Montevecchia (lunga) riflessione sui fatti del 12 agosto

Quando un episodio diventa indice di incapacità amministrativa 
La vicenda del caos viabilistico di Montevecchia non dovrebbe essere archiviata come una semplice serata gestita male. Il punto politicamente più grave è chiedersi se quanto accaduto non riveli un problema più profondo nel modo in cui l’amministrazione Pendeggia governa il Comune: difficoltà nel prevedere, programmare, coordinare e intervenire tempestivamente anche davanti a criticità note. 
Amministrare un Comune non significa limitarsi a reagire agli eventi una volta che sono accaduti. Significa innanzitutto anticipare i problemi prevedibili, organizzare uomini e mezzi, stabilire procedure, assumere decisioni e verificarne l’efficacia.
Nel caso del 12 agosto, molti degli elementi necessari per prevedere il problema risultavano già disponibili: l’evento aveva raggiunto il tutto esaurito da tempo, continuavano ad arrivare richieste da persone intenzionate a partecipare, era stato segnalato preventivamente il probabile arrivo di persone non prenotate e lo stesso Comune aveva invitato pubblicamente queste persone a non raggiungere l’Alta Collina. 
Eppure il risultato è stato quello che conosciamo: centinaia di automobili, parcheggi irregolari, carreggiate fortemente ristrette, caos e 58 sanzioni per oltre 3.000 euro. 
Qui diventa difficile parlare semplicemente di sfortuna o imprevedibilità. 
Se un problema è imprevedibile, un amministratore può essere giudicato soprattutto per come reagisce all’emergenza. 
Se invece il problema era stato previsto e segnalato, l’amministratore deve essere giudicato anche per non essere riuscito a prevenirlo. 
Ed è precisamente su questo terreno che la gestione Pendeggia appare maggiormente criticabile. 
Un’amministrazione efficiente, ricevuti quegli avvertimenti, avrebbe dovuto porsi una domanda elementare: cosa succede se, nonostante il nostro invito, centinaia di persone decidono comunque di salire? 
Da quella domanda avrebbe dovuto nascere un piano: controllo degli accessi, presidio nei punti strategici, verifica della saturazione dei parcheggi, eventuale filtraggio del traffico, indicazioni alternative, valutazione di parcheggi a valle e navette e, soprattutto, garanzia permanente dell’accessibilità ai mezzi di emergenza. 
Se questo meccanismo non è stato predisposto adeguatamente, il problema non è soltanto viabilistico: è amministrativo. 
Perché amministrare significa proprio trasformare informazioni e previsioni in decisioni operative. 
Ed emerge una contraddizione evidente quando un Comune è sufficientemente consapevole del problema da dire ai cittadini “non salite”, ma non riesce poi a impedire concretamente che la situazione degeneri proprio nel modo temuto. 
Il messaggio di avvertimento diventa quasi il simbolo del problema. 
Comunicare non significa amministrare. 
Avvisare non significa prevenire. 
Raccomandare non significa organizzare. 
E multare dopo non significa aver governato prima. 
Un sindaco e un’amministrazione non possono limitarsi a chiedere ai cittadini di comportarsi correttamente sperando che questo sia sufficiente. Devono organizzare il territorio tenendo conto anche del fatto, assolutamente prevedibile, che qualcuno non rispetterà le indicazioni. 
C’è poi un elemento politicamente particolarmente importante: Pendeggia mantiene competenze su Polizia Locale, Sicurezza e Protezione Civile. 
Per questo sarebbe difficile ridurre tutto a un problema tecnico completamente estraneo alla responsabilità politica del sindaco. 
Questo episodio, da solo, naturalmente non consente di dimostrare matematicamente un’incapacità complessiva di amministrare Montevecchia. Per formulare un giudizio definitivo sull’intera amministrazione bisognerebbe analizzarne complessivamente bilanci, opere pubbliche, manutenzioni, personale, servizi e risultati. 
Ma certamente l’episodio può essere indicato come un grave esempio di carenza nella programmazione, nella prevenzione e nella gestione di una criticità prevedibile. 
E la distinzione è importante, perché rende la critica molto più concreta. 
Un sindaco non deve stare personalmente in mezzo alla strada a fermare le automobili. 
Deve fare in modo che qualcuno ci sia, quando è prevedibile che servirà. 
Questo significa amministrare. 
Il sindaco non deve personalmente contare i posti disponibili. 
