A Merate il cronometro, a Lecco l'indignazione. Ecco le due facce della sinistra

A Merate il regolamento diventa improvvisamente sacro. A Lecco, quando il risultato non piace, si grida allo scandalo.
La vicenda delle interrogazioni andata in scena nuovamente nel Consiglio comunale di Merate merita di essere ricordata, perché racconta molto bene quale sia oggi l'idea di partecipazione e di controllo della sinistra quando si trova alla guida di un'amministrazione.
Il regolamento del Consiglio comunale prevede un limite di tempo per la trattazione delle interrogazioni. Una disposizione che esiste da anni, ma che per anni non era stata utilizzata per interrompere in modo così rigido la discussione.
Poi, improvvisamente, il cronometro è comparso in Aula.
Trenta minuti e basta.
Nelle ultime sedute, il Sindaco ha imposto lo stop allo scadere dei trenta minuti destinati alle interrogazioni, suscitando stupore e indignazione nei consiglieri di minoranza. 
E non stiamo parlando di interventi qualsiasi. Le interrogazioni sono uno degli strumenti attraverso i quali i consiglieri possono portare all'attenzione della Giunta problemi concreti, questioni di attualità e segnalazioni provenienti dai cittadini.
Tra queste, anche quella sulla posizione del Comune di Merate rispetto al nuovo ponte di Paderno: presentata a luglio e arrivata in Consiglio soltanto nella seduta del 21 settembre.
Che senso ha uno strumento di controllo che rischia di arrivare quando l'attualità che lo aveva generato è già passata?
Le minoranze hanno chiesto semplicemente di garantire maggiore spazio e di collocare le interrogazioni all'inizio dell'ordine del giorno salvo eventualmente qualche eccezione.
La risposta?
Altri quindici minuti.
Trenta più quindici.
Quarantacinque minuti.
Come se il problema della partecipazione democratica potesse essere risolto concedendo un quarto d'ora in più.
E quando è stato fatto notare che quella disposizione, pur esistendo nel regolamento, mai era stata applicata in questo modo, la risposta è stata sostanzialmente disarmante:
“E ora invece si fa così”.
Ecco il punto.
Non contestiamo l'esistenza del regolamento. Contestiamo l'idea che una norma possa essere riscoperta dopo anni e trasformata improvvisamente in uno strumento per comprimere uno degli spazi di confronto delle opposizioni.
Perché il regolamento dovrebbe servire a garantire il funzionamento del Consiglio, non a trasformare il confronto politico in una gara contro il cronometro.
Le interrogazioni sono uno degli strumenti più diretti attraverso i quali i consiglieri possono chiedere conto alla Giunta di ciò che accade in città. Sono spesso questioni concrete, segnalazioni dei cittadini, problemi che non possono aspettare i tempi ordinari di un ordine del giorno.
Se un'interrogazione viene presentata a luglio e discussa a settembre, e se nel frattempo il tempo destinato alle interrogazioni può esaurirsi prima che tutte vengano affrontate, il rischio è evidente: lo strumento perde progressivamente la sua funzione politica e di controllo.
Eppure, invece di discutere come rendere questo strumento più efficace, la maggioranza sembra aver scelto la strada del cronometro.
Trenta minuti. Stop.
E se non basta, altri quindici.
Come se il confronto con l'opposizione fosse una concessione e non una parte essenziale della vita democratica del Consiglio.
E mentre a Merate la sinistra che governa difende il rigore del regolamento e il cronometro per limitare i tempi delle interrogazioni, a Lecco la sinistra, passata all'opposizione, ha contestato una scelta della maggioranza che ha consentito a entrambe le minoranze presenti in Consiglio di essere rappresentate nella Commissione controllo e garanzia: a Merate si restringe uno spazio di controllo, a Lecco si contesta persino quando quello spazio viene allargato.
Due situazioni diverse, ma una domanda comune:
le regole e le garanzie valgono sempre oppure cambiano a seconda del lato del tavolo da cui si parla?
Perché il punto politico è tutto qui.
Una democrazia consiliare seria dovrebbe funzionare allo stesso modo quando si è maggioranza e quando si è opposizione.
Il cronometro non dovrebbe dipendere da chi sta parlando.
La garanzia non dovrebbe dipendere da chi ne beneficia.
E soprattutto, il diritto delle minoranze di controllare chi governa non dovrebbe diventare una concessione da dosare con il cronometro.
A Merate lo abbiamo visto con le interrogazioni.
Trenta minuti, in coda agli altri argomenti. Poi tutti a casa.
E allora la domanda alla sinistra che governa Merate è semplice:
i regolamenti sono una garanzia per tutti, oppure diventano regole da applicare rigidamente soprattutto quando a beneficiarne è la maggioranza?
Prospettive per Merate
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