Montevecchia: addio a Giovanni Sironi, il pasticcere ballerino
Montevecchia: addio a Giovanni Sironi, la memoria del paese che non aveva mai smesso di ballare
A 94 anni aveva ancora voglia di ballare. E non soltanto di ricordare quando lo faceva da giovane: Giovannino Sironi, per molti anche "Giuanéen Pasticer", alle feste di paese cercava ancora una compagna con cui scendere in pista, preferibilmente sulle note di una musica da ballo in coppia. Le chiamava affettuosamente le "riccioline", come raccontato oggi dalla ProLoco di Montevecchia sui propri canali social.

È anche attraverso questa immagine che il paese vuole ricordare Giovanni Sironi, scomparso nella notte del 9 settembre. Un volto familiare per generazioni di montevecchini, una presenza che negli ultimi anni non aveva perso né il sorriso né quella voglia di stare in mezzo agli altri che lo aveva accompagnato per tutta la vita. "Una persona gentile, generosa, piena di forza e di entusiasmo", lo ricorda la ProMontevecchia. Sempre elegante, immancabilmente con la cravatta, anche quando l'occasione avrebbe consentito un abbigliamento più informale. Un tratto che, insieme alla sua immancabile auto grigia e al sorriso con cui accoglieva chi incontrava, contribuiva a renderlo immediatamente riconoscibile.
Lo sa bene il sindaco Ivan Pendeggia, che nel suo ricordo al compaesano ha riportato alla memoria il solito rituale che seguiva ogni incontro con Giovannino alla Casetta: "Sindaco posso offrirle qualcosa da bere?". E rifiutare, racconta il primo cittadino, non era una buona idea. Dietro quella cordialità c'era un uomo che aveva fatto della socialità una parte importante della propria vita, ma anche una persona profondamente legata al luogo in cui era nato e cresciuto, tanto da diventare negli anni un riferimento per chi voleva ascoltare racconti, episodi e aneddoti della Montevecchia di un tempo.
Giovanni aveva costruito la propria vita professionale attorno alla pasticceria, un mestiere che amava e che aveva esercitato per decenni. Le sue torte e soprattutto i suoi boeri erano conosciuti ben oltre i confini di Montevecchia e avevano raggiunto anche le tavole di importanti ristoranti. Era una storia professionale che Giovannino amava raccontare, ricordando i tempi del lavoro e i clienti di un'epoca diversa. "Mi raccontava dei boeri, della pasticceria e dei clienti importanti di un tempo", ricorda Pendeggia.
Ma il lavoro non aveva mai cancellato il legame con il paese. Al contrario, il suo grande amore per la vita è stato proprio Montevecchia: le persone conosciute, le vicende del paese, le tradizioni, i luoghi e quei prodotti che considerava parte dell'identità locale. La ProLoco ricorda anche la sua passione per il buon vino e per i tradizionali formaggini, oltre a quella per la natura, i fiori e i loro profumi. Un rapporto con il territorio che aveva trovato espressione anche nella scrittura. Sironi aveva infatti dedicato al suo amato paese una poesia dal titolo "Montevecchia vista da Giovannino", in cui lo descrive come lo specchio di ogni bellezza del creato.
Sarà forse questo uno dei modi più autentici per ricordarlo, attraverso le parole che aveva scelto lui stesso per raccontare il paese a cui era rimasto così legato. Per questo la sua scomparsa lascia un vuoto che va oltre la cerchia degli amici e dei conoscenti. "Per il paese una fonte inesauribile di positività e voglia di vivere, ma anche uno dei custodi della storia del nostro paese", scrive il sindaco Pendeggia nel suo ricordo.
È forse questa la doppia eredità lasciata da Giovannino: da una parte la memoria di ciò che Montevecchia è stata, dall'altra l'esempio di chi, anche arrivato a 94 anni, continuava a viverla con curiosità e partecipazione. E proprio il ballo, la sua grande passione, racconta meglio di molte altre cose il suo modo di stare al mondo. Continuava a chiedere che a Montevecchia si organizzassero serate danzanti, con l'unica condizione di scegliere canzoni che gli permettessero di ballare in coppia. Perché Giovannino non voleva soltanto assistere alle feste del paese. Voleva ancora partecipare. E magari, come tante altre volte, trovare una "ricciolina" con cui scendere in pista.
A 94 anni aveva ancora voglia di ballare. E non soltanto di ricordare quando lo faceva da giovane: Giovannino Sironi, per molti anche "Giuanéen Pasticer", alle feste di paese cercava ancora una compagna con cui scendere in pista, preferibilmente sulle note di una musica da ballo in coppia. Le chiamava affettuosamente le "riccioline", come raccontato oggi dalla ProLoco di Montevecchia sui propri canali social.

