Petrolio e altre furbizie

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Articolo: Petrolio e altre furbizie

Petrolio e altre furbizie: una replica con i dati reali Non per difendere le compagnie petrolifere, ma Massimo i dati proprio non li sa leggere. Il barile si quota in dollari, non in euro. Per fare confronti seri bisogna considerare il tasso di cambio: Nel 2008 il barile viaggiava a una media di 97,26 $, ma con l'Euro forte a 1,47 valeva appena 66,13 € (al picco record di 147 $ arrivò a circa 93 €). Oggi il dollaro è molto più forte: a 95,52 $, per noi europei quel barile costa 82,20 €. Capito come incide il cambio valutario sul costo reale della materia prima? I prezzi alla pompa e il salasso dello Stato. Nel 2008 la benzina costava 1,115 €/l, di cui circa 0,75 € tra accise e IVA. Oggi siamo attorno a 1,80–2,00 €/l, con oltre 1,05 € assorbiti dal fisco. L'accisa è salita di oltre 16 centesimi per finanziare emergenze e terremoti passati (decreto Salva Italia in testa): rincari nati come provvisori e diventati permanenti. Cosa dovrebbe fare la politica invece delle chiacchiere? Tagliare le accise, come promesso solennemente in campagna elettorale. Oggi quell'imposta confluisce nel bilancio generale dello Stato e finisce a finanziare spese correnti, il riarmo europeo e una guerra a oltranza in Ucraina. La scelta miope di interrompere i flussi diretti con Russia e Iran non ha fermato il petrolio, ma ha solo creato triangolazioni e intermediari che gonfiano i costi di raffinazione e trasporto scaricandoli sui cittadini. Se si vuole la pace servono diplomazia, referendum verificati nelle zone contese (come il Donbass) e la fine di questa retorica bellica che porta l'Europa al suicidio economico. Il bluff della tassa sugli "extraprofitti". Chi decide qual è il confine tra un profitto ordinario e un "extraprofitto"? Qual è la soglia? Tassare arbitrariamente i margini quando il mercato sale (dimenticandosi di rimborsare le perdite quando crolla) è pura demagogia che allontana gli investimenti e non risolve di un centesimo il prezzo alla pompa. 
Carlo
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