Merate, borse di studio, il Comune cambia le regole e la Riva parla per slogan

Borse di studio, il comune cambia le regole e l’assessora Riva si nasconde dietro gli slogan
La discussione sulle nuove borse di studio emersa in Consiglio Comunale lascia una domanda precisa: l’Amministrazione Riva vuole davvero premiare il merito o semplicemente decidere chi, secondo i suoi nuovi criteri, merita di essere chiamato “eccellente”? Perché i fatti sono difficili da mascherare. Fino a ieri un ragazzo che concludeva le scuole superiori con 90, 91, 92, 93 o 94 centesimi poteva ricevere una borsa di studio. Oggi, con la modifica dei criteri, viene escluso. La giustificazione? Dare alla “premialità” un significato più forte. Una formula elegante, certamente. Ma una formula non risponde alla domanda fondamentale: per quale motivo un 94/100, che ieri era considerato meritevole, oggi non lo sarebbe più? Il merito degli studenti non è cambiato. Non sono cambiate le difficoltà dell’esame. Non sono diminuiti gli anni di studio. È cambiato soltanto il criterio deciso dall’Amministrazione. E allora sarebbe più onesto dirlo chiaramente: non è cambiato il merito dei ragazzi, è cambiata la politica dell’Amministrazione nel distribuirne il riconoscimento. Aumentare la borsa da 400 a 600 euro può essere una scelta legittima. Ma se per farlo si restringe drasticamente la platea dei beneficiari, bisogna avere il coraggio di spiegare perché si ritiene giusto lasciare fuori proprio quegli studenti che hanno comunque ottenuto risultati eccellenti. Perché questa è la vera questione. Non si sta discutendo di numeri astratti su un regolamento. Si sta parlando di ragazzi che hanno studiato, di famiglie che li hanno sostenuti e di un riconoscimento pubblico che il Comune decide oggi di concedere a meno studenti rispetto al passato. E l’assessora Riva dovrebbe smettere di nascondere questa scelta dietro la parola “eccellenza”. L’eccellenza non è una parola magica che risolve ogni problema. È una definizione che l’Amministrazione ha deciso di restringere attraverso una nuova soglia. Se questa è una scelta politica, la si rivendichi. Se è una scelta economica, si spieghino i numeri. Se è una scelta educativa, si illustrino gli obiettivi. Ma ai cittadini non si può chiedere semplicemente di prendere atto della decisione e accontentarsi di una formula generica sulla “premialità”. E c’è poi un’altra questione che merita trasparenza. La Signora Cristina Colombo, autrice della critica pubblica alla decisione, è vicina o forse componente del Partito Democratico di Merate e sua figlia si è candidata nella lista che ha sostenuto l’attuale Amministrazione, “ Viviamo Merate Salvioni Sindaco “ risultata vincente alle elezioni. Nessuno sostiene che questo dimostri favoritismi: non sarebbe corretto affermarlo in assenza di prove. Ma se si pretende trasparenza dalla politica, la trasparenza deve valere in tutte le direzioni. I cittadini hanno diritto di conoscere anche il contesto politico di chi interviene pubblicamente nel dibattito amministrativo. Alla fine, però, il punto resta uno solo e riguarda direttamente l’assessora Riva: perché un ragazzo con 94/100 dovrebbe essere escluso da una borsa che fino a ieri gli sarebbe spettata? Questa domanda non merita slogan. Merita una risposta. E possibilmente una risposta che non confonda la scelta dell’Amministrazione con una presunta legge naturale del merito. Perché stabilire una soglia è una scelta politica. E delle proprie scelte politiche un’Amministrazione seria dovrebbe assumersi la responsabilità davanti ai cittadini, senza cercare di travestirle da inevitabili criteri di “eccellenza”. Mamma di un alunno che condivide lo scritto della Sig. Cristina Colombo
Mamma di un alunno
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