Nuovo Ponte: tanti progetti ma il tema è la localizzazione non condivisa dal territorio

La Rete Occhio al Ponte (*) prende atto del folto gruppo di proposte, verosimilmente di notevole prestigio architettonico, giunte al Concorso di Progettazione per la costruzione del nuovo ponte sull’Adda. Ma il punto, per la Rete, non è la qualità delle proposte né il confronto tra le diverse soluzioni progettuali. L’obiezione sta a monte: sono i requisiti stessi del bando ad aver già dato per acquisita una localizzazione che il territorio non condivide.

Il bando, infatti, indirizza la progettazione verso la realizzazione del nuovo ponte a meno di 20 metri dal ponte San Michele, trasformando in un presupposto progettuale una scelta sulla quale non vi è mai stata una reale condivisione con il territorio, nonostante le contrarietà e le alternative espresse da tutti i Sindaci dei Comuni coinvolti.

È questo il punto che Regione Lombardia continua a ignorare. Non si tratta di discutere, a valle, di come progettare al meglio un ponte la cui collocazione è già stata fissata. La questione è se quella sia la collocazione giusta. E su questo interrogativo, che dovrebbe essere preliminare a qualsiasi concorso di progettazione, la Regione non ha dato risposte convincenti né ha realmente preso in considerazione le alternative proposte dal territorio.

Gli approfondimenti raccolti in questi mesi – dalle analisi sul traffico atteso ai dubbi legati ai rigidi vincoli imposti da RFI – rafforzano la convinzione che la strada intrapresa sia sbagliata. A fronte di un considerevole esborso di risorse pubbliche, il nuovo collegamento rischia non solo di non risolvere la congestione del traffico, ma di aggravarla, compromettendo ulteriormente la vivibilità dei paesi adiacenti.

A questo si aggiungono le perplessità sulla complessità della manutenzione di un ponte promiscuo e le incognite sul futuro del ponte San Michele, dalla sua manutenzione alle possibili criticità delle sue fondazioni. Mentre si procede a progettare una nuova infrastruttura, resta infatti senza una risposta adeguata la questione della conservazione e del futuro dell’attuale ponte.

La Rete Occhio al Ponte ritiene pertanto che il numero e il prestigio delle proposte presentate non possano essere utilizzati come una sorta di legittimazione della scelta compiuta. Un concorso di progettazione non può sanare a posteriori una decisione sulla localizzazione che il territorio non ha condiviso.

La questione, dunque, non è scegliere il progetto migliore tra quelli presentati. È chiedersi se sia corretto progettare proprio lì. E finché questa domanda non avrà trovato una risposta attraverso un confronto reale con il territorio e con le alternative già avanzate, riteniamo che Regione Lombardia non possa considerare chiusa la discussione. 

 * La Rete Occhio al Ponte nasce nell’aprile 2026 per rispondere all’esigenza di cittadini, associazioni, imprese e rappresentanze politiche di richiamare l’attenzione – da qui il nome – sugli effetti che il nuovo enorme ponte, a meno di 20 metri dal ponte San Michele, avrebbe sul territorio. La Rete ha organizzato una manifestazione nell’aprile 2026 e un convegno all’inizio di luglio.
Rete Occhio al Ponte
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