Merate merita di più?

Ma Merate non merita di più? Sì, forse merita proprio di più. Ma anche qualcosa di diverso: un po' più di tolleranza. Ho letto le critiche all'ultimo evento street food organizzato nel centro di Merate. Alcune osservazioni sono condivisibili e i suggerimenti costruttivi sono sempre benvenuti. Ogni manifestazione può essere migliorata, sia nell'organizzazione degli spazi sia nella scelta delle location. Personalmente ho partecipato, senza fermarmi a mangiare, ma ho avuto comunque l'occasione di incontrare persone, ritrovare vecchie conoscenze e scambiare quattro chiacchiere. E non è forse anche questo uno degli scopi di una manifestazione? Creare occasioni di incontro e dare vita al centro della città? Rispetto alle passate edizioni, ho notato che questa volta è stata occupata logisticamente soltanto metà piazza. Un dettaglio che forse meriterebbe di essere considerato prima di parlare di invasione degli spazi. C'è chi suggerisce di spostare questi eventi nelle frazioni. Idea interessante, certo, ma proviamo anche a guardare la realtà. Le frazioni sono attrezzate per accogliere centinaia o migliaia di visitatori? Dove parcheggerebbero tutte queste persone? Basta ricordare manifestazioni come Cassina nelle Corti, quando i visitatori sono arrivati a parcheggiare praticamente ovunque ci fosse uno spazio disponibile, anche dove non era destinato alla sosta. A Pagnano, con la Strapagnano, si ricorre a terreni privati utilizzati dagli agricoltori per organizzare i parcheggi. A Brugarolo, invece, c'è chi lamenta il fastidio provocato da chi frequenta la pista pump track. Insomma, organizzare eventi, gestire gli spazi e trovare un equilibrio tra le esigenze di tutti non è semplice. Ogni soluzione ha i suoi vantaggi, ma anche i suoi problemi. E poi c'è un altro aspetto che spesso dimentichiamo: portare un evento in centro significa anche dare visibilità ai negozi, alle attività e a ciò che Merate ha da offrire. Magari durante quei tre giorni qualcuno non entra nemmeno in un negozio, preso dalla confusione o dalla voglia di mangiare qualcosa di diverso. Ma magari vede una vetrina, scopre un'attività che non conosceva e ci torna nei giorni successivi. Non è un risultato da escludere a priori. Naturalmente, tutto questo non significa che ogni evento debba essere organizzato a prescindere dalle critiche. Si può e si deve migliorare. Si possono valutare percorsi diversi, spazi più adeguati, una distribuzione più equilibrata delle manifestazioni e soluzioni migliori per la viabilità e i parcheggi. Ma migliorare non significa necessariamente spostare tutto altrove o rinunciare a organizzare qualcosa. Forse, però, dovremmo fare anche una riflessione su noi stessi. Ho 56 anni, sono meratese doc e ricordo bene com'era Merate quarant'anni fa. Io e i miei coetanei, che oggi magari siamo tra i primi a lamentarci del rumore e del comportamento dei giovani, non eravamo certo dei santi. La sera e la notte si facevano gare con motori, anche elaborati, lungo l'anello del centro. Allora eravamo giovani, avevamo voglia di stare insieme, di farci sentire, di vivere la città a modo nostro. Oggi, invece, leggendo tante lamentele, viene quasi da pensare che ci dia fastidio tutto: il rumore, la confusione, gli odori, le persone che si ritrovano, gli eventi che portano gente in centro. Eppure, dopo tante critiche, sono proprio i giovani del circondario meratese a chiedersi dove possano andare, dove possano incontrarsi e trascorrere una serata. E allora una domanda dovremmo farcela: vogliamo una città viva, oppure una città tranquilla perché non succede più niente? È giusto pretendere rispetto, ordine, pulizia e organizzazione. È giusto chiedere che gli eventi siano pensati meglio e che i disagi vengano ridotti. Ma una città non è soltanto un insieme di strade, parcheggi e abitazioni da proteggere da ogni possibile disturbo. È anche un luogo di incontro, di socialità, di occasioni e di vita. Con il passare degli anni cambiano le nostre abitudini, le nostre esigenze e, forse, anche la nostra soglia di tolleranza. È comprensibile. Ma non possiamo pretendere che la città si fermi al momento della nostra vita in cui ci sentiamo più a nostro agio. Ho 56 anni, sono meratese doc e non vorrei che Merate diventasse una città per vecchi. Vorrei una città in cui anche i giovani di oggi possano avere i ricordi che abbiamo noi: belli, rumorosi, imperfetti, ma pieni di vita. Perché Merate merita di più, sì. Ma merita soprattutto di essere una città viva, capace di accogliere le differenze, di migliorarsi attraverso le critiche e di trovare un equilibrio tra chi cerca tranquillità e chi ha ancora voglia di vivere la città. E magari, ogni tanto, prima di lamentarci dei giovani, ricordiamoci di quando giovani lo eravamo noi.
G.
Fin qui tutti d'accordo. Qualche suggerimento concreto e operativo?????
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