Strade e ferrovia al collasso. Ma prepariamoci al peggio
Articolo: Nuova viabilità alla rotonda del pino. 25 minuti per 500 mt
La condizione delle strade e della ferrovia della Brianza lecchese è ormai al collasso. Le strade, in particolare, rappresentano il declino di un territorio che ha scontato, per oltre un trentennio, la mancanza, in Regione soprattutto, di una rappresentanza politica vera (che potesse fare gli interessi del terriorio) e non delegata al lecchese. Non è solo una questione di appartenenza politica, che sia cdx o csx, sebbene al Pirellone i consiglieri di area centrodestra abbiano, ormai, fatto il nido, ma un'evidente questione pragmatica: il territorio della provincia più produttivo, con la presenza di aziende e realtà imprenditoriali di caratura mondiale sconta l'inefficienza di una gestione territoriale ormai evidente. L'incrocio di Carnate - Lomagna rappresenta solo l'entrèe dei piatti (o meglio piattini) che verranno serviti alle migliaia di cittadini e lavoratori brianzoli che, ogni santa mattina, muovono lungo le direttrici Monza-Milano, Lecco-Bergamo., quando, poi, chiuderà il Ponte San Michele. Un disastro annunciato non solo negli utlimi anni, ma anche in passato, quando era stato affrontato il tema del raddoppio del binario con annesso prolugamento della tangeziale est. Si disse che non c'erano le condizioni, economiche e ambientali, per imbattersi in una mastodontica opera viaria che non avrebbe mai visto la fine. Un'occasione persa e, forse, a distanza di un trentennio, anche un profondo e doloroso rammarico. I nodi alla fine vengono al pettine e quando la Brianza, con la chiusura del San Michele, sarà una interminabile coda da Calolzio a Carnate, da Cernusco Lombardone a Paderno d'Adda, i signori della politica (quelli che pesano i voti) presenteranno nuovi entusiasmanti progetti viabilistici con tunnel sotterranei e sopraelevate paraboliche come a Shangai, tanto la Brianza è terra ibrida lontana da Lecco e al confine con il nulla (nella geografia politica s'intede, ovviamente). Una cosa è certa, tanti anni fa, quando la Valsassina sembrava irraggiungibile anche da Lecco, si decise, attraverso una ingegnosa opera di complanari e tunnel, di avvicinare la montagna al lago. Il futuro capoluogo di provincia, da quel momento, si sentì più vicino alla "Valle" che non alla Brianza e gli effetti, politicamente parlando, si sono visti tutti. Buona permanenza.
La condizione delle strade e della ferrovia della Brianza lecchese è ormai al collasso. Le strade, in particolare, rappresentano il declino di un territorio che ha scontato, per oltre un trentennio, la mancanza, in Regione soprattutto, di una rappresentanza politica vera (che potesse fare gli interessi del terriorio) e non delegata al lecchese. Non è solo una questione di appartenenza politica, che sia cdx o csx, sebbene al Pirellone i consiglieri di area centrodestra abbiano, ormai, fatto il nido, ma un'evidente questione pragmatica: il territorio della provincia più produttivo, con la presenza di aziende e realtà imprenditoriali di caratura mondiale sconta l'inefficienza di una gestione territoriale ormai evidente. L'incrocio di Carnate - Lomagna rappresenta solo l'entrèe dei piatti (o meglio piattini) che verranno serviti alle migliaia di cittadini e lavoratori brianzoli che, ogni santa mattina, muovono lungo le direttrici Monza-Milano, Lecco-Bergamo., quando, poi, chiuderà il Ponte San Michele. Un disastro annunciato non solo negli utlimi anni, ma anche in passato, quando era stato affrontato il tema del raddoppio del binario con annesso prolugamento della tangeziale est. Si disse che non c'erano le condizioni, economiche e ambientali, per imbattersi in una mastodontica opera viaria che non avrebbe mai visto la fine. Un'occasione persa e, forse, a distanza di un trentennio, anche un profondo e doloroso rammarico. I nodi alla fine vengono al pettine e quando la Brianza, con la chiusura del San Michele, sarà una interminabile coda da Calolzio a Carnate, da Cernusco Lombardone a Paderno d'Adda, i signori della politica (quelli che pesano i voti) presenteranno nuovi entusiasmanti progetti viabilistici con tunnel sotterranei e sopraelevate paraboliche come a Shangai, tanto la Brianza è terra ibrida lontana da Lecco e al confine con il nulla (nella geografia politica s'intede, ovviamente). Una cosa è certa, tanti anni fa, quando la Valsassina sembrava irraggiungibile anche da Lecco, si decise, attraverso una ingegnosa opera di complanari e tunnel, di avvicinare la montagna al lago. Il futuro capoluogo di provincia, da quel momento, si sentì più vicino alla "Valle" che non alla Brianza e gli effetti, politicamente parlando, si sono visti tutti. Buona permanenza.
Alfio
























