Donne, l'altro sguardo/15. Social e realtà

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Riprende la rubrica “Donne, l’altro sguardo” dopo la lunga pausa estiva.
Un’estate che ha visto purtroppo un’impennata di femminicidi e ha riportato la violenza contro il genere femminile al centro dell’attenzione.
Gli episodi violenti hanno sempre un impatto sui social, con commenti che tendono a polarizzare le prese di posizione semplificando molto la realtà. 
“Proprio leggendo quei commenti ci siamo fermate a riflettere”, dicono le operatrici del Centro Antiviolenza di Merate. “Sui social la realtà tende a diventare semplice: ci sono una vittima, un colpevole, una spiegazione, una soluzione. Ci sono risposte nette e spesso anche rimedi validi per tutte. Ma la violenza non è semplice e soprattutto non è come viene raccontata in Rete. Una donna può arrivare a un Centro Antiviolenza senza sapere se quello che sta vivendo sia diventato violenza, può aver già provato a interrompere la relazione e poi essere tornata sui suoi passi, può non essere pronta a denunciare o può non volerlo fare, può aver bisogno prima di tutto di capire che cosa le sta accadendo”.
Sui social si leggono invece domande e affermazioni nette del tipo “perché non se ne va?”, “perché non denuncia?”, “se torna da lui allora non è davvero una vittima!”.
Altrettanto nette e fuori luogo sono anche certe prese di posizione sui Centri Antiviolenza: “il Centro Antiviolenza le dice di denunciare”, “il Centro Antiviolenza le vuole portare via i figli”, “i Centri Antiviolenza sono contro gli uomini”. 
Frasi che hanno tutte una cosa in comune: trasformano una realtà complessa semplificandola, così la complessità scompare. 
“Quando una donna si rivolge al Centro Antiviolenza, invece, il lavoro non consiste nel dirle cosa deve fare, ma nell’aiutarla a mettere a fuoco quello che sta vivendo, a riconoscere i propri bisogni, a valutare rischi e possibilità e a recuperare possibilità di scelta”, affermano le operatrici. “La violenza è fatta di ambivalenze, paura, dipendenze, figli, denaro, isolamento, tentativi di separazione, ripensamenti, ostacoli ma anche risorse”. 
Le volontarie hanno quindi stilato un elenco di commenti che spesso capita di leggere sui social network (in corsivo), mettendoli a confronto con quella che invece è la realtà dei Centri Antiviolenza.
“Il Cav convince a denunciare”/La denuncia può essere una possibilità ma non è un obiettivo automatico
“Il Cav suggerisce e decide cosa deve fare la donna”/Il percorso parte dalle scelte e dai bisogni delle donne
“Il Cav è contro gli uomini”/Il Cav non è contro gli uomini, ma si focalizza sulla protezione e sull’autonomia delle donne vittime di violenza
“Se torna dal partner allora non era così vittima”/Uscire dalla violenza non è un percorso lineare, ci sono molte implicazioni soprattutto quando la coppia ha dei figli
“Nei Cav sono tutte femministe”/I Centri Antiviolenza sono nati storicamente da donne che si sono organizzate per contrastare la violenza e per rivendicare libertà, autonomia e diritti delle donne e questo ha determinato il voler supportare le donne che da sole non hanno potuto e ancora oggi non possono farcela
“Basta rivolgersi al Cav per risolvere tutto”/Il percorso di uscita dalla violenza può essere lungo e coinvolgere tutta una rete di servizi
“Nei Cav le case sono gratuite e offerte alle donne che ne hanno bisogno”/Le case-rifugio sono destinate a donne che si trovano in pericolo di vita e l’accoglienza viene concordata con i servizi dopo un’attenta valutazione, il Cav non può prendere una decisione in autonomia
“Nei Cav si può trovare assistenza legale gratuita”/Il Cav offre una prima assistenza legale per comprendere la situazione, poi in base al percorso della donna e alla sua situazione verranno valutate una serie di informazioni che determineranno o meno la possibilità di gratuito patrocinio
“I Cav ricevono tanti soldi, per questo “reclutano” le donne”/La sostenibilità dei Cav è determinata in larga parte dalla partecipazione a bandi pubblici e dalla realizzazione di progetti: ottenere queste risorse richiede un lavoro importante di progettazione, gestione, rendicontazione e verifica e le risorse assegnate non dipendono semplicemente dal numero di donne accolte. Poi ci sono le operatrici volontarie che dedicano gran parte del loro tempo a una causa in cui credono.
In collaborazione con L’altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate
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