"Prospettive per Merate" sull'asilo: l'integrazione non si fa con slogan e slide ma con fondi adeguati e programmazione

Viale Verdi: meno propaganda, più attenzione ai problemi
La risposta del Sindaco e dell’Amministrazione comunale all’articolo di Merateonline non convince ma soprattutto rafforza in noi le preoccupazioni che già l’anno scorso, numeri alla mano, evidenziammo in Consiglio comunale.
Non perché non sia legittimo difendere il lavoro delle insegnanti o valorizzare gli investimenti fatti nel plesso di Viale Verdi. Al contrario: nessuno mette in discussione il valore del personale scolastico, né il fatto che ambienti più belli e funzionali possano contribuire positivamente alla qualità dell’esperienza educativa.
Il problema è un altro.
Di fronte a una questione sollevata pubblicamente — la fortissima concentrazione di bambini di origine straniera in un plesso rispetto ad altri plessi cittadini — l'Amministrazione risponde principalmente parlando di arredi, spazi, laboratori e di un investimento da 200.000 euro.
Ma cambiare gli ambienti non significa automaticamente risolvere i problemi educativi, linguistici e sociali che una concentrazione particolarmente elevata può comportare.
E soprattutto non significa che quei problemi non esistano.
Sarebbe più serio ammetterlo.
La replica dell'Amministrazione sembra invece voler trasformare una discussione sulla composizione dell'utenza e sull'equilibrio tra i plessi in una contrapposizione tra chi vuole l'integrazione e chi, invece, la ostacolerebbe.
Non è così.
Porre il problema dell'equilibrio nella distribuzione degli alunni non significa discriminare i bambini stranieri. Significa interrogarsi sulle condizioni nelle quali l'integrazione può funzionare meglio.
Perché l'integrazione non è un concetto astratto.
Significa mettere insieme bambini che arrivano da famiglie con storie, lingue, abitudini e livelli di conoscenza dell'italiano differenti, accompagnandoli in un percorso comune. È un lavoro educativo complesso, che richiede strumenti, risorse e un'attenta organizzazione.
E proprio per questo sarebbe stato più utile ascoltare le preoccupazioni espresse già a suo tempo e poi riprese nell'articolo, anziché liquidarle come «allarmismi».
Il Sindaco afferma che il Comune non può orientare la scelta delle famiglie. È vero, ma è una risposta parziale.
Nessuno sostiene che il Comune debba imporre ai genitori dove iscrivere i propri figli.
La domanda politica è un'altra: che cosa può fare l'Amministrazione per evitare che nel tempo si determini una concentrazione così marcata in un singolo plesso?
Può intervenire sull'offerta dei servizi, sul trasporto scolastico, sulla comunicazione alle famiglie, sull'organizzazione dei plessi, sul sostegno alla didattica e sul coordinamento con l'istituzione scolastica.
Può soprattutto affrontare il problema prima che diventi strutturale.
Dire che «le famiglie scelgono liberamente» non esaurisce quindi la responsabilità politica dell'Amministrazione.
Anzi, se il Comune riconosce — come afferma nella propria replica — che tutti i plessi devono essere attrattivi e che occorre un maggiore equilibrio nelle iscrizioni, dovrebbe spiegare quali azioni concrete intenda mettere in campo per raggiungere questo obiettivo.
Perché 200.000 euro di investimento su Viale Verdi sono certamente una buona notizia, tant’è che ne abbiamo approvato lo stanziamento
Ma non sono la risposta alla domanda che è stata posta.
E sarebbe sbagliato utilizzare quell'investimento come una sorta di certificazione preventiva della qualità della scuola o, peggio, come argomento per evitare il confronto sui problemi evidenziati.
Una scuola nuova, con arredi nuovi e spazi innovativi, resta una scuola che deve confrontarsi con la propria composizione sociale e linguistica.
Il nostro compito, come minoranza, non è dire che «va tutto bene» quando vengono spesi dei soldi.
È verificare se quelle risorse producano effettivamente i risultati attesi.
E allo stesso modo non dobbiamo avere paura di discutere di integrazione.
Affermare che esistono difficoltà linguistiche o relazionali legate a una particolare composizione dell'utenza non significa attribuire colpe ai bambini. Significa riconoscere una realtà e chiedersi come governarla.
Il vero errore sarebbe far finta che il problema non esista per paura di essere accusati di discriminazione.
Non servono sarcasmo, lezioni di integrazione o autocelebrazioni.
E nemmeno serve contrapporre chi difende la scuola a chi la critica.
Chi solleva un problema non sta necessariamente attaccando una scuola. Può semplicemente chiedere che quel problema venga affrontato.
Come minoranza continueremo quindi a sostenere ogni investimento utile a migliorare le scuole cittadine, ma continueremo anche a chiedere trasparenza sui risultati, attenzione alle criticità e una politica capace di guardare ai problemi prima che diventino emergenze.
Perché l'integrazione non si fa con gli slogan, non si fa con le slides e nemmeno con 200.000 euro di arredi.
Si fa con una programmazione seria, con risorse adeguate, con il coinvolgimento delle famiglie e degli insegnanti e, soprattutto, con la capacità di riconoscere i problemi senza paura di chiamarli per nome.
I consiglieri comunali, Panzeri Massimo – Panzeri Paola – Casaletto A. 
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