Anche questa è democrazia
Articolo: Fare politica
Sig. Fabiano ..., il 28,34% lo ricordo perfettamente, non si preoccupi. E, visto che sembra attribuire tanta importanza ai numeri, mi permetta una piccola provocazione: 28,34% è comunque qualcosa in più dello 0%. Io mi sono candidato, ho messo nome e cognome, idee e proposte davanti ai cittadini e ho accettato il loro giudizio. Di lei, che interviene firmandosi soltanto con il nome, non conosco né il percorso né il contributo alla vita politica del paese. Magari è ben superiore al mio, ma mi è impossibile valutarlo. Del resto, la storia politica dovrebbe insegnare una certa prudenza quando si usano le percentuali elettorali per stabilire il valore delle idee o delle persone: forze politiche che hanno poi raggiunto percentuali molto importanti e responsabilità di governo sono partite da percentuali vicine al 2%. Se il consenso di oggi stabilisse chi ha diritto di fare politica domani, la democrazia sarebbe una cosa piuttosto curiosa. Il 28,34% stabilisce che abbiamo perso le elezioni. Lo abbiamo accettato e non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscerlo. Ma in democrazia chi vince amministra e chi perde esercita il proprio ruolo di opposizione. E fare opposizione significa controllare, segnalare ciò che non funziona, avanzare proposte e criticare le scelte dell'Amministrazione quando lo si ritiene necessario. Se per lei questo significa «non aver capito come si fa politica», abbiamo semplicemente due concezioni diverse del ruolo dell'opposizione. Quanto al Comune vicino e al suo Sindaco, la battuta può anche strappare un sorriso, ma non risponde alla questione. Se un altro Comune ha adottato una soluzione efficace a uno specifico problema, credo sia intelligente valutarla indipendentemente da chi lo amministri. Una buona soluzione non diventa cattiva perché adottata da un Sindaco che politicamente non ci piace. Ma la cosa più interessante è un'altra. Siamo partiti da un divano e un materasso abbandonati davanti al Municipio e dalla domanda su come prevenire il ripetersi di questi comportamenti. Da allora ho letto considerazioni sulla «triste opposizione», sul risultato delle elezioni, sulle mie capacità politiche e adesso anche ironia sugli amministratori dei Comuni vicini. Sul problema concreto, invece, continuiamo a leggere molto poco. Quindi continuate pure a ricordarmi il 28,34%. Io continuerò serenamente a fare quello per cui sono stato eletto: controllare, fare proposte e, quando serve, criticare chi amministra. Poi, come sempre, saranno i cittadini alle prossime elezioni a giudicare il lavoro di tutti. Anche questo si chiama democrazia.
Sig. Fabiano ..., il 28,34% lo ricordo perfettamente, non si preoccupi. E, visto che sembra attribuire tanta importanza ai numeri, mi permetta una piccola provocazione: 28,34% è comunque qualcosa in più dello 0%. Io mi sono candidato, ho messo nome e cognome, idee e proposte davanti ai cittadini e ho accettato il loro giudizio. Di lei, che interviene firmandosi soltanto con il nome, non conosco né il percorso né il contributo alla vita politica del paese. Magari è ben superiore al mio, ma mi è impossibile valutarlo. Del resto, la storia politica dovrebbe insegnare una certa prudenza quando si usano le percentuali elettorali per stabilire il valore delle idee o delle persone: forze politiche che hanno poi raggiunto percentuali molto importanti e responsabilità di governo sono partite da percentuali vicine al 2%. Se il consenso di oggi stabilisse chi ha diritto di fare politica domani, la democrazia sarebbe una cosa piuttosto curiosa. Il 28,34% stabilisce che abbiamo perso le elezioni. Lo abbiamo accettato e non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscerlo. Ma in democrazia chi vince amministra e chi perde esercita il proprio ruolo di opposizione. E fare opposizione significa controllare, segnalare ciò che non funziona, avanzare proposte e criticare le scelte dell'Amministrazione quando lo si ritiene necessario. Se per lei questo significa «non aver capito come si fa politica», abbiamo semplicemente due concezioni diverse del ruolo dell'opposizione. Quanto al Comune vicino e al suo Sindaco, la battuta può anche strappare un sorriso, ma non risponde alla questione. Se un altro Comune ha adottato una soluzione efficace a uno specifico problema, credo sia intelligente valutarla indipendentemente da chi lo amministri. Una buona soluzione non diventa cattiva perché adottata da un Sindaco che politicamente non ci piace. Ma la cosa più interessante è un'altra. Siamo partiti da un divano e un materasso abbandonati davanti al Municipio e dalla domanda su come prevenire il ripetersi di questi comportamenti. Da allora ho letto considerazioni sulla «triste opposizione», sul risultato delle elezioni, sulle mie capacità politiche e adesso anche ironia sugli amministratori dei Comuni vicini. Sul problema concreto, invece, continuiamo a leggere molto poco. Quindi continuate pure a ricordarmi il 28,34%. Io continuerò serenamente a fare quello per cui sono stato eletto: controllare, fare proposte e, quando serve, criticare chi amministra. Poi, come sempre, saranno i cittadini alle prossime elezioni a giudicare il lavoro di tutti. Anche questo si chiama democrazia.
Marco Riva
























