Ponte, Panzeri: risolvere una criticità per crearne poi altre non ha senso
Ponte - Il problema non si sposta: si affronta e si risolve
Leggendo i vari interventi compresa la lettera degli ex colleghi sindaci viene da chiedersi se il vero obiettivo sia discutere seriamente del futuro del territorio oppure stabilire una graduatoria di “peso” dei rappresentanti della Lega.
Da consigliere rappresentante di quest’ultima credo che sarebbe più utile riportare il confronto sul merito.
Il punto non è stabilire chi debba essere più o meno autorevole, né chi debba “portare” una lettera a un ministro. Il punto è che il territorio ha davanti – da anni - un problema infrastrutturale reale e complesso, che non può essere affrontato guardando una singola opera isolatamente.
Il nuovo ponte San Michele, qualunque sia la soluzione che verrà individuata, deve essere accompagnato da una viabilità adeguata. I flussi di traffico, il transito eventuale dei mezzi pesanti, i collegamenti con la viabilità provinciale e con le principali arterie devono essere considerati contestualmente. Non avrebbe senso risolvere una criticità per crearne un'altra qualche chilometro più in là.
Ed è proprio questo il tema che dovrebbe unire, non dividere, le istituzioni.
I problemi non vanno spostati: vanno affrontati e risolti.
Se oggi esistono criticità sulla rete viaria di Verderio, Robbiate, Paderno e dei comuni circostanti, queste meritano risposte concrete. Non possono diventare il semplice prezzo da pagare per realizzare una nuova infrastruttura. Allo stesso modo, non possiamo pensare che lasciare tutto com'è costituisca una soluzione: il ponte San Michele e il sistema infrastrutturale che lo circonda hanno bisogno di una prospettiva per i prossimi decenni.
Per questo il confronto con RFI, Provincia, Regione e Governo deve essere serrato e basato su dati, progetti e alternative. E se esistono ipotesi diverse, è doveroso valutarle. Ma valutarle seriamente significa metterle a confronto sotto il profilo della fattibilità, della contestualità, dei costi, dei tempi di realizzazione e dell'impatto sui cittadini.
Invitare il ministro Salvini, che peraltro conosce il tema, a vedere direttamente il territorio mi pare corretto ma non deve apparire come una fuga dalle responsabilità. Al contrario, un modo per chiedere che una questione di questa importanza venga conosciuta anche attraverso la realtà quotidiana di chi vive e lavora qui.
Quanto all'interrogazione presentata in Consiglio comunale, considero normale e doveroso che una minoranza chieda conto all'amministrazione della propria posizione e degli aggiornamenti sul confronto istituzionale. È altrettanto normale che il sindaco risponda. Il confronto politico serve proprio a questo.
Meno utile, invece, è trasformare ogni confronto in una gara a chi abbia più titoli, più incarichi o una posizione più alta nella “gerarchia” di un partito. I cittadini non hanno bisogno di gerarchie da esibire: hanno bisogno di una strada che funzioni, di collegamenti adeguati e di un territorio che non venga lasciato a pagare le conseguenze di scelte infrastrutturali parziali.
La Lega, a tutti i livelli istituzionali, ha il dovere di portare queste esigenze ai tavoli decisionali. E anche come semplice consigliere comunale continuerò a ritenere che la priorità debba essere una sola: non spostare il problema da un comune all'altro, ma costruire una soluzione complessiva che tenga insieme il nuovo ponte e la viabilità del territorio.
Perché un'infrastruttura è davvero una soluzione soltanto quando migliora la mobilità senza scaricare i suoi problemi sulle comunità che la circondano come avviene peraltro attualmente a causa della perdurante chiusura di Brivio.
Noi continueremo a fare il nostro lavoro nell’interesse del territorio in cui viviamo scevri da qualsiasi e supposta sudditanza.
Leggendo i vari interventi compresa la lettera degli ex colleghi sindaci viene da chiedersi se il vero obiettivo sia discutere seriamente del futuro del territorio oppure stabilire una graduatoria di “peso” dei rappresentanti della Lega.
Da consigliere rappresentante di quest’ultima credo che sarebbe più utile riportare il confronto sul merito.
Il punto non è stabilire chi debba essere più o meno autorevole, né chi debba “portare” una lettera a un ministro. Il punto è che il territorio ha davanti – da anni - un problema infrastrutturale reale e complesso, che non può essere affrontato guardando una singola opera isolatamente.
Il nuovo ponte San Michele, qualunque sia la soluzione che verrà individuata, deve essere accompagnato da una viabilità adeguata. I flussi di traffico, il transito eventuale dei mezzi pesanti, i collegamenti con la viabilità provinciale e con le principali arterie devono essere considerati contestualmente. Non avrebbe senso risolvere una criticità per crearne un'altra qualche chilometro più in là.
Ed è proprio questo il tema che dovrebbe unire, non dividere, le istituzioni.
I problemi non vanno spostati: vanno affrontati e risolti.
