Perchè ho sottoscritto anche io la mozione sul fine vita

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Ho sottoscritto la mozione perchè con essa non è prevalsa un'impostazione ideologica e pregiudiziale, quanto la necessità di sollecitare un intervento del legislatore che, ormai, è atteso da diversi anni, fornendo, nei limiti e secondo i principi dettati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, uno strumento normativo chiaro per chi, in aderenza ai propri valori più intimi, versando nella condizione di sofferenza atroce e intollerabile, preservando la propria capacità d'intendere e volere (la c.d. libertà di coscienza) - che tale deve restare fino all'assunzione della propria scelta - non essendo sottoposto a trattamenti di sostegno vitale, decida, liberamente e senza alcuna costrizione, di porre termine alla propria agonia. 
E' qui che entra in gioco il contemperamento tra due interessi personalissimi che la stessa Corte Costituzionale ha tracciato: da una parte la tutela dell'inviolabilità della vita - quale diritto fondamentale della persona tutelato dalla stessa Costituzione e dalla CEDU (Convezione Europea dei diritti dell'uomo), dall'altra il diritto di autodeterminarsi rispetto anche alla decisione di non sottoporsi a trattamenti di sostegno vitale.
Come persona e giurista resto convinto che il tema non sia la contrapposizione tra chi obietta in ordine all'adozione di pratiche di c.d. suicidio medicalmente assistito e chi, invece, ne invoca l'adozione anche per le persone sottoposte a trattamenti di sostegno vitale, quanto, piuttosto, l'adozione di un percorso normativo chiaro e definito che possa tracciarne, una volta per tutte, l'accesso nella maniera più chiara e lineare possibile. Da una parte e dall'altra, quindi, sono i valori personalissimi che ne delimitano il discrimIne e su cui, a mio giudizio, il legislatore non è chiamato a intervenire. 
Il tema, in altri termini, non è essere a favore o contrari a tali pratiche, quanto, invece, l'assunzione di un atto di responsabilità legislativa pur comprendendo come, sui temi etici di siffatta portata, a fare da contraltare sia il giudizio e la coscienza personale di ciascuno su cui, ovviamente, non mi permetto di dibattere.
Una discussione pacata, seria e senza pregiudizio, come avvenuto in questo consiglio comunale, può sicuramente aiutare il dialogo e trovare le chiavi per giungere ad un testo normativo che possa bilanciare i declinati e fondamentali diritti personali in gioco, auspicando, che su tali argomenti, anche per il futuro, a dettare i tempi non sia, come spesso è accaduto negli ultimi decenni, la magistratura, anche costituzionale, ma il legislatore chiamato, per definizione, a legiferare nel nome del popolo che rappresenta.
Ringraziando, porgo cordiali saluti
Alfredo Casaletto
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