Marca Mazzola!

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Sento la triste notizia della morte di Sandro Mazzola e la mia mente non può non andare ad un piccolo ricordo personale.
“Marca Mazzola” era stata questa la perentoria indicazione di mister Brighenti che nel lontano (non mi ricordo neppure l'anno del Giurassico a cui risalire...) mi aveva assegnato una ben scomoda marcatura nel tradizionale elenco del prepartita nello spogliatoio del Rigamonti.

Un'indicazione da “far tremare i polsi”, ma anche qualcos'altro, che mi appioppava così inaspettatamente (perché di solito ricoprivo soprattutto il ruolo di “libero”, allora ancora in auge) ma che mi riempiva anche d'orgoglio in quell' “Amichevole” tra noi AC Lecco e la blasonatissima Inter stellare.

E' vero che nella Beretti c'era stato già ( o ci sarà successivamente?) per me un precedente in quel dell'Arena di Milano contro l'equivalente interista con anche i nazionali ormai a fine carriera come Bedin ma anche Bordon, Oriali e via cantando (persa 1 a zero con goal di Muraro) ma questa era un'assoluta meraviglia (non l'omonimo nostro veterano portiere).

Andando assolutamente nel patetico, come mi direbbe mia moglie, ecco riprovare l'emozione dell'ingresso in campo e la stretta di mano con quella che per me era allora una figurina “Panini” di cui da bimbo facevo la raccolta. Una raccolta che inesorabilmente non poteva quasi mai concludersi a causa dell'introvabile figurina di Pizzaballa, il glorioso portiere atalantino.

Entriamo in campo e subito ho la prova della scattante eleganza dell'indimenticabile Sandro ma comunque riesco in qualche modo, standogli molto attaccato, a contenerlo.

Ma nello spogliatoio del primo tempo Brighenti mi cambia di ruolo e di fatto ora mi affibbia un certo Bortolo Muti, che poi conoscerò meglio alla compagnia Atleti di Bologna , Nazionale Juniores e che poi vedrò in futuro in tv anche nei panni di allenatore non solo del Napoli.

Mentre avrei fatto a meno di conoscerlo in quella circostanza, infatti, appena entrati in campo mi fa secco con una magistrale incornata.

Ma quello che meglio ricordo è ciò che è capitato nel corso del successivo allenamento sentendo un occasionale commento di mister Sergio Brighenti (tra l'altro ex calciatore interista ma anche “Leone di Wembley” con 2 goal da Nazionale alla mitica Inghilterra di allora , e poi vice allenatore della nazionale di Vicini nel mondiale del 90 e scusate se è poco...). Dice in sostanza ad alcuni presenti, non accorgendosi che fossi lì dietro, che nel secondo tempo avesse pensato bene di cambiare la marcatura di Mazzola perché Bosisio “lo stava francobollando troppo impedendogli di brillare in quella passerella calcistica”.

Io mi giro e gli chiedo “Mister mi sta prendendo in giro?” (per la verità avevo usato un altra espressione più colorita...). Lui invece si fa serio, almeno sembra, e conferma la sua versione su cui però nutro ancora oggi qualche fondato dubbio.

Insomma che sia andata così o meno nulla cambia nel mio ricordo del mitico Sandro Mazzola, uno dei più grandi campioni della nostra Italia calcistica. Un fuoriclasse, non l'unico, che ho avuto modo di sfiorare nel corso della mia pur breve quanto assai piccola carriera di calciatore.

Un'altra cosa ho ancora vivida in mente di quella emozionante partita: Mio padre, che quella volta era venuto a vedermi giocare, che mi chiede il perché non avessi voluto autografare la richiesta di una firma di qualche giovane tifoso lecchese. La mia risposta era stata che non mi sembrava proprio il caso visto che a 18 anni mi ritenevo un calciatore ancora in erba ma soprattutto una persona normale e quindi a che titolo concedere un autografo?

Evidentemente prefiguravo che quello non sarebbe stato, con già allora i suoi eccessi patinati ma certamente non affaristici e votati al “campionismo”come quelli di oggi, il mio mondo valoriale. Mi sentivo semmai più vicino ai Sollier e ai Vendrame che coltivavano una visione più sociale del mondo del calcio.

Infatti a 22 anni ho, come si dice, “appeso le scarpe al chiodo”e sono ritornato convintamente a fare l'allenatore-educatore in Oratorio. Della serie “Ad ognuno la propria strada … e senza alcun rimpianto se non quello dei bei ricordi” di un breve tratto della mia vita.

E quindi “Viva Mazzola” ma anche e soprattutto “Viva la Vita, quella che ti scegli”.
Bosisio Germano
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