C’è un aggettivo nuovo: “Ibrido”
Oggi è ricorrente incontrare un aggettivo che connota ambiti molto diversi: l’identità umana-animale, quella tecnologica, finanziaria, politica e difensiva. L’aggettivo ibrido richiama: l’identità ibrida, l’auto ibrida, la finanza ibrida, la guerra ibrida, la politica ibrida, la comunicazione ibrida.
Ibrido deriva dal latino hibrĭda / ibrĭda, termine che indica un animale nato dall’incrocio di genitori diversi, che, collegato al greco ὕβρις (hýbris), significa “tracotanza, eccesso, violazione dei limiti”. L'idea sottostante sarebbe quella di una mescolanza che oltrepassa un confine naturale.
Nella mitologia l’ibrido più rappresentativo, oltre Sirene, Sfinge, Centauri, altri, come uomo e animale, è il Minotauro, generato da Pasifae e da un toro bianco inviato da Poseidone. Il Minotauro, con testa di toro e corpo umano, fa parte del mostruoso. È un ibrido composto da due parti che, pur essendo elementi di un corpo, risultano scisse, divise e violente. L’umano e l’animale si contrappongono, si oppongono ed è impossibile identificare un comportamento univoco
Nell’età moderna e contemporanea, l’identità ibrida trova una nuova raffigurazione nel cyborg: umano e macchina. L'ibridazione riguarda la tecnica e il confine si colloca tra naturale/artificiale, organismo/macchina, corpo/tecnologia. Ed è qui che entra in gioco l’Intelligenza Artificiale, ma anche la comunicazione di massa, la politica.
Se l’ibrido Minotauro dice: «Non appartengo.»; l’ibrido Androgino dice: «Ero intero, poi sono stato diviso.»; l’ibrido cristiano dice: «Il divino e l'umano possono essere uniti senza confondersi.»; invece il cyborg dice: «Dove finisce l'umano?».
Questa domanda, in quest’epoca costellata da terrore diffuso e di scissione totale tra le componenti sociali, caratterizzata da distruzione e dalla frammentazione, l’affermazione di S. Freud è ancora fondante: “L’Io non è padrone in casa propria”.
Nessuna identità monolitica, che si richiama a una civiltà identitaria e totalitaria, è padrona in casa propria. L’Io non esiste come identità esclusiva e unica; così non esiste una nazione, un popolo, una tribù. L’ibrido è un raffigurato che genera paura (Minotauro), che divide (Androgino), che salva (Cristo), che trasforma Cyborg. L'ibrido è una figura della soglia.
L'identità non consiste nell'essere qualcosa di puro e definito, ma nasce, si forma e si trasforma nell’incontro e nella contaminazione tra ciò che è Altro da Noi.
Ma, proprio per questo, è necessario passare dall’ibrido monolitico, che crede di essere padrone in casa propria, a un atto ibridante che, in senso generale, significa unione, incrocio o interazione tra elementi differenti che producono una nuova configurazione.
L’ibridazione è il processo attraverso cui elementi differenti entrano in relazione, modificandosi reciprocamente originando una configurazione nuova, nella quale le differenze sono necessariamente trasformate. Questo processo è utile per comprendere l’interculturalità, il meticciato, il sincretismo religioso, la contaminazione artistica, i linguaggi contemporanei, la tecnologia e corpo, l’intelligenza artificiale e le identità multiple.
Invece, la politica e la società sono centrate sulla dimensione ibrida del composto, del limite, del confine.
Il Campo largo, ma non solo, è la manifestazione plastica di questo ibrido composto: un composto di parti che rivendicano i propri confini culturali, storici e politici. È necessario, tuttavia, un atto ibridante che trasformi i nuclei, le parti, il Particolare (F.Guicciardini): occorre un processo generativo trasformativo.
L’ibridazione politica e culturale è un processo di relazione tra elementi differenti che produce reciproche trasformazioni e apre spazi capaci di generare nuove forme di identità politiche. Non basta affermare, per superare, tralasciare e valicare i confini inibenti e improduttivi per Sé e per gli Altri, bisogna generare trasformazioni.
