Enrica Ceppi, mamma antifascista del Leoncavallo: "Io sono mia"

Enrica Ceppi sosta spesso sulle panchine rosse di viale Lombardia. 
In attesa del presidio di martedì 1 settembre indetto dall’associazione L’altra metà del cielo esprime le sue considerazioni sulla situazione attuale dei femminicidi. 
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A destra seduta sulla panchina, Enrica Ceppi

Cosa pensa di questa escalation?
“Mi chiedo perché non dovrebbero accadere, visti i principi e concetti predominanti”.
Che sarebbero…?
“Quelli che vedono il maschio come espressione di forza, colui che sa tutto e va in giro per il mondo a portare la democrazia con le bombe”.
Ma non c’è stato qualche cambiamento in questi anni da un punto di vista culturale? 
“Sono solo cambiamenti marginali, che non incidono e non danno luogo a un cambiamento vero. Non che mi aspettassi chissà che, ma un livello simile non l’avevo immaginato. Siamo ancora fermi all’idea che le donne devono stare al loro posto…”.
Ma quale sarebbe il loro posto? Una volta era la famiglia con i figli, oggi figli non se ne fanno più…
“Già, e infatti vengono criticate per questo. Si dice che sono delle sciamannate… E se sono le donne migranti a farli si grida al cambiamento etnico. Sono nata in un’epoca in cui si propagandavano i sacri principi che ancora oggi vengono esaltati, ovvero che bisogna fare figli per dare soldati alla patria”.
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Enrica Ceppi con il sindaco Mattia Salvioni

Il presidio sta per iniziare. Enrica Ceppi conclude con una affermazione identitaria:
“Sono femminista e ho fatto parte del gruppo delle mamme antifasciste del Leoncavallo. Andavo a manifestare gridando ‘io sono mia’”.
A quell’epoca, ovvero negli anni 70, il termine femminicidio non era stato ancora coniato. 
In quegli anni furono diverse le leggi che contribuirono a cambiare la condizione femminile. Basti citare l’introduzione del divorzio, il diritto di famiglia che sancì la parità giuridica tra i coniugi, la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e altre ancora.
Ma per l’abrogazione del matrimonio riparatore e del delitto d’onore bisognerà aspettare il 1981.
L’uso del termine “femminicidio” per indicare un crimine motivato da ragioni di genere è stato introdotto nel 2001, ma si è diffuso nella lingua italiana solo a partire dal 2008.
Nel 2023 l’Istituto Treccani la proclamò “parola dell’anno” per porre l’attenzione sul tema della violenza di genere e nel 2026 è risultata la voce più consultata sul portale dello stesso Istituto. 
A.Vi.
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