Affitti agli stranieri

Tanti meratesi si lamentano oggi della forte concentrazione di bambini stranieri in alcune scuole. Ma viene da chiedersi: gli stessi meratesi che oggi protestano sono forse gli stessi che negli anni hanno affittato o venduto le proprie case a famiglie straniere? Perché, se così fosse, una domanda sorge spontanea: dove pensavano che sarebbero andate a vivere queste famiglie e dove avrebbero mandato i loro figli a scuola? Non si può voler incassare il prezzo di vendita o l'affitto di un appartamento e, contemporaneamente, pretendere di decidere chi può abitare in quel quartiere e quali scuole debba frequentare. Il problema della concentrazione scolastica va certamente affrontato, così come quello dell’integrazione e dell’apprendimento della lingua italiana. Ma prima di puntare il dito contro gli ultimi arrivati, forse sarebbe utile ricordare che la composizione di una città cambia anche in conseguenza delle scelte fatte, per anni, dagli stessi residenti. Se si ritiene che ci sia un problema di distribuzione degli alunni, si discuta di soluzioni concrete: trasporti, criteri di iscrizione, distribuzione equilibrata tra i plessi e maggiori risorse per l'integrazione. Ma la domanda fondamentale resta: se non li si voleva nel quartiere, perché gli si sono affittate o vendute le case? E, una volta che ci vivono, dove si pensa di mandarli?
Giulio
Ancora una volta il senso del servizio sulla materna di viale Verdi è travisato: l'indicazione, non didattica ma così, di buon senso, una migliore distribuzione. Che cosa c'entrano gli affitti?
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