Ibrido deriva dal latino hibrĭda / ibrĭda, termine che indica un animale nato dall’incrocio di genitori diversi, che, collegato al greco ὕβρις (hýbris), significa “tracotanza, eccesso, violazione dei limiti”. L'idea sottostante sarebbe quella di una mescolanza che oltrepassa un confine naturale.
Nella mitologia l’ibrido più rappresentativo, oltre Sirene, Sfinge, Centauri, altri, come uomo e animale, è il Minotauro, generato da Pasifae e da un toro bianco inviato da Poseidone. Il Minotauro, con testa di toro e corpo umano, fa parte del mostruoso. È un ibrido composto da due parti che, pur essendo elementi di un corpo, risultano scisse, divise e violente. L’umano e l’animale si contrappongono, si oppongono ed è impossibile identificare un comportamento univoco
Nell’età moderna e contemporanea, l’identità ibrida trova una nuova raffigurazione nel cyborg: umano e macchina. L'ibridazione riguarda la tecnica e il confine si colloca tra naturale/artificiale, organismo/macchina, corpo/tecnologia. Ed è qui che entra in gioco l’Intelligenza Artificiale, ma anche la comunicazione di massa, la politica.
Se l’ibrido Minotauro dice: «Non appartengo.»; l’ibrido Androgino dice: «Ero intero, poi sono stato diviso.»; l’ibrido cristiano dice: «Il divino e l'umano possono essere uniti senza confondersi.»; invece il cyborg dice: «Dove finisce l'umano?».
Questa domanda, in quest’epoca costellata da terrore diffuso e di scissione totale tra le componenti sociali, caratterizzata da distruzione e dalla frammentazione, l’affermazione di S. Freud è ancora fondante: “L’Io non è padrone in casa propria”.
Nessuna identità monolitica, che si richiama a una civiltà identitaria e totalitaria, è padrona in casa propria. L’Io non esiste come identità esclusiva e unica; così non esiste una nazione, un popolo, una tribù. L’ibrido è un raffigurato che genera paura (Minotauro), che divide (Androgino), che salva (Cristo), che trasforma Cyborg. L'ibrido è una figura della soglia.
L'identità non consiste nell'essere qualcosa di puro e definito, ma nasce, si forma e si trasforma nell’incontro e nella contaminazione tra ciò che è Altro da Noi.
Ma, proprio per questo, è necessario passare dall’ibrido monolitico, che crede di essere padrone in casa propria, a un atto ibridante che, in senso generale, significa unione, incrocio o interazione tra elementi differenti che producono una nuova configurazione.
L’ibridazione è il processo attraverso cui elementi differenti entrano in relazione, modificandosi reciprocamente originando una configurazione nuova, nella quale le differenze sono necessariamente trasformate. Questo processo è utile per comprendere l’interculturalità, il meticciato, il sincretismo religioso, la contaminazione artistica, i linguaggi contemporanei, la tecnologia e corpo, l’intelligenza artificiale e le identità multiple.
Invece, la politica e la società sono centrate sulla dimensione ibrida del composto, del limite, del confine.
Il Campo largo, ma non solo, è la manifestazione plastica di questo ibrido composto: un composto di parti che rivendicano i propri confini culturali, storici e politici. È necessario, tuttavia, un atto ibridante che trasformi i nuclei, le parti, il Particolare (F.Guicciardini): occorre un processo generativo trasformativo.
L’ibridazione politica e culturale è un processo di relazione tra elementi differenti che produce reciproche trasformazioni e apre spazi capaci di generare nuove forme di identità politiche. Non basta affermare, per superare, tralasciare e valicare i confini inibenti e improduttivi per Sé e per gli Altri, bisogna generare trasformazioni.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, criminologo, giornalista

























