Inciviltà: oggi il ponte tra l'Io e il Tu è crollato

Articolo: Merate: giuste riflessioni, purtroppo l'inciviltà dilaga

Se è veritiero il detto popolare che "la mamma dei cretini è sempre incinta", allora significa che questi sono esistiti, ci sono tuttora e ci saranno anche in futuro. Mi chiedo perché la trasgressione di queste regole non scritte del vivere civile faccia più rumore oggi rispetto al passato. Sarà per l’effetto odierno dei social che fanno da cassa di risonanza, amplificano e danno grande risalto ai misfatti portandoli a conoscenza di molte persone, alimentando così un dibattito pubblico? Oppure, una volta, nei nostri paesi ci si conosceva tutti, per cui il comportamento dei singoli era più morigerato e il senso di vergogna frenava le persone dal fare casino? Da adolescente ricordo una secchiata d’acqua dalla signora che abitava al piano superiore. Ma non finì lì: andò a informare i nostri genitori. Ci fu la reprimenda da parte loro e la lezione fu imparata. Osservo che oggigiorno il modo di guardare agli altri, a quelli della porta accanto, è cambiato. Tutti hanno gli occhi puntati sul cellulare e non sulle persone; esiste solo "l’Io". Di conseguenza, la famosa frase: "la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri", non ha più senso, perché l’altro è stato cancellato dalla nostra vita. È saltato completamente il rispetto dello spazio altrui, il principio della convivenza civile, perché il ponte che collegava l’Io e il Tu è crollato. Per i cretini che verranno, non penso basti redigere un progetto per arrivare alla "Merate, città del benessere 2035". A mio modesto parere è la società nel suo complesso che deve essere rieducata al "reset" delle regole, per giudicare e valutare l’effetto dei propri comportamenti verso gli altri. A partire dalla base della piramide, che è la famiglia, il nido, dove i figli apprendono le prime regole dell’Io e del Tu e se ne tracciano i confini invisibili. La maestra d’asilo dei miei figli diceva sempre che il mestiere dei genitori è il lavoro più difficile che esista. Anche la società intermedia, formata da scuola, oratorio e società sportive, ha un ruolo di raccordo nel quale i ragazzi dovrebbero imparare i primi rudimenti di socializzazione e il rispetto dello spazio altrui. Gli educatori dovrebbero svolgere il primo controllo "dolce" dei ragazzi, insegnando loro il senso di appartenenza e di identità. Al vertice sta la società politico-istituzionale, che deve amministrare e far rispettare le regole, senza girarsi dall’altra parte, perché il riposo notturno è l’unico diritto che il singolo soggetto non può difendere da solo. Agli atti di repressione, che sento consigliare a tutti i livelli per fermare questa deriva, andrebbero anteposte queste forme di educazione che richiedono tempo e pazienza, ma che risultano fondamentali per la sopravvivenza della società civile. 
Con affetto,
Alessandro
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