La rivincita sulla diagnosi e le “Parole al limite” di Silvia Schenatti, avvocato penalista di Olgiate Molgora
Nata nel 1992, Silvia Schenatti ha ricevuto fin dai primi giorni di vita una diagnosi di tetraparesi spastico-distonica: le complicanze durante il parto avevano provocato una carenza di ossigeno al cervello, compromettendo alcune aree che non si sono mai pienamente sviluppate. Il quadro clinico sembrava già tracciare i confini del suo futuro: niente cammino, niente parola, niente lettura, niente scrittura.
Per Silvia, però, quella diagnosi non è mai stata una definizione della propria persona, ma il punto di partenza di un percorso per rimettere in discussione i preconcetti sulla disabilità. I fatti hanno smentito le previsioni, una dopo l'altra: le avevano detto che non avrebbe parlato, e invece oggi è un avvocato, laureata con lode in Giurisprudenza con una tesi in diritto penale. Le avevano detto che non avrebbe camminato, e invece la montagna è una delle sue più grandi passioni. Le avevano detto che non avrebbe letto né scritto, e invece oggi quelle parole sono diventate il cuore del suo progetto, ""Parole al limite", e dei suoi thriller.
E’ proprio dalla passione per la scrittura che nasce il blog, uno spazio pensato per andare oltre le apparenze: «Volevo dare spazio e continuità alla mia passione per la scrittura, che già sfogavo attraverso la stesura di romanzi, in un modo diverso e più “smart”» racconta Silvia.

Anche il nome scelto racchiude la filosofia che accompagna l'intero progetto e, inevitabilmente, richiama la sua esperienza personale «Il nome ha un doppio risvolto: da un lato allude al significato lato delle parole, quella che i giuristi chiamerebbero "interpretazione estensiva"» spiega. C'è però anche un secondo livello di lettura racchiuso nella punteggiatura: «La virgola dopo "Parole" non è lì per caso, sottintende che la comunicazione verbale non è indispensabile: al limite ci possono essere anche le parole». Un invito a guardare oltre il linguaggio parlato e a riconoscere il valore di gesti, sguardi, emozioni e di tutte quelle forme di comunicazione che spesso riescono a dire molto più di quanto facciano le parole.
Nel tempo “Parole al limite” è cresciuto e si è trasformato, mantenendo però un filo rosso ben preciso: il valore della comunicazione, verbale e non verbale, e il ruolo che le parole possono avere nella vita quotidiana. «Le parole possono aiutarci a esprimere un concetto, un’emozione, un ragionamento, ma alcune volte possono rappresentare una gabbia», spiega Silvia, ripensando a quanto una diagnosi o una difficoltà nell’esprimersi possa trasformarsi in un’etichetta capace di definire una persona prima ancora di conoscerla.

È proprio attorno a questo rapporto ambivalente con le parole che ruotano le diverse rubriche del blog. Tra le più longeve e apprezzate c’è “Parola all’esperto”, spazio dedicato alle interviste a professionisti di ambiti differenti, chiamati a raccontare il ruolo del linguaggio nel proprio lavoro, tra opportunità, vantaggi e limiti. Con “Scelti per voi”, Silvia condivide recensioni e riflessioni sui romanzi che legge, mentre “Il Sesto Senso” porta il racconto di gite e viaggi attraverso uno dei cinque sensi, «dando così spazio non solo alla vista».
Da quest’anno si è aggiunta anche “Disabilità come alfabeto”, una rubrica attraverso la quale Silvia racconta la propria esperienza di persona con disabilità motoria partendo, ogni mese, da quattro parole appartenenti alla stessa lettera. A scegliere quella da cui partire sono direttamente i lettori attraverso un sondaggio: «Prendendo spunto dalla più votata, porto la mia riflessione».
Dietro la leggerezza della lettura c’è, però, un lavoro tutt’altro che semplice: «Portare avanti il progetto, non lo nego, è impegnativo perché richiede costanza e impegno», ammette Silvia. E’ lei ad occuparsi della parte ideativa e dei contenuti, mentre il cugino Cristian svolge un prezioso lavoro dietro le quinte seguendo progettazione, divulgazione e la grafica del blog. L’impegno negli ultimi tempi ha trovato anche una risposta concreta nei numeri: «Fra l’anno scorso e quest’anno i numeri del blog sono aumentati vertiginosamente fino a raggiungere migliaia di visitatori unici e decine di migliaia di impressioni. L’impegno viene, quindi, ripagato e siamo molto, molto contenti».
Dal blog è nato anche “Gocce d'inchiostro”, un libretto che raccoglie alcuni brani già pubblicati online insieme a contenuti inediti, arricchiti dalle illustrazioni di artisti locali e da QR code che rimandano a musiche, ricette e altri contenuti.

