Lomagna: la Corte dei Conti rileva sei criticità nei bilanci
Lomagna: la Corte dei conti accerta sei criticità nei bilanci: «Cassa vincolata mai gestita, fondo crediti sottostimato»
La pronuncia depositata il 14 settembre esamina i conti dal 2022 al 2025. Il Consiglio comunale dovrà prenderne atto entro il 14 ottobre. La minoranza: «Non basta prendere atto, serve un piano di misure con scadenze precise»
La Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti, con la deliberazione n. 304/2026 depositata il 14 settembre, ha accertato sei criticità nella gestione economico-finanziaria del Comune di Lomagna relativamente agli esercizi dal 2022 al 2025.
Il rilievo più grave riguarda la cassa vincolata, cioè la parte dei soldi in cassa che ha una destinazione obbligata e che per legge deve essere tracciata e tenuta in evidenza separata presso il tesoriere. Per quattro anni i rendiconti di Lomagna hanno esposto un valore pari a zero, mentre nelle casse comunali entravano risorse con destinazione obbligata, tra cui un mutuo da 562.751 euro dell'Istituto per il Credito Sportivo. Il Comune stesso, durante l'istruttoria, ha ammesso per iscritto che «la cassa vincolata non è mai stata gestita». La Corte ne trae una conclusione netta: il dato esposto nei rendiconti «non risponde al principio di veridicità».
I magistrati contabili hanno inoltre accertato la sottostima del Fondo crediti di dubbia esigibilità: secondo il ricalcolo della Corte mancano 190.975 euro di accantonamenti a copertura dei crediti a rischio. Una cifra che vale quasi due terzi dell'avanzo disponibile del Comune. Pesano i dati sulla riscossione degli arretrati nel 2025: l'IMU al 7,56 per cento, le sanzioni ferme a zero, la TARI scesa dal 79 al 39 per cento in quattro anni, con 211.090 euro di tassa rifiuti ancora da incassare. Alla Corte l'organo di revisione aveva dichiarato che la TARI è «storicamente riscossa quasi integralmente»: i magistrati hanno giudicato la ricostruzione «non pienamente condivisibile», documentando un «costante peggioramento» della riscossione negli atti dello stesso Comune.
Completano il quadro il ritardo nell'approvazione dei rendiconti 2022 e 2023, l'ammontare dei residui attivi — definito dalla Corte «consistente rispetto al cluster di appartenenza», cioè rispetto ai comuni lombardi della stessa fascia demografica — e gli scostamenti di cassa legati alle convenzioni intercomunali: Lomagna, ente capofila, anticipa le spese per i servizi condivisi e i comuni vicini rimborsano in ritardo, in alcuni casi, scrive la Corte, «nonostante i solleciti».
Sono temi su cui Uniti per Lomagna da inizio mandato ha concentrato il proprio lavoro di analisi e le proprie richieste di chiarimento. La Corte è arrivata, per la sua strada, a conclusioni convergenti e le ha messe agli atti.
La pronuncia depositata il 14 settembre esamina i conti dal 2022 al 2025. Il Consiglio comunale dovrà prenderne atto entro il 14 ottobre. La minoranza: «Non basta prendere atto, serve un piano di misure con scadenze precise»
La Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti, con la deliberazione n. 304/2026 depositata il 14 settembre, ha accertato sei criticità nella gestione economico-finanziaria del Comune di Lomagna relativamente agli esercizi dal 2022 al 2025.
Il rilievo più grave riguarda la cassa vincolata, cioè la parte dei soldi in cassa che ha una destinazione obbligata e che per legge deve essere tracciata e tenuta in evidenza separata presso il tesoriere. Per quattro anni i rendiconti di Lomagna hanno esposto un valore pari a zero, mentre nelle casse comunali entravano risorse con destinazione obbligata, tra cui un mutuo da 562.751 euro dell'Istituto per il Credito Sportivo. Il Comune stesso, durante l'istruttoria, ha ammesso per iscritto che «la cassa vincolata non è mai stata gestita». La Corte ne trae una conclusione netta: il dato esposto nei rendiconti «non risponde al principio di veridicità».
I magistrati contabili hanno inoltre accertato la sottostima del Fondo crediti di dubbia esigibilità: secondo il ricalcolo della Corte mancano 190.975 euro di accantonamenti a copertura dei crediti a rischio. Una cifra che vale quasi due terzi dell'avanzo disponibile del Comune. Pesano i dati sulla riscossione degli arretrati nel 2025: l'IMU al 7,56 per cento, le sanzioni ferme a zero, la TARI scesa dal 79 al 39 per cento in quattro anni, con 211.090 euro di tassa rifiuti ancora da incassare. Alla Corte l'organo di revisione aveva dichiarato che la TARI è «storicamente riscossa quasi integralmente»: i magistrati hanno giudicato la ricostruzione «non pienamente condivisibile», documentando un «costante peggioramento» della riscossione negli atti dello stesso Comune.
Completano il quadro il ritardo nell'approvazione dei rendiconti 2022 e 2023, l'ammontare dei residui attivi — definito dalla Corte «consistente rispetto al cluster di appartenenza», cioè rispetto ai comuni lombardi della stessa fascia demografica — e gli scostamenti di cassa legati alle convenzioni intercomunali: Lomagna, ente capofila, anticipa le spese per i servizi condivisi e i comuni vicini rimborsano in ritardo, in alcuni casi, scrive la Corte, «nonostante i solleciti».
Sono temi su cui Uniti per Lomagna da inizio mandato ha concentrato il proprio lavoro di analisi e le proprie richieste di chiarimento. La Corte è arrivata, per la sua strada, a conclusioni convergenti e le ha messe agli atti.
Gruppo consiliare Uniti per Lomagna
