Se oggi esistono criticità sulla rete viaria di Verderio, Robbiate, Paderno e dei comuni circostanti, queste meritano risposte concrete. Non possono diventare il semplice prezzo da pagare per realizzare una nuova infrastruttura. Allo stesso modo, non possiamo pensare che lasciare tutto com'è costituisca una soluzione: il ponte San Michele e il sistema infrastrutturale che lo circonda hanno bisogno di una prospettiva per i prossimi decenni.
Per questo il confronto con RFI, Provincia, Regione e Governo deve essere serrato e basato su dati, progetti e alternative. E se esistono ipotesi diverse, è doveroso valutarle. Ma valutarle seriamente significa metterle a confronto sotto il profilo della fattibilità, della contestualità, dei costi, dei tempi di realizzazione e dell'impatto sui cittadini.
Invitare il ministro Salvini, che peraltro conosce il tema, a vedere direttamente il territorio mi pare corretto ma non deve apparire come una fuga dalle responsabilità. Al contrario, un modo per chiedere che una questione di questa importanza venga conosciuta anche attraverso la realtà quotidiana di chi vive e lavora qui.
Quanto all'interrogazione presentata in Consiglio comunale, considero normale e doveroso che una minoranza chieda conto all'amministrazione della propria posizione e degli aggiornamenti sul confronto istituzionale. È altrettanto normale che il sindaco risponda. Il confronto politico serve proprio a questo.
Meno utile, invece, è trasformare ogni confronto in una gara a chi abbia più titoli, più incarichi o una posizione più alta nella “gerarchia” di un partito. I cittadini non hanno bisogno di gerarchie da esibire: hanno bisogno di una strada che funzioni, di collegamenti adeguati e di un territorio che non venga lasciato a pagare le conseguenze di scelte infrastrutturali parziali.
La Lega, a tutti i livelli istituzionali, ha il dovere di portare queste esigenze ai tavoli decisionali. E anche come semplice consigliere comunale continuerò a ritenere che la priorità debba essere una sola: non spostare il problema da un comune all'altro, ma costruire una soluzione complessiva che tenga insieme il nuovo ponte e la viabilità del territorio.
Perché un'infrastruttura è davvero una soluzione soltanto quando migliora la mobilità senza scaricare i suoi problemi sulle comunità che la circondano come avviene peraltro attualmente a causa della perdurante chiusura di Brivio.
Noi continueremo a fare il nostro lavoro nell’interesse del territorio in cui viviamo scevri da qualsiasi e supposta sudditanza.
Massimo Panzeri
Dal fine vita al ponte, l’ex sindaco Massimo Panzeri non finisce di stupirci per equilibrio, saggezza e coraggio. Doti confermate da questa lettera che, seppure indirizzata sottilmente a noi, per l’editoriale, denota una consapevolezza che altri suoi colleghi non hanno. Prendiamo Alessandra Hofmann, improbabile presidente della Provincia di Lecco. Nonostante inviti e sollecitazioni mai ha preso parte a un’assemblea pubblica per “toccare con mano” il sentore popolare. Satolla della sua poltrona, sembra avere come unica stella polare, il mantenerla. Di qui la mancata interlocuzione con i sindaci del territorio e la presa di posizione sdraiata sulla linea Piazza-Terzi-RFI. Un’occhiata potrebbe darla anche alla nuova rotatoria di Lomagna che è pur sempre sulla 342 dir. Strada provinciale di Lecco. Decine di lettere e nessuna risposta/commento da parte di Villa Locatelli. Tagliare nastri, presenziare a tutte le cerimonie, non mancare ai banchetti dei partiti di centrodestra sembrano essere gli appuntamenti più impegnativi. Mentre questa parte di Provincia, la più operosa, forte di aziende a vocazione planetaria, arranca su strade degli anni sessanta e, se andasse in porto il progetto RFI-Terzi-Piazza, sarebbe letteralmente soffocata dal traffico.
Massimo Panzeri centra in modo perfetto la questione: un attraversamento dell’Adda è essenziale ma non a scapito della viabilità circostante. Altrimenti il vero problema non sarebbe più come passare dal lecchese al bergamasco, ma come arrivare al viadotto.
Per ciò il confronto sulle ipotesi alternative dei 46 sindaci targati Lecco, Bergamo e Monza debbono essere stese sul tavolo istituzionale. Peraltro Claudia Maria Terzi porta la responsabilità di avere retto per anni l’assessorato regionale alla viabilità, senza realizzare un benché minimo intervento sulla rete stradale della Brianza sud-orientale e ora detiene la delega alle infrastrutture, delega che la dovrebbe portare a sedersi con i comuni anche del suo bacino elettorale, che non sembrano troppo ben disposti verso il progetto RFI.
Dunque l’auspicio è che le riflessioni di Massimo Panzeri siano il carburante per riprendere il confronto. In attesa di conoscere dal concorso di idee, quale RFI e Regione riterranno il migliore.
