Deve assicurarsi che esista un’organizzazione capace di capire quando i parcheggi sono saturi e intervenire prima che altre centinaia di automobili raggiungano la zona. 
Il sindaco non deve guidare personalmente un’ambulanza per verificare se riesce a passare. 
Deve assicurarsi che l’organizzazione della viabilità garantisca sempre un passaggio adeguato ai mezzi di emergenza. 
Il sindaco non deve prevedere l’imprevedibile. 
Deve però saper governare ciò che è prevedibile. 
Ed è esattamente questo il punto. 
Se l’afflusso era stato anticipato, se il problema era conosciuto e se lo stesso Comune aveva ritenuto necessario invitare le persone a non salire, perché non è stato predisposto un sistema sufficientemente efficace per evitare che centinaia di automobili raggiungessero comunque una zona ormai satura? 
Le 58 contravvenzioni, allora, possono assumere politicamente un significato molto diverso. 
Le violazioni del Codice della strada vanno sanzionate e gli automobilisti restano responsabili dei propri comportamenti. 
Ma le multe intervengono dopo. 
Dopo che le automobili sono salite. 
Dopo che i parcheggi sono terminati. 
Dopo che sono iniziati i parcheggi irregolari. 
Dopo che la carreggiata si è ristretta. 
Dopo che il caos si è prodotto. 
Ed è proprio quel “dopo” che dovrebbe preoccupare. 
Perché un’amministrazione efficiente dovrebbe cercare soprattutto di intervenire prima. 
Il buon amministratore non è semplicemente quello che riesce a sanzionare chi ha parcheggiato male dopo che la situazione è degenerata. 
È quello che organizza il sistema affinché la situazione non degeneri. 
Questa è la differenza tra amministrare un problema e limitarsi a gestirne le conseguenze. 
E attribuire tutto esclusivamente all’inciviltà degli automobilisti sarebbe una spiegazione troppo comoda. 
Chi parcheggia illegalmente deve assumersene la responsabilità. Ma governare una comunità significa predisporre regole e controlli proprio perché non si può presumere che ogni cittadino si comporterà sempre correttamente. 
Altrimenti basterebbero cartelli, divieti e comunicati. 
Non servirebbero pianificazione, controlli, Polizia Locale e responsabilità politica. 
Da qui nasce una domanda ancora più pesante: 
se un’amministrazione incontra simili difficoltà nel governare un afflusso straordinario che era stato preventivamente segnalato, come può rassicurare i cittadini sulla propria capacità di affrontare un’emergenza realmente improvvisa? 
Questa volta, infatti, c’erano segnali anticipatori. 
C’era una criticità conosciuta. 
C’era la consapevolezza dell’amministrazione. 
C’era persino un invito pubblico a non raggiungere la zona. 
E nonostante tutto si è arrivati al caos. 
La critica a Pendeggia, quindi, può andare molto oltre il semplice “avete gestito male una serata”. 
La questione politica diventa: 
“Questo episodio mette seriamente in discussione la capacità della vostra amministrazione di programmare, prevenire e governare problemi prevedibili.” 
Perché un sindaco può sbagliare una decisione. 
Può sottovalutare un evento davvero imprevedibile. 
Può trovarsi davanti a un’emergenza che nessuno avrebbe potuto anticipare. 
Ma quando il problema è conosciuto, il rischio viene segnalato, l’amministrazione stessa riconosce la criticità e invita le persone a non salire, e nonostante tutto la situazione degenera proprio nel modo temuto, allora diventa difficile rifugiarsi dietro l’imprevedibilità. 
A quel punto è legittimo discutere di capacità amministrativa, programmazione e responsabilità politica. 
E Pendeggia dovrebbe rispondere soprattutto su questo. 
Non soltanto sulle 58 multe. 
Non soltanto sull’inciviltà degli automobilisti. 
Non soltanto sull’eccezionalità della serata. 
Ma su una domanda molto più importante per chi governa un Comune:
“Sindaco, se il problema era stato previsto, segnalato e riconosciuto dalla sua stessa amministrazione, perché non siete riusciti a impedirgli di trasformarsi nel caos che si temeva?” 
È dalla risposta a questa domanda, molto più che dal numero delle contravvenzioni elevate, che i cittadini possono giudicare la capacità di amministrare Montevecchia.Sindaco Pendeggia 4 in pagella (è più facile dare le multe che amministrare) 
Roberto
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