Famiglia e natalità

banner bglobohomebig-33400.jpg
In Italia si parla continuamente di denatalità. Nascono sempre meno bambini, la popolazione invecchia e tutti si domandano quale sarà il futuro del nostro Paese.
 
Ma forse prima di chiederci perché non nascono più bambini dovremmo porci una domanda molto più semplice:
 
quanto costa oggi costruire e mantenere una famiglia?
 
Avere un figlio non significa semplicemente mettere un piatto in più a tavola. Significa assumersi una responsabilità economica e personale che dura vent'anni e spesso molto di più.
 
Casa, alimentazione, vestiti, asilo, scuola, libri, trasporti, sport, attività extrascolastiche, tecnologia, università, vacanze e anche quei momenti di divertimento e socialità che fanno parte della crescita di un ragazzo.
 
Tutto costa.
 
Cinquant'anni fa era un'altra società
Non possiamo confrontare la famiglia di oggi con quella di cinquant'anni fa.
 
La società è cambiata, sono cambiate le esigenze e sono cambiate le aspettative che abbiamo per il futuro dei nostri figli.
 
Oggi una famiglia vuole giustamente garantire ai propri ragazzi una buona istruzione, la possibilità di praticare uno sport, conoscere la cultura, utilizzare le nuove tecnologie, viaggiare e avere occasioni per costruirsi un futuro.
 
Sono opportunità importanti, ma hanno un costo che pesa sempre di più sul bilancio familiare.
 
Nel frattempo molti giovani raggiungono la stabilità economica sempre più tardi. Bisogna trovare un lavoro sicuro, riuscire ad avere una casa, affrontare un affitto o un mutuo e sostenere un costo della vita sempre più elevato.
 
Poi arriva la domanda: possiamo permetterci un figlio? E possiamo permettercene due o tre?
 
Troppo spesso la risposta diventa: aspettiamo.
 
E continuando ad aspettare, qualche volta quel figlio non arriverà mai.
 
Le donne non devono scegliere tra maternità e lavoro
C'è poi una questione fondamentale: quella delle donne.
 
Non possiamo chiedere alle donne italiane di fare più figli e contemporaneamente lasciarle sole davanti alle conseguenze economiche e professionali della maternità.
 
Una donna non dovrebbe essere costretta a scegliere tra essere madre e avere una carriera.
 
La maternità non può diventare una penalizzazione.
 
Servono asili nido accessibili, servizi per l'infanzia, maggiore flessibilità nel lavoro e sostegni economici seri. Servono imprese che considerino la maternità una normale fase della vita e non un problema aziendale.
 
E naturalmente serve una maggiore partecipazione dei padri, perché crescere un figlio non è responsabilità soltanto della donna.
 
Se vogliamo davvero aumentare la natalità, dobbiamo creare una società nella quale avere un figlio non faccia paura dal punto di vista economico e lavorativo.
 
E allora la politica dov'è?
Se avere figli rappresenta un valore per il futuro dell'Italia, la famiglia non può essere ricordata soltanto durante le campagne elettorali.
 
Servono politiche strutturali e durature.
 
Bisognerebbe intervenire concretamente sulle spese sostenute per crescere i figli: asili, libri e materiale scolastico, mense, trasporti, sport, attività culturali ed educative.
 
Perché lo sport di un bambino non è un lusso.
 
Un libro non è un lusso.
 
Studiare non è un lusso.
 
E nemmeno permettere a un ragazzo di partecipare alla vita sociale insieme ai propri coetanei dovrebbe diventare un lusso.
 
Anche la casa deve tornare al centro delle politiche familiari. Senza una casa e senza una prospettiva economica stabile è difficile chiedere a una giovane coppia di costruire una famiglia.
 
Maurizio Lupi: dalle intenzioni bisogna passare ai fatti
In questo dibattito è importante capire anche che cosa intendano fare concretamente le forze politiche che dichiarano di mettere la famiglia al centro.
 
Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati e componente della maggioranza di Governo, ha indicato famiglia, persona e lavoro tra le priorità della propria azione politica.
 
Tra le iniziative sostenute da Lupi e da Noi Moderati ci sono una maggiore attenzione alla conciliazione tra famiglia e lavoro, interventi a favore delle madri lavoratrici, politiche per facilitare l'accesso alla casa dei giovani e delle famiglie e strumenti per costruire una maggiore sicurezza economica per i figli fin dalla nascita.
 
Lupi ha inoltre rilanciato la proposta di un libretto previdenziale per ogni nuovo nato, con un contributo iniziale pubblico e la possibilità di alimentarlo successivamente nel corso della vita.
 
È un principio interessante: cominciare a pensare al futuro di un cittadino dal giorno in cui nasce.
 
