Sabbioncello: padre Pietro Pagliarini, dal marketing farmaceutico al chiostro

“Guardi dottor Pagliarini se vuole possiamo tranquillamente sederci a un tavolo, parlarne e concordare un aumento. Prima di accettare le sue dimissioni vorremmo offrirle qualcosa per farla tornare sui suoi passi...”.

“Mi spiace, ma quello che mi offrono dall'altra parte non si trova in commercio”.

Un fulmine a ciel sereno, che ha tolto non poco sonno a colleghi e direttori, timorosi che Pietro Pagliarini, classe 1967, laureato in chimica e tecnologie farmaceutiche, responsabile marketing di una piccola e florida azienda di settore, potesse passare alla concorrenza.
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Invece un salto il giovane monzese lo stava per fare...ma nel chiostro francescano.

Originario della parrocchia San Gerardo della città che custodisce la corona ferrea, Pietro era un frequentatore assiduo dell'oratorio. Dopo il liceo Zucchi era arrivata la laurea e poi un impiego di prestigio. Per tre anni. Poi qualcosa aveva iniziato a farsi strada dentro di lui e il fascino di San Francesco lo aveva conquistato fino a portarlo a bussare alla porta di un convento e chiedere di essere indirizzato sulla strada della vocazione religiosa.

Ad “aprirgli” fu fra' Enzo che lo ha accompagnato fino al noviziato.

Avviati gli incontri di discernimento e verifica, con la precisa condizione che “mi faccio frate se posso fare il missionario”, Pietro Pagliarini lascia il lavoro, gli amici e quella che poteva essere una strada a due, per formare una famiglia, e abbraccia l'ordine francano.

Il prossimo 6 settembre saranno trent'anni dall'inizio del noviziato. Tre decadi costellate da luoghi e persone differenti.

"Nel 2004 sono partito per il Marocco e lì sono rimasto sino al 2013" ha raccontato durante la sua permanenza a Sabbiocnello prima di 10 giorni sempre in Africa per un campo di lavoro con i giovani "Ho fatto poi tre anni a Torino, tre a Bologna, sei a Busto Arsizio e poi sono approdato a Merate, dove in realtà è stato un ritorno perchè qui ho vissuto i primi anni della mia esperienza".
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In Marocco padre Pietro ha operato a Meknès, città imperiale da un milione di abitanti, meta turistica e crocevia del commercio. "In questa metropoli noi frati abbiamo un centro culturale dove lavoriamo con tanti giovani, è una sorta di oratorio dove si svolgono tante attività, tranne quelle religiose, dai corsi di linqua, alle gite fino ad attività di volontariato. E' un modo diverso di stare in missione rapportandosi con gente di Fede differente. Si vive la quotidianità del quartiere dove si è inseriti, quindi si sta con la popolazione nei momenti di gioia e di lutto e si percepisce un grande rispetto per i frati. In quegli anni sono stato cappellano delle carceri e andavo a visitare i cristiani rinchiusi. Ricevevo soldi dalle loro famiglie per acquistare beni, in principal modo cibo, da portare loro. Facevo decine di viaggi sotto il sole, carico di borse e merce: le guardie rimanevano stupite e mi dicevano che i loro imam non avrebbero mai fatto una cosa simile".

Oggi padre Pietro è il guardiano di Sabbioncello da cui parte, almeno tre volte l'anno, per visitare le sedi dei frati nel mondo.

"Il mio compito è quello di occuparmi di tutti i frati missionari del Nord Italia che chiedono aiuto alla provincia madre per progetti, manutenzioni di immobili, spese spicce. Io devo provvedere a trovare i soldi per dare seguito alle loro richieste. Organizzo campagne di fundraising con giornate a tema nelle parrocchie, attraverso il giornalino, nei mercatini. E' una attività che richiede tempo ed è necessaria ma chiaramente non è la missione come la si pensa nel senso più puro del termine".

Tra gli hobby ha certamente le camminate che abbina all'ascolto di podcast di geopolitica o su tematiche cristiane e se dovesse scegliere un libro non ha dubbi, "Il signore degli anelli".

Le sue prediche sono a braccio. "Non scrivo nulla, ci mancherebbe altro: se si vuole avere una relazione con il pubblico che si ha di fronte, leggere è un controsenso. In questo mi ha aiutato molto il mio lavoro di responsabile marketing dove ho imparato dialettica e approccio con chi si ha di fronte".

A lui spetterà,nel mese di ottobre, celebrare il rito dell'olio della lampada ricominciando proprio dalla città di Merate che donerà il “carburante” per la fiammella di San Francesco.

S.V.
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