Trasporto Sociale: servono numeri, risorse e risposte Gli annunci non bastano

Sul trasporto sociale gratuito non siamo contrari. Al contrario: proprio perché riteniamo che sia un servizio necessario, pretendiamo di capire se quello apperna annunciato dall'Amministrazione sarà davvero in grado di rispondere ai bisogni delle persone.

Perché annunciare un servizio è semplice.
Far sì che funzioni davvero è un'altra cosa.

Il Comune parla di trasporto garantito “compatibilmente con le disponibilità organizzative dell'ente”.

Una formula che lascia aperta una domanda fondamentale:

quante persone potranno essere realmente trasportate?

Quanti viaggi saranno disponibili ogni settimana? Quante richieste potranno essere accolte? Quante, invece, resteranno inevase?

Perché senza questi numeri è difficile capire se siamo davanti a un servizio concreto o semplicemente a un annuncio ben confezionato.

E poi ci sono i criteri di accesso.

Si parla di valutare le condizioni della persona e di dare priorità a chi ha maggiori difficoltà.

Ma chi stabilirà chi ha diritto al servizio? Con quali criteri? Chi deciderà le priorità? E come verranno gestiti eventuali dinieghi?

La trasparenza non può essere un dettaglio quando si decide chi può ricevere un servizio pubblico e chi no.

C'è poi un'altra questione che non può essere ignorata.

Il Comune garantisce il trasporto, ma non l'assistenza né l'accompagnamento durante la visita.

Comprendiamo i limiti organizzativi. Ma allora bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente:

una persona fragile che non ha nessuno che possa accompagnarla cosa dovrebbe fare?

Portarla davanti all'ospedale e lasciarla lì significa aver risolto il problema?

O abbiamo semplicemente spostato una parte del problema qualche metro più avanti?

Anche il preavviso minimo di tre giorni lavorativi merita risposte precise.

Gli appuntamenti sanitari possono cambiare. Possono essere comunicati con poco preavviso. Possono verificarsi urgenze.

Cosa succede in questi casi? Il servizio sarà in grado di intervenire oppure la persona resterà senza alternativa?

E soprattutto: dove si potrà andare?

Solo nelle strutture di Merate? Anche negli ospedali del territorio? E per le strutture fuori Comune?

Qual è il limite territoriale? Qual è il limite chilometrico?

Sono domande semplici. Eppure, prima di celebrare il servizio, sarebbe opportuno avere risposte altrettanto semplici.

Infine, ci sono i soldi pubblici.

Quanto costa questo servizio?

Quanto è stato stanziato? Quali risorse saranno utilizzate? Qual è il costo medio di ogni trasporto? Quante risorse saranno necessarie se le richieste aumenteranno?

Perché anche questo significa amministrare: non soltanto annunciare cosa si vuole fare, ma spiegare con quali risorse lo si farà e quali risultati si intendono ottenere.

Noi non chiediamo miracoli.

Chiediamo numeri, criteri chiari, risorse definite e risultati verificabili.

Per questo chiediamo che l'Amministrazione pubblichi periodicamente:

• quante richieste sono arrivate;
• quanti trasporti sono stati effettuati;
• quante richieste sono state respinte o non soddisfatte;
• quante persone sono state effettivamente servite;
• quanto è costato il servizio.

Perché alla fine il punto è uno solo:

quante persone saranno realmente aiutate?

Se il servizio funzionerà, saremo i primi a riconoscerlo.

Ma se emergeranno carenze, limiti o numeri insufficienti, non ci limiteremo a prendere atto: chiederemo di intervenire, correggere e potenziare il servizio.

Questo riteniamo sia il nostro compito.

Non applaudire a prescindere.
Non contestare a prescindere.
Controllare. Verificare. Chiedere conto.

Perché con le risorse pubbliche non si fanno comunicati stampa.

Si devono fare servizi.

MENO ANNUNCI. PIÙ NUMERI.

MENO VETRINA. PIÙ RISPOSTE.

MENO PROPAGANDA. PIÙ SERVIZI PER LE PERSONE.

Noi, come minoranza, vigileremo. E chiederemo conto dei risultati, non degli annunci.
Prospettive per Merate
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