Il blog, soprattutto attraverso la newsletter, è diventato inoltre il punto di riferimento per raccontare gli appuntamenti dal vivo di Silvia: dalle serate di presentazione di “Gocce d’inchiostro” a quelle dedicate a “Il gelsomino di Sarajevo”, il suo ultimo thriller. Le parole, così, escono dallo schermo e diventano incontri, occasioni di confronto e nuove storie da raccontare.
L’obiettivo, però non è semplicemente quello di aumentare le visite o i numeri: «Quello che speriamo è, innanzitutto, tenere un po’ di simpatica compagnia ai lettori e suscitare qualche spunto di riflessione su argomenti che diamo per scontati o che non conosciamo». È questa, in fondo, la direzione di Parole al limite: trasformare la scrittura in uno spazio di incontro, riflessione e partecipazione, dove le parole non servono a definire i confini di una persona, ma ad attraversarli.

E’ proprio dalla passione per la scrittura che nasce il blog, uno spazio pensato per andare oltre le apparenze: «Volevo dare spazio e continuità alla mia passione per la scrittura, che già sfogavo attraverso la stesura di romanzi, in un modo diverso e più “smart”» racconta Silvia.

Anche il nome scelto racchiude la filosofia che accompagna l'intero progetto e, inevitabilmente, richiama la sua esperienza personale «Il nome ha un doppio risvolto: da un lato allude al significato lato delle parole, quella che i giuristi chiamerebbero "interpretazione estensiva"» spiega. C'è però anche un secondo livello di lettura racchiuso nella punteggiatura: «La virgola dopo "Parole" non è lì per caso, sottintende che la comunicazione verbale non è indispensabile: al limite ci possono essere anche le parole». Un invito a guardare oltre il linguaggio parlato e a riconoscere il valore di gesti, sguardi, emozioni e di tutte quelle forme di comunicazione che spesso riescono a dire molto più di quanto facciano le parole.
Nel tempo “Parole al limite” è cresciuto e si è trasformato, mantenendo però un filo rosso ben preciso: il valore della comunicazione, verbale e non verbale, e il ruolo che le parole possono avere nella vita quotidiana. «Le parole possono aiutarci a esprimere un concetto, un’emozione, un ragionamento, ma alcune volte possono rappresentare una gabbia», spiega Silvia, ripensando a quanto una diagnosi o una difficoltà nell’esprimersi possa trasformarsi in un’etichetta capace di definire una persona prima ancora di conoscerla.

È proprio attorno a questo rapporto ambivalente con le parole che ruotano le diverse rubriche del blog. Tra le più longeve e apprezzate c’è “Parola all’esperto”, spazio dedicato alle interviste a professionisti di ambiti differenti, chiamati a raccontare il ruolo del linguaggio nel proprio lavoro, tra opportunità, vantaggi e limiti. Con “Scelti per voi”, Silvia condivide recensioni e riflessioni sui romanzi che legge, mentre “Il Sesto Senso” porta il racconto di gite e viaggi attraverso uno dei cinque sensi, «dando così spazio non solo alla vista».
Da quest’anno si è aggiunta anche “Disabilità come alfabeto”, una rubrica attraverso la quale Silvia racconta la propria esperienza di persona con disabilità motoria partendo, ogni mese, da quattro parole appartenenti alla stessa lettera. A scegliere quella da cui partire sono direttamente i lettori attraverso un sondaggio: «Prendendo spunto dalla più votata, porto la mia riflessione».
Dietro la leggerezza della lettura c’è, però, un lavoro tutt’altro che semplice: «Portare avanti il progetto, non lo nego, è impegnativo perché richiede costanza e impegno», ammette Silvia. E’ lei ad occuparsi della parte ideativa e dei contenuti, mentre il cugino Cristian svolge un prezioso lavoro dietro le quinte seguendo progettazione, divulgazione e la grafica del blog. L’impegno negli ultimi tempi ha trovato anche una risposta concreta nei numeri: «Fra l’anno scorso e quest’anno i numeri del blog sono aumentati vertiginosamente fino a raggiungere migliaia di visitatori unici e decine di migliaia di impressioni. L’impegno viene, quindi, ripagato e siamo molto, molto contenti».
Dal blog è nato anche “Gocce d'inchiostro”, un libretto che raccoglie alcuni brani già pubblicati online insieme a contenuti inediti, arricchiti dalle illustrazioni di artisti locali e da QR code che rimandano a musiche, ricette e altri contenuti.

Il blog, soprattutto attraverso la newsletter, è diventato inoltre il punto di riferimento per raccontare gli appuntamenti dal vivo di Silvia: dalle serate di presentazione di “Gocce d’inchiostro” a quelle dedicate a “Il gelsomino di Sarajevo”, il suo ultimo thriller. Le parole, così, escono dallo schermo e diventano incontri, occasioni di confronto e nuove storie da raccontare.
L’obiettivo, però non è semplicemente quello di aumentare le visite o i numeri: «Quello che speriamo è, innanzitutto, tenere un po’ di simpatica compagnia ai lettori e suscitare qualche spunto di riflessione su argomenti che diamo per scontati o che non conosciamo». È questa, in fondo, la direzione di Parole al limite: trasformare la scrittura in uno spazio di incontro, riflessione e partecipazione, dove le parole non servono a definire i confini di una persona, ma ad attraversarli.
F.Ri.
























