Lomagna: premio Kenbe Fèm a Monsignor Carlassare
Domenica 4 ottobre a Lomagna è stata caratterizzata da una profonda intensità spirituale e testimonianza civile vissuta dalla comunità nel segno della memoria e dell'impegno missionario stringendosi attorno a due importanti ricorrenze che hanno guidato la celebrazione: la terza edizione del festival della Kenbe Fèm e l'inizio delle commemorazioni per l'ottocentesimo anniversario del transito di San Francesco d'Assisi. La funzione liturgica è stata arricchita di significato grazie la presenza di Monsignor Christian Carlassare, vescovo originario del Vicentino che oggi guida della diocesi di Bentiu, nel Sud Sudan, giunto a Lomagna per un'ultima tappa prima del suo rientro in Africa, accolto dalla comunità civile guidata dal sindaco Cristina Citterio e da don Andrea Restelli.


Durante la solenne celebrazione eucaristica, animata dal coro, Monsignor Christian Carlassare ha incentrato la sua omelia sul passo del Vangelo di Luca, soffermandosi sulla celebre ed esigente espressione "Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare". Il vescovo ha invitato i fedeli a non lasciarsi scoraggiare da questa definizione, ma a coglierne il significato evangelico più autentico: «"Inutile" significa compiere il bene con gratuità, senza cercare tornaconti o affermazioni personali, sapendo di non essere padroni di nulla e che la missione appartiene al Signore, non a noi». Sua Eccellenza ha inoltre ripercorso il proprio cammino missionario iniziato nel 2005 in Sud Sudan, tra le prime evangelizzazioni rurali, il servizio con i seminaristi nella capitale e il successivo e travagliato inizio del ministero episcopale, segnato nel 2021 dall'attentato in cui venne ferito alle gambe a pochi giorni dalla consacrazione.


Un'esperienza drammatica che il presule ha saputo trasformare in un'occasione di riconciliazione e perdono, richiamando la figura di San Francesco e la testimonianza di piccola sorella Luisa Dell'Orto: «Nelle ferite di chi mi ha colpito ho riconosciuto le ferite di un popolo intero, vittima di violenze e dello sfruttamento da parte dei Paesi più ricchi. Il missionario non va sul campo per salvare qualcuno con le proprie forze, ma per lasciarsi salvare da Dio e farsi prossimo a chi è emarginato, ferito o colpito dal lutto». Citando la Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo e la recente preghiera di Papa Leone per il coraggio della pace, il vescovo ha ribadito l'importanza di rimettere Cristo al centro di ogni azione di testimonianza.



Al termine della celebrazione eucaristica si è tenuto il momento solenne della consegna del Premio "Kenbe Fèm", riconoscimento istituito per valorizzare quanti, proprio con l'umiltà dei "servi inutili", si spendono ogni giorno nel mondo e sul territorio per costruire ponti di comunione, pace e solidarietà.


Durante la solenne celebrazione eucaristica, animata dal coro, Monsignor Christian Carlassare ha incentrato la sua omelia sul passo del Vangelo di Luca, soffermandosi sulla celebre ed esigente espressione "Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare". Il vescovo ha invitato i fedeli a non lasciarsi scoraggiare da questa definizione, ma a coglierne il significato evangelico più autentico: «"Inutile" significa compiere il bene con gratuità, senza cercare tornaconti o affermazioni personali, sapendo di non essere padroni di nulla e che la missione appartiene al Signore, non a noi». Sua Eccellenza ha inoltre ripercorso il proprio cammino missionario iniziato nel 2005 in Sud Sudan, tra le prime evangelizzazioni rurali, il servizio con i seminaristi nella capitale e il successivo e travagliato inizio del ministero episcopale, segnato nel 2021 dall'attentato in cui venne ferito alle gambe a pochi giorni dalla consacrazione.


Un'esperienza drammatica che il presule ha saputo trasformare in un'occasione di riconciliazione e perdono, richiamando la figura di San Francesco e la testimonianza di piccola sorella Luisa Dell'Orto: «Nelle ferite di chi mi ha colpito ho riconosciuto le ferite di un popolo intero, vittima di violenze e dello sfruttamento da parte dei Paesi più ricchi. Il missionario non va sul campo per salvare qualcuno con le proprie forze, ma per lasciarsi salvare da Dio e farsi prossimo a chi è emarginato, ferito o colpito dal lutto». Citando la Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo e la recente preghiera di Papa Leone per il coraggio della pace, il vescovo ha ribadito l'importanza di rimettere Cristo al centro di ogni azione di testimonianza.


Monsignor Christian Carlassare con don Andrea e il sindaco Citterio

Al termine della celebrazione eucaristica si è tenuto il momento solenne della consegna del Premio "Kenbe Fèm", riconoscimento istituito per valorizzare quanti, proprio con l'umiltà dei "servi inutili", si spendono ogni giorno nel mondo e sul territorio per costruire ponti di comunione, pace e solidarietà.
G.Lu.
























