgimento degli argini del fiume e la produzione di polveri e rumore. Anche per questo crediamo sia importante che l’impatto dei lavori venga attentamente considerato, anche per gli effetti sullo stesso ponte storico. Tra l’altro, il futuro del ponte San Michele non può essere lasciato nell’incertezza: dobbiamo sentirci tutti responsabili per la valorizzazione di un patrimonio unico.

E verso le autorità?
Noi possiamo solo provare a evidenziare che si sta seguendo una strada sbagliata. Noi ribadiamo con forza che un ponte è assolutamente necessario, e che le alternative ad un ponte attaccato all’esistente ci sono. Al Convegno abbiamo mostrato l’idea di un attraversamento stradale a poco più di 1 km a sud del San Michele, che bypasserebbe i paesi collegando efficacemente la tangenziale di Calusco con la futura tangenziale di Verderio. Fa pensare che, nel 2021, quindi non molto tempo fa, RFI avesse avviato il progetto inserendo come vincoli la ‘separazione tra ponte stradale/ferroviario’ e il ‘Non affiancamento tra ponte storico e nuove opere (input di Soprintendenza)’: separazione che, aggiungiamo noi, probabilmente consentirebbe tempi di costruzione più rapidi. Non si capisce cosa sia successo in RFI dopo che aveva stabilito nel 2020 che ‘l’ipotesi di una infrastruttura «promiscua», strada/ferro, è stata ritenuta poco perseguibile, sulla base di pregresse esperienze, per le difficoltà riscontrate nella gestione dei manufatti, a partire dalle attività di manutenzione.’ Credo che sia evidente che un ponte promiscuo attaccato al San Michele creerà problemi di manutenzione del nuovo ponte e del San Michele stesso (dunque possibili discontinuità di esercizio). Ci augureremmo, anche, di poter sentire una voce più libera e responsabile delle Province, finora solo soggette a regie superiori.

Avete in mente qualche nuova iniziativa?
Anzitutto, stiamo promovendo il ponte come luogo del cuore FAI, vorremmo che il ponte si collocasse nella parte alta della classifica, per portare a livello nazionale la conoscenza di questo capolavoro. In questi giorni si tengono a Paderno le giornate FAI d’autunno.
Siamo entrati in contatto con un giornalista della Televisione svizzera per un suo prossimo documentario e con il quale abbiamo registrato molto interesse attorno a questa vicenda, anche tra i pro-pro-pronipoti di Röthlisberger.
Stiamo pensando all'organizzazione di uno o due convegni, sul tema della tutela del paesaggio e sulle interconnessioni con il sistema ferroviario.
Vogliamo tenere attivo il collegamento con gli altri comitati, e non solo quelli che si occupano del ponte, ma anche Dbreve e Per una nuova Lecco-Bergamo, perché da sempre sosteniamo che i problemi del territorio debbano essere affrontati con uno sguardo d’insieme; vorremmo anche riuscire a stabilire un dialogo con le preoccupazioni dell’isola bergamasca.
Continueremo a spenderci per una soluzione rispettosa ed efficiente, all’altezza del prestigio della nostra regione.
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