Presunta truffa del Superbonus nel meratese. Due gli imputati

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E' approdata martedì mattina in Tribunale a Lecco la vicenda relativa all'impresa con sede legale a Merate sulla quale negli scorsi mesi si erano accesi i riflettori della cronaca e ancor prima, della Guardia di Finanza.
Dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecco, sarebbe emerso infatti che gli interventi di adeguamento antisismico e riqualificazione energetica - pur se fatturati - non sarebbero mai stati realizzati e i crediti d’imposta relativi del Superbonus 110% invece regolarmente incassati. In particolare, secondo la tesi delle Fiamme Gialle, la società meratese – nel frattempo finita in liquidazione giudiziaria, con la nomina di un curatore fallimentare, con un ricorso presentato poi in Corte d'Appello - si sarebbe avvalsa di un meccanismo consolidato: venivano emesse fatture false destinate a condomini del territorio, attestando stati di avanzamento lavori (Sal) che, alla prova dei fatti, erano del tutto inesistenti o comunque non eseguiti nei tempi dichiarati.
Il fascicolo d'indagine (non l'unico aperto sulla vicenda stando a quel che è emerso ndr) è approdato l'altra mattina sulla scrivania del giudice Salvatore Catalano, al cospetto del quale si è svolta l'udienza preliminare nei confronti di impresario e professionista, ai quali vengono contestati – a vario titolo – i reati di truffa ai danni dello Stato, false attestazioni, false fatturazioni e autoriciclaggio.
Presenti in aula, oltre ai difensori degli imputati, anche i legali che intendono costituirsi parte civile nel procedimento per conto dei tre condomini di Merate, La Valletta Brianza e Paderno, scenario appunto dei lavori concordati con la società, ma di fatto mai portati a termine. E poi ancora il difensore dell'impresa, citata in giudizio per la responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Un'udienza piuttosto rapida in verità: un difetto di notifica in merito all'articolo 415 bis del codice di procedura penale (dunque alla chiusura delle indagini) lamentato da uno dei difensori, ha spinto il giudice a rimandare gli atti in Procura. Si riparte da capo dunque.
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