Villa Cedri: la realtà dentro la Rsa, con le foto di Zapelli    

E’ stata inaugurata nel tardo pomeriggio di giovedì 24 settembre, a Villa dei Cedri, la mostra fotografica itinerante “La vita ancora. Dittici” di Gian Maria Zapelli, un progetto che sceglie di raccontare la realtà di chi vive all’interno delle RSA da una prospettiva diversa, mettendo al centro non il declino, ma tutto ciò che continua a vivere e a prendere forma all’interno di queste strutture.
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Gian Maria Zapelli

I primi a incontrare l’artista sono stati gli stessi ospiti della struttura, protagonisti di alcuni degli scatti esposti a Villa dei Cedri. Un incontro avvenuto nel pomeriggio, prima di dare ufficialmente il via alla mostra con l’inaugurazione e gli interventi dei rappresentanti delle realtà coinvolte.

Laureato in filosofia e specializzato successivamente in psicologia clinica, Zapelli da anni porta avanti un percorso che intreccia fotografia, scrittura e viaggi, con uno sguardo rivolto in particolare alle cosiddette “persone invisibili”: detenuti, persone che vivono in condizioni di povertà e, più in generale, quanti vivono ai margini dell’attenzione pubblica e sociale.
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«Parlare delle persone invisibili vuol dire parlare anche di coloro che vivono all’interno delle RSA» ha spiegato  l’artista: da qui la scelta di rivolgere il proprio obiettivo agli ospiti delle strutture, cercando di restituire una narrazione che andasse oltre il tempo che passa, le fragilità e il bisogno di assistenza, per rimettere  al centro le persone con i loro ricordi, le passioni, i desideri e le esperienze che continuano ad accompagnarle.

«Ho voluto raccontarlo non come viene fatto abitualmente, cioè il declino e la vita che si spegne, ma al contrario la vita ancora», ha sottolineato Zapelli, spiegando come i suoi scatti cerchino di cogliere quei piccoli e preziosi lampi di vita che resistono al trascorrere degli anni.
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Il progetto ha coinvolto sette RSA, all’interno delle quali il fotografo è entrato scegliendo di dedicare tempo agli ospiti, ascoltandoli e dialogando con loro prima ancora di fotografarli. Sono 72 le persone incontrate e ritratte da Zapelli durante questo percorso, una parte delle quali è stata poi scelta per comporre l’esposizione. Nessuna posa studiata e nessuna richiesta di mettersi davanti all’obiettivo: le immagini sono nate nel corso delle conversazioni, mentre gli anziani ripercorrevano episodi del proprio passato, esperienze lavorative, passioni e momenti della loro quotidianità.

Anche l’inquadratura risponde a una precisa volontà dell’artista: «L'inquadratura dal basso verso l’alto restituisce ai soggetti una dimensione quasi eroica» ha spiegato Zapelli.
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Accostato all’immagine della persona fotografata compare un oggetto personale, scelto come traccia concreta della storia e della personalità di chi lo custodisce, dando così vita a un racconto che prende forma attraverso due immagini: il volto e ciò che in qualche modo ne custodisce la memoria.

L’idea del dittico si intreccia con la riflessione proposta dall’artista sulla differenza tra memoria e ricordo: se la prima è il processo attraverso il quale le esperienze vengono conservate, il secondo è la narrazione che ciascuno costruisce del proprio passato: un racconto che cambia nel tempo perché cambia anche il presente da cui lo si guarda. «I ricordi non servono soltanto a tenere in mano il passato, ma possono diventare un modo per ancorarsi al presente e guardare anche a ciò che verrà» ha concluso Zapelli.
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L'esposizione si inserisce nel più ampio progetto biennale “Rsa, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema”, ha spiegato Rosaria Bonacina, ex vicepresidente degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco. Avviato nell'autunno 2024 a partire dell'esperienza maturata dalle 24 Rsa della provincia di Lecco, il progetto è nato dalla collaborazione di sette strutture, con il finanziamento della Fondazione comunitaria del Lecchese e della Fondazione Fratelli Frassoni di Lecco. Progressivamente ha poi ampliato la propria rete, arrivando a coinvolgere 15 Rsa del territorio. 
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Rosaria Bonacina

L'iniziativa punta a superare una visione delle residenze sanitarie assistenziali legata esclusivamente alla dimensione sanitaria e assistenziale, per riconoscerle come luoghi di vita, relazione e partecipazione, aperti alla comunità e alle diverse generazioni.

«L'obiettivo è promuovere un cambiamento culturale che permetta di riconoscere le Rsa non soltanto come presidi sanitari, ma come spazi di relazione importanti per l'intera comunità» ha spiegato la supervisore scientifica Laura Formenti, docente e ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che da due anni segue il progetto.
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Laura Formenti

In questa prospettiva, un ruolo importante è affidato al coinvolgimento dei giovani, attraverso attività e momenti di condivisione capaci di favorire l’incontro con gli anziani e di intrecciare esperienze e generazioni. Un modo per avvicinare sempre più la comunità alle strutture e ridurre quella distanza che spesso le separa dalla vita quotidiana del territorio. Anche la fotografia si inserisce in questo percorso come una delle  diverse modalità attraverso cui dare visibilità alle storie individuali e promuovere una diversa percezione dell'invecchiamento. Un lavoro che, come sottolineato da Formenti, richiama anche l'importanza degli oggetti personali, capaci di mantenere un legame con i luoghi, le abitudini e le relazioni che hanno accompagnato la vita di ciascuno.
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Aldo Gandini e Marco Arosio

All’inaugurazione sono intervenuti anche il direttore sanitario RSA Istituti Riuniti Airoldi Muzzi di Lecco Andrea Millul, il presidente dell’Rsa di Merate Aldo Gandini e il direttore generale Marco Arosio. Quest’ultimo ha sottolineato la particolare atmosfera che attraversa gli scatti, evidenziando la rilassatezza e la spontaneità che emergono dai volti e dagli atteggiamenti degli ospiti, restituendo la capacità di Zapelli di entrare in sintonia con gli ospiti, mettendoli a proprio agio e lasciando emergere la loro personalità senza forzature.
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Andrea Millul

Tra i presenti anche la vicesindaca di Merate, Valeria Marinari, che ha definito la mostra un’esperienza capace di raccontare la vita attraverso il dialogo e le relazioni che si costruiscono nel tempo, sottolineando come il progetto sia stato capace di intrecciare persone, generazioni e realtà del territorio, coinvolgendo anche molti giovani.
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Valeria Marinari

La mostra resterà aperta al pubblico per i prossimi 15 giorni dalle 9.00 alle 18.00.

Galleria fotografica (vedi tutte le 44 immagini)

F.Ri.
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