Ma proprio a Maurizio Lupi, e più in generale alla maggioranza e all'intera politica italiana, bisogna rivolgere una domanda:
 
quanto di tutto questo riusciremo a trasformare in realtà?
 
Perché le intenzioni sono importanti, ma alle famiglie servono i fatti.
 
Se davvero vogliamo combattere la denatalità, allora bisogna avere il coraggio di investire risorse importanti e stabili nelle famiglie e nei figli.
 
Anche la Chiesa deve far sentire la propria voce
Anche la Chiesa, che da sempre richiama il valore della vita e della famiglia, può avere un ruolo importante.
 
Se consideriamo la famiglia una cellula fondamentale della società, non basta difenderla soltanto attraverso principi e valori.
 
Bisogna anche chiedere con forza alla politica e alla società di creare le condizioni affinché una famiglia possa vivere dignitosamente.
 
Difendere la vita significa anche aiutare concretamente una donna che desidera diventare madre.
 
Significa sostenere un padre e una madre che stanno crescendo due o tre figli.
 
Significa non lasciare sola una famiglia davanti a un mutuo, alle rette dell'asilo, ai libri scolastici, alle spese sportive e a tutte le necessità quotidiane.
 
La Chiesa può ricordare alla politica che dietro i numeri della denatalità ci sono persone, giovani coppie, madri e padri che spesso vorrebbero avere più figli ma non si sentono abbastanza sicuri per farlo.
 
Immigrazione e natalità sono due questioni diverse
Anche il tema dell'immigrazione deve essere affrontato con equilibrio e senza trasformarlo in uno scontro tra italiani e stranieri.
 
Aiutare chi arriva in Italia e aiutare le famiglie italiane non devono essere due obiettivi contrapposti.
 
Chi arriva nel nostro Paese deve essere accolto nel rispetto della dignità umana, ma deve anche rispettare le nostre leggi, contribuire alla comunità e intraprendere un serio percorso di integrazione.
 
Persone provenienti da culture e Paesi diversi possono inoltre avere abitudini familiari, aspettative e modelli di vita differenti dai nostri. Non è quindi corretto confrontare automaticamente situazioni familiari che possono essere molto diverse tra loro.
 
Ma soprattutto non possiamo pensare che l'immigrazione sia, da sola, la risposta alla denatalità italiana.
 
Se in Italia uomini e donne rinunciano ad avere figli perché costruire una famiglia è diventato troppo difficile e costoso, dobbiamo intervenire sulle cause del problema.
 
L'immigrazione è una questione.
 
La natalità italiana è un'altra.
 
E una politica seria deve essere capace di affrontarle entrambe.
 
Allo stesso tempo dobbiamo investire maggiormente nella cooperazione internazionale, aiutando le persone anche nei loro Paesi d'origine attraverso sviluppo, istruzione, infrastrutture e lavoro.
 
Aiutare una persona non dovrebbe significare dirle che l'unico futuro possibile è abbandonare la propria terra.
 
Una politica per i prossimi vent'anni
Quello che manca all'Italia è una grande politica nazionale sulla famiglia che non cambi a ogni governo.
 
Una politica pensata non per il prossimo sondaggio elettorale, ma per i prossimi vent'anni.
 
Chi decide di avere un figlio deve sapere che lo Stato sarà presente non soltanto nell'anno della nascita, ma durante la sua crescita.
 
Dall'asilo alla scuola.
 
Dallo sport all'università.
 
Dalla casa al lavoro.
 
Non servono soltanto bonus occasionali. Serve un sistema che riconosca che crescere dei figli significa anche contribuire al futuro dell'intera società.
 
Se vogliamo più bambini, dobbiamo aiutare chi desidera averli.
 
Se vogliamo che una donna possa diventare madre, dobbiamo fare in modo che la maternità non comprometta il suo futuro professionale.
 
Se vogliamo che una giovane coppia abbia il coraggio di avere il secondo o il terzo figlio, dobbiamo darle sicurezza economica, una casa, servizi e prospettive.
 
Una famiglia non si costruisce con gli slogan.
 
Si costruisce con un lavoro.
 
Con una casa.
 
Con del tempo da dedicare ai figli.
 
Con una scuola che funziona.
 
Con servizi accessibili.
 
Con una società che riconosce il valore di essere genitori.
 
E soprattutto con la certezza di non essere lasciati soli.
 
Per questo la domanda che dobbiamo rivolgere al Governo, al Parlamento, a Maurizio Lupi, alla Chiesa e a tutta la società italiana è molto semplice:
 
Vogliamo davvero che in Italia tornino a nascere più bambini?
Se la risposta è sì, allora è arrivato il momento di trasformare le parole in fatti.
 
Perché aiutare una famiglia oggi significa investire nell'Italia di domani.
Aldo
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.