Tanto tuonò che piovve
Gentile Direttore.
Il "vizietto" dei governi tutti di cacciare dagli schermi giornalisti, attori varia umanità, si perde nella notte dei tempi. Tognazzi e Vianello furono banditi dagli schermi per anni per una battuta troppo sagace nei confronti del Presidente Gronchi, persino il Principe Antonio De Curtis fu cacciato a causa ironia nei confronti di Lauro, a Dario Fo e Franca Rame tolsero la Canzonissima nel 1962 per un monologo che denunciava i morti sul lavoro; E poi Biagi, Santoro, Fazio, Giannini, Bianca Berlinguer, Maurizio Crozza, perché sgraditissimi, invece il pessimo Vespa occupa gli schermi da sessant'anni, non certo perché capace; persino al "Maestrone" Guccini censurarono il capolavoro "DIO è morto" che venne trasmesso da radio Vaticana, pare su interessamento di Papa Montini. Con Ranucci si è superato il limite, la macchina della propaganda filo governativa manovrata dai soliti fogliacci ha riempito la nostra estate di ricostruzioni farlocche sul passato presente e futuro del giornalista, sino alla cacciata senza motivazioni oggettive dello stesso, firmato dal responsabile degli approfondimenti RAI Corsini che si dichiarò militante di FDL prima che giornalista. Come scritto nel mio precedente intervento ritengo inspiegabile che un giornalista quale era e rimane il Sigfrido, potesse cadere in un trappolone di quella portata, certo Lavitola è abilissimo, però un minimo di indagine sul personaggio sarebbe stata d'obbligo, altro che amico. Mi riesce difficile non credere che ci sia stata una regia a via Della Scrofa in tutta la vicenda, io lo so ma non ho le prove (cit. PP Pasolini) però gli indizi ci sono: dichiarazioni di La Russa, Fidanza, Mollicone, che ha ringraziato "la verità" e altri vicini al regime, per la campagna di denigrazione di giugno, luglio e agosto, e poi l'inutile Tajani, il caporale già capitano si sono aggiunti al coro.
Meloni ha aperto la campagna elettorale autocelebrandosi, senza aver ottenuto il minimo risultato, quattro anni buttati, nel comiziaccio di
Bari oltre ai soliti attacchi alla sinistra, ai magistrati e alle persone senzienti, non importa se il carrello della spesa è sempre più vuoto e costoso, il debito pubblico italiano ha sfondato il tetto del 138% del PIL, media UE 81%, interessi di 1300.00 per italiano. In 1413 giorni di nulla, l'industria è crollata, i salari hanno perso il 6%, mentre Giorgetta "concionava" la folla a Bari partivano lettere di licenziamento per 2500 dipendenti dell'indotto ex Ilva. Il mio amico ultranovantenne Cek di Stay ha così commentato: però ghe vor un bel bech.
Grazie per l'attenzione.
Il "vizietto" dei governi tutti di cacciare dagli schermi giornalisti, attori varia umanità, si perde nella notte dei tempi. Tognazzi e Vianello furono banditi dagli schermi per anni per una battuta troppo sagace nei confronti del Presidente Gronchi, persino il Principe Antonio De Curtis fu cacciato a causa ironia nei confronti di Lauro, a Dario Fo e Franca Rame tolsero la Canzonissima nel 1962 per un monologo che denunciava i morti sul lavoro; E poi Biagi, Santoro, Fazio, Giannini, Bianca Berlinguer, Maurizio Crozza, perché sgraditissimi, invece il pessimo Vespa occupa gli schermi da sessant'anni, non certo perché capace; persino al "Maestrone" Guccini censurarono il capolavoro "DIO è morto" che venne trasmesso da radio Vaticana, pare su interessamento di Papa Montini. Con Ranucci si è superato il limite, la macchina della propaganda filo governativa manovrata dai soliti fogliacci ha riempito la nostra estate di ricostruzioni farlocche sul passato presente e futuro del giornalista, sino alla cacciata senza motivazioni oggettive dello stesso, firmato dal responsabile degli approfondimenti RAI Corsini che si dichiarò militante di FDL prima che giornalista. Come scritto nel mio precedente intervento ritengo inspiegabile che un giornalista quale era e rimane il Sigfrido, potesse cadere in un trappolone di quella portata, certo Lavitola è abilissimo, però un minimo di indagine sul personaggio sarebbe stata d'obbligo, altro che amico. Mi riesce difficile non credere che ci sia stata una regia a via Della Scrofa in tutta la vicenda, io lo so ma non ho le prove (cit. PP Pasolini) però gli indizi ci sono: dichiarazioni di La Russa, Fidanza, Mollicone, che ha ringraziato "la verità" e altri vicini al regime, per la campagna di denigrazione di giugno, luglio e agosto, e poi l'inutile Tajani, il caporale già capitano si sono aggiunti al coro.
Meloni ha aperto la campagna elettorale autocelebrandosi, senza aver ottenuto il minimo risultato, quattro anni buttati, nel comiziaccio di
Bari oltre ai soliti attacchi alla sinistra, ai magistrati e alle persone senzienti, non importa se il carrello della spesa è sempre più vuoto e costoso, il debito pubblico italiano ha sfondato il tetto del 138% del PIL, media UE 81%, interessi di 1300.00 per italiano. In 1413 giorni di nulla, l'industria è crollata, i salari hanno perso il 6%, mentre Giorgetta "concionava" la folla a Bari partivano lettere di licenziamento per 2500 dipendenti dell'indotto ex Ilva. Il mio amico ultranovantenne Cek di Stay ha così commentato: però ghe vor un bel bech.
Grazie per l'attenzione.
Fulvio Magni

























