Asilo Viale Verdi: contare i cognomi non è sufficiente
Asilo: a che serve l'articolo?Buongiorno Direttore,
sul tema dell'asilo di Viale Verdi c'è un primo, fondamentale dato che manca nel vostro articolo: con quale criterio avete stabilito chi è italiano e chi no?
Avete verificato le cittadinanze? Avete analizzato le anagrafi? O la redazione si è limitata a scorrere la lista degli iscritti andando a caccia di "Fumagalli" e "Brambilla"? C'è la concreta possibilità che i bambini italiani siano ben più degli otto citati. Come avete catalogato, ad esempio, i figli di coppie miste che magari portano un cognome straniero, ma sono italianissimi a tutti gli effetti, finiti inevitabilmente nel mucchio? E come considerate i bambini di seconda o terza generazione, nati qui, che parlano perfettamente la nostra lingua e che il presunto "Paese d'origine" lo hanno visto solo col binocolo? Se un giornale pubblica statistiche così categoriche per denunciare uno squilibrio, ha il dovere di dare contezza delle proprie fonti.
C'è poi un secondo aspetto, umano e deontologico. Vi invito a mettervi nei panni dei genitori di questi bambini. Persone che vivono e lavorano qui, e che probabilmente leggono la vostra testata. Immaginate cosa significhi aprire il giornale locale e scoprire che il proprio figlio è considerato un "problema" strutturale, l'ingranaggio che innesca un "ghetto al contrario". Immaginate di sentirvi etichettati, nemmeno troppo velatamente, come genitori inadeguati, menefreghisti che non aiutano i figli a casa e che, per questo, diventano l'ostacolo che fa rimanere indietro l'intera classe. Avete preso decine di famiglie e bambini di 3, 4 e 5 anni e li avete buttati in un tritacarne mediatico per confezionare un allarme, senza porvi il minimo problema delle ricadute umane.
Aggiungo una postilla sulle presunte difficoltà didattiche: lascerei queste valutazioni in capo al corpo insegnanti dell'istituto, che non sono certo al primo anno di fronte a queste sfide. Stanno lavorando quotidianamente per creare le basi dei cittadini di domani e non hanno alcun bisogno di sentirsi dire, più o meno esplicitamente, che il loro asilo è di "serie B" solo perché ci sono pochi italiani all'interno.
Infine, e questo è il nodo centrale: a che serve l'articolo?
Il calo demografico delle famiglie (non solo italiane) è una cruda e semplice realtà statistica. Possiamo anche montarci sopra il teatrino della politica locale, ma non capisco davvero di cosa ci dovremmo stupire davanti a questi numeri.
A meno che l'obiettivo dell'articolo non sia semplicemente quello di piangerci addosso e raccontarci dei cari vecchi tempi in cui si andava all'oratorio e c'erano solo il Mario, l'Arturo, l'Enrico e il Paolo.
Chiunque abbia un figlio under 10 sa benissimo che ormai le classi, dall'asilo nido in su, sono multiculturali. Il nostro territorio sono decenni che richiama lavoratori da fuori: prima c'erano i meridionali, poi quelli dell'Est, ora l'immigrazione nordafricana (Marocco, Egitto e Algeria in primis). Ma prendersela con dei bambini dell'asilo, francamente, mi giunge nuova.
sul tema dell'asilo di Viale Verdi c'è un primo, fondamentale dato che manca nel vostro articolo: con quale criterio avete stabilito chi è italiano e chi no?
Avete verificato le cittadinanze? Avete analizzato le anagrafi? O la redazione si è limitata a scorrere la lista degli iscritti andando a caccia di "Fumagalli" e "Brambilla"? C'è la concreta possibilità che i bambini italiani siano ben più degli otto citati. Come avete catalogato, ad esempio, i figli di coppie miste che magari portano un cognome straniero, ma sono italianissimi a tutti gli effetti, finiti inevitabilmente nel mucchio? E come considerate i bambini di seconda o terza generazione, nati qui, che parlano perfettamente la nostra lingua e che il presunto "Paese d'origine" lo hanno visto solo col binocolo? Se un giornale pubblica statistiche così categoriche per denunciare uno squilibrio, ha il dovere di dare contezza delle proprie fonti.
C'è poi un secondo aspetto, umano e deontologico. Vi invito a mettervi nei panni dei genitori di questi bambini. Persone che vivono e lavorano qui, e che probabilmente leggono la vostra testata. Immaginate cosa significhi aprire il giornale locale e scoprire che il proprio figlio è considerato un "problema" strutturale, l'ingranaggio che innesca un "ghetto al contrario". Immaginate di sentirvi etichettati, nemmeno troppo velatamente, come genitori inadeguati, menefreghisti che non aiutano i figli a casa e che, per questo, diventano l'ostacolo che fa rimanere indietro l'intera classe. Avete preso decine di famiglie e bambini di 3, 4 e 5 anni e li avete buttati in un tritacarne mediatico per confezionare un allarme, senza porvi il minimo problema delle ricadute umane.
Aggiungo una postilla sulle presunte difficoltà didattiche: lascerei queste valutazioni in capo al corpo insegnanti dell'istituto, che non sono certo al primo anno di fronte a queste sfide. Stanno lavorando quotidianamente per creare le basi dei cittadini di domani e non hanno alcun bisogno di sentirsi dire, più o meno esplicitamente, che il loro asilo è di "serie B" solo perché ci sono pochi italiani all'interno.
Infine, e questo è il nodo centrale: a che serve l'articolo?
Il calo demografico delle famiglie (non solo italiane) è una cruda e semplice realtà statistica. Possiamo anche montarci sopra il teatrino della politica locale, ma non capisco davvero di cosa ci dovremmo stupire davanti a questi numeri.
A meno che l'obiettivo dell'articolo non sia semplicemente quello di piangerci addosso e raccontarci dei cari vecchi tempi in cui si andava all'oratorio e c'erano solo il Mario, l'Arturo, l'Enrico e il Paolo.
Chiunque abbia un figlio under 10 sa benissimo che ormai le classi, dall'asilo nido in su, sono multiculturali. Il nostro territorio sono decenni che richiama lavoratori da fuori: prima c'erano i meridionali, poi quelli dell'Est, ora l'immigrazione nordafricana (Marocco, Egitto e Algeria in primis). Ma prendersela con dei bambini dell'asilo, francamente, mi giunge nuova.
Francesco Cattaneo
Abbiamo precisato nell'articolo che possono esserci bambini figli di coppie miste e certo non possiamo chiedere a tutti lo stato di famiglia e il certificato di nascita. Detto ciò scorrendo le liste degli iscritti non si incontrano né un Fumagalli né un Brambilla. Quello che abbiamo cercato di evidenziare è lo squilibrio esistente. In Italia un residente su dieci è di origine straniera. All'asilo di viale Verdi sette iscritti su otto sono di famiglie di origine straniera. Tutto qui. A Sartirana il rapporto è inverso. Perchè? E' giusto così? Tra breve viale Verdi sarà solo per immigrati, per quanto ottimi lavoratori, rispettosi di leggi e regolamenti? Non si vuole guardare indietro, ma un minimo di gestione del fenomeno ci sembra necessario. Senza entrare in campi che non conosciamo come la religione praticata, l'osservanza di tradizioni, dal Natale alla Pasqua ecc. ecc.
























