Lettera all’ass.re Bertolaso: nuove regole liste d’attesa ma chi tutela il cittadino?

Assessore Bertolaso, la Delibera n. 6692 del 3 agosto introduce a partire dal 15 Settembre 2026, nuove regole per l’utilizzo delle prescrizioni sanitarie.
Regole che sollevano una domanda semplice ma decisiva: chi tutela il cittadino quando rispetta i tempi di prenotazione ma il sistema sanitario non è in grado di garantirgli una prestazione?
La nuova disciplina stabilisce che le prescrizioni con priorità U (urgente) devono essere utilizzate entro 10 giorni e quelle con priorità B (breve) entro 30 giorni ai fini della prenotazione. Per le priorità D e P resta il termine di 180 giorni.
Va chiarito che non si tratta del termine entro cui la prestazione deve essere effettuata, ma di quello entro cui va fatta la prenotazione.
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Ed è qui che nasce il problema.
Un cittadino riceve una prescrizione B e si attiva immediatamente. Contatta il CUP, ma gli viene comunicato che la prima disponibilità è oltre il termine previsto.
Il cittadino ha fatto la sua parte. Se il posto non c’è, la responsabilità è del sistema, non è sua.
La Lombardia dispone già di un percorso di tutela: la struttura deve cercare una soluzione presso altre strutture pubbliche o private accreditate e, quando non è possibile rispettare i tempi, può essere prevista l’erogazione in libera professione con onere a carico del SSR, secondo le condizioni stabilite.
Ma cosa succede se, nonostante la richiesta tempestiva, la disponibilità non viene trovata e nel frattempo la prescrizione scade?
Non è accettabile che al cittadino venga semplicemente detto: “La ricetta è scaduta, torni dal medico”, quando il ritardo dipende dall’incapacità del sistema di garantire un appuntamento.
La Regione deve quindi chiarire come viene registrata la data della richiesta, come viene certificata l’assenza di disponibilità, quando scatta il percorso di tutela e, soprattutto, chi controlla che venga realmente applicato.
Perché una scadenza amministrativa non può trasformarsi nella perdita di un diritto quando il cittadino ha rispettato le regole.
Appropriatezza sì, ma anche presa in carico
Non siamo contrari al lavoro necessario per garantire in modo corretto l’appropriatezza delle prescrizioni.
I controlli sono necessari e le risorse devono essere utilizzate bene.
Ma le liste d’attesa non si risolvono scaricando nuovi adempimenti sul cittadino o limitandosi a controllare le prescrizioni.
Se il problema è anche la carenza di personale, la disponibilità insufficiente delle strutture e la capacità limitata di erogare prestazioni, bisogna intervenire sull’organizzazione del sistema sanitario.
E c’è un tema che non può più essere rinviato: la presa in carico dei pazienti fragili e cronici.
Per queste persone visite, esami e controlli non sono episodi isolati, ma fanno parte di un percorso che si ripete nel tempo. Non è ragionevole costringerle ogni volta a ricominciare da capo: nuova prescrizione, nuova ricerca, nuova telefonata al CUP.
La sfida a Bertolaso: informatizzare per semplificare
È proprio qui che lanciamo la nostra proposta all’assessore Bertolaso.
L’informatizzazione della sanità deve diventare uno strumento di servizio, non soltanto di controllo.
Se uno specialista stabilisce che un paziente deve effettuare un controllo tra trenta giorni, sei mesi o un anno, perché deve essere il cittadino a ricordarsi la scadenza e cercare ogni volta un appuntamento?
Il sistema regionale dovrebbe programmare il percorso:
il medico definisce il bisogno clinico, il sistema individua la disponibilità appropriata e l’appuntamento viene inserito direttamente nel Fascicolo Sanitario Elettronico.
Questo vale soprattutto per fragili e cronici, ma può essere applicato a molte prestazioni.
Significa meno cittadini costretti a telefonare ai CUP, meno ricerca da un ospedale all’altro, meno burocrazia per medici di famiglia e specialisti e una Regione finalmente in grado di programmare le proprie risorse sulla base dei bisogni reali.
La tecnologia deve servire a questo: non solo controllare ciò che il sistema fa, ma aiutare il sistema a funzionare meglio.
Assessore Bertolaso, ora dalle regole bisogna passare ai risultati
Il cittadino che rispetta i tempi non può perdere il diritto alla prestazione perché il sistema non trova un posto.
E il paziente fragile o cronico non può essere lasciato solo a gestire un percorso che dovrebbe essere preso in carico dal servizio sanitario.
Per questo le chiediamo di fare un salto di qualità: utilizzare la digitalizzazione per organizzare, programmare e prendere in carico, trasformandola da strumento di controllo a strumento di servizio.
Una sanità efficiente non chiede al cittadino di essere più veloce, più insistente o più esperto nel districarsi tra le procedure.
È la sanità che deve organizzarsi per rispondere al bisogno di cura.
Ora la parola passa ai fatti.
Saranno le prossime settimane a dirci se la Delibera 6692 del 3 agosto 2026 rappresenterà davvero un passo avanti nella gestione delle liste d’attesa oppure se resterà l’ennesima delibera estiva, buona per gli annunci ma incapace di cambiare concretamente la vita dei cittadini.
È su questo che giudicheremo il provvedimento: non sulle intenzioni dichiarate, ma sulla capacità del sistema di garantire realmente il diritto alla cura.
SPORTELLI SALUTE LECCO E MERATE
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