È anche attraverso questa immagine che il paese vuole ricordare Giovanni Sironi, scomparso nella notte del 9 settembre. Un volto familiare per generazioni di montevecchini, una presenza che negli ultimi anni non aveva perso né il sorriso né quella voglia di stare in mezzo agli altri che lo aveva accompagnato per tutta la vita. "Una persona gentile, generosa, piena di forza e di entusiasmo", lo ricorda la ProMontevecchia. Sempre elegante, immancabilmente con la cravatta, anche quando l'occasione avrebbe consentito un abbigliamento più informale. Un tratto che, insieme alla sua immancabile auto grigia e al sorriso con cui accoglieva chi incontrava, contribuiva a renderlo immediatamente riconoscibile.
Lo sa bene il sindaco Ivan Pendeggia, che nel suo ricordo al compaesano ha riportato alla memoria il solito rituale che seguiva ogni incontro con Giovannino alla Casetta: "Sindaco posso offrirle qualcosa da bere?". E rifiutare, racconta il primo cittadino, non era una buona idea. Dietro quella cordialità c'era un uomo che aveva fatto della socialità una parte importante della propria vita, ma anche una persona profondamente legata al luogo in cui era nato e cresciuto, tanto da diventare negli anni un riferimento per chi voleva ascoltare racconti, episodi e aneddoti della Montevecchia di un tempo.
Giovanni aveva costruito la propria vita professionale attorno alla pasticceria, un mestiere che amava e che aveva esercitato per decenni. Le sue torte e soprattutto i suoi boeri erano conosciuti ben oltre i confini di Montevecchia e avevano raggiunto anche le tavole di importanti ristoranti. Era una storia professionale che Giovannino amava raccontare, ricordando i tempi del lavoro e i clienti di un'epoca diversa. "Mi raccontava dei boeri, della pasticceria e dei clienti importanti di un tempo", ricorda Pendeggia.
Ma il lavoro non aveva mai cancellato il legame con il paese. Al contrario, il suo grande amore per la vita è stato proprio Montevecchia: le persone conosciute, le vicende del paese, le tradizioni, i luoghi e quei prodotti che considerava parte dell'identità locale. La ProLoco ricorda anche la sua passione per il buon vino e per i tradizionali formaggini, oltre a quella per la natura, i fiori e i loro profumi. Un rapporto con il territorio che aveva trovato espressione anche nella scrittura. Sironi aveva infatti dedicato al suo amato paese una poesia dal titolo "Montevecchia vista da Giovannino", in cui lo descrive come lo specchio di ogni bellezza del creato.

È forse questa la doppia eredità lasciata da Giovannino: da una parte la memoria di ciò che Montevecchia è stata, dall'altra l'esempio di chi, anche arrivato a 94 anni, continuava a viverla con curiosità e partecipazione. E proprio il ballo, la sua grande passione, racconta meglio di molte altre cose il suo modo di stare al mondo. Continuava a chiedere che a Montevecchia si organizzassero serate danzanti, con l'unica condizione di scegliere canzoni che gli permettessero di ballare in coppia. Perché Giovannino non voleva soltanto assistere alle feste del paese. Voleva ancora partecipare. E magari, come tante altre volte, trovare una "ricciolina" con cui scendere in pista.
M.Pen.
























