Un altro mondo è indispensabile!

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“Un altro mondo è possibile!”.
Questo era l'efficace slogan che aveva identificato ed infervorato schiere non soltanto di giovani che nutrivano il sogno di un mondo diverso. Un mondo non più basato su una globalizzazione fondata sul profitto, sulla mercificazione di ogni aspetto della vita, sull'individualismo più spinto e sulla prepotenza del più forte.
In sostanza una speranza e soprattutto una ricerca di un mondo più giusto.
Una tensione soprattutto etica che sapesse innervare ogni aspetto della convivenza a tutti i livelli, dal micro al macro, ha costituito l'aspettativa di milioni di persone. Una aspettativa che però le forze dell'establishment mondiale, anche e soprattutto attraverso media ancillari, hanno di fatto sempre più o meno visibilmente contrastato e, almeno per ora, arginato se non sconfitto.
Ora questo stesso mondo del Potere ha saputo inventare personaggi che siedono ai massimi livelli delle élite e stanno non solo pesantemente condizionando la convivenza dei Popoli ma stanno addirittura svuotando i fondamenti stessi della nostra convivenza a tutti i livelli.
E la gran parte dei media di fatto, con la scusante della cronaca e della relativa analisi politica, più o meno coscientemente stanno gradualmente contribuendo ad assuefare le coscienze, sotto la velata spinta di un'apparente impotenza e ineluttabilità, ad una “nuova normalità”.
Tra tutte le domande che possono sorgere questa mi sembra interpelli ognuno di noi: E' veramente questo il mondo in cui non si può fare a meno di vivere e, al contrario, cosa possiamo fare noi per non subire tale assuefazione?
La risposta che mi do non può che essere per me, come spero per molti altri, quella che trovo sintetizzata bene in un libro, quasi profetico seppur discutibile, di Vito Mancuso del 2020 riguardante una nuova epoca che illumini l'umano agire. Ne riporto un significativo stralcio:
“ Dicendo nuova epoca assiale non intendo un cambiamento di paradigma a livello di contenuto, come se fosse possibile trovare qualcosa di più prezioso di quanto emerse duemilacinquecento anni fa ( mia nota: il libro indica 4 maestri in Socrate, Buddha, Confucio, Gesù più un 5°, il Maestro Interiore), cioè il primato dell'etica rispetto alla politica e all'economia, del bene rispetto alla forza, della giustizia rispetto al potere. Intendo una rifondazione di tale contenuto, oggi sempre più minacciato perché le coscienze sono attratte dalla ricchezza, dal potere e dalla forza molto più che dall'etica, dal bene e dalla giustizia. Forse è sempre stato così, ma un tempo si cercava almeno di giustificare in termini etici e ideali il proprio comportamento, mentre oggi sta crollando anche l'esigenza formale della giustificazione etica e giuridica della forza”.
Quindi il mantenere saldi e quasi rifondare quei valori di civiltà nella vita di ogni giorno, dal micro al macro , mi sembra proprio la primaria condizione per non smarrire la nostra umanità.
Ne deriva che nelle relazioni quotidiane occorre non cedere ad una qualche forma di rassegnazione per cui ad esempio vince il più forte e non la giustizia. Come pure lo Stato e gli altri Organismi Sovranazionali con le loro Istituzioni, create per non far prevalere la legge della jungla, devono saper essere credibili.
E non si dica che nulla può cambiare: Abbiamo per questo, tra i più a rischio, il prezioso strumento (non l'unico) della Democrazia che, assegnando lo stesso peso ad ogni condizione sociale, ci consente attraverso il suo uso responsabile e consapevole di incidere su tutte queste cose, sostenendo coloro che realmente operano non solo a parole per una miglior Giustizia Sociale ed una effettiva lotta alle Disuguaglianze. Perché siamo noi, almeno in Occidente, a determinare che a guidarci siano coloro che in sostanza disprezzano l'etica della giustizia, semmai ritenuta un impaccio nell'essere vincenti nell'uso predominante della forza e dell'arbitrio. E' il nostro consenso che rende possibili tali aberrazioni.
Quindi un altro mondo non solo è possibile ma è assolutamente indispensabile!
Però alla condizione che ognuno di noi, in modo singolo o meglio comunitario, faccia la propria parte perché perlomeno non si può non riconoscere che tutto ciò ci riguarda profondamente visto che respiriamo sempre più gli effetti negativi di questo stato di cose.
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