Vivere in centro: pensieri per aiutare a riflettere

Vivere nel centro cittadino dovrebbe essere un piacere, non una rinuncia al diritto al riposo, alla tranquillità e alla serenità nella propria casa.

Negli ultimi tempi, soprattutto nelle ore serali e notturne, si verificano con sempre maggiore frequenza situazioni che rendono difficile la vita di chi abita in centro: schiamazzi, urla, musica ad alto volume, persone che parlano a voce alta sotto le finestre delle abitazioni, rumori provocati da auto e motocicli ed altro, comportamenti irrispettosi negli spazi pubblici, rifiuti abbandonati per strada e, in alcuni casi, episodi di vandalismo e danneggiamenti.

Non si tratta di essere contrari alla vita del centro, ai giovani, ai locali, agli eventi o alla possibilità di incontrarsi e divertirsi. Una città viva è una città positiva e un centro frequentato è una ricchezza per tutta la comunità.
Il problema nasce quando il diritto di alcuni a divertirsi finisce per trasformarsi nel disagio quotidiano di altri.

C'è chi, terminata una serata, torna semplicemente a casa e continua la propria vita. Ma c'è anche chi, proprio in quelle case, deve cercare di dormire, lavorare il giorno successivo, studiare, crescere i propri figli, assistere persone anziane o semplicemente poter vivere la propria abitazione con la tranquillità che dovrebbe essere garantita a tutti.

E su questo sarebbe importante riflettere.
Dire «va bene così» è facile quando il rumore non arriva davanti alla propria finestra, quando non si viene svegliati durante la notte e quando il problema non entra direttamente nella propria quotidianità.

Ma proviamo, per un momento, a cambiare prospettiva: se fosse sotto la nostra finestra? Se accadesse ogni notte? Se il sonno venisse interrotto continuamente?

Se il giorno dopo dovessimo comunque alzarci presto per andare al lavoro o accompagnare i nostri figli a scuola?
Forse allora la nostra percezione sarebbe diversa.

Il diritto di vivere e frequentare gli spazi pubblici deve necessariamente andare di pari passo con il rispetto per chi quegli stessi luoghi li abita.
Il centro cittadino appartiene a tutti: a chi esce la sera, a chi frequenta i locali, a chi passeggia, a chi organizza eventi, a chi lavora e gestisce un'attività, ma anche — e non va mai dimenticato — a chi nel centro vive e dorme ogni giorno.

Non si chiede una città silenziosa, vuota o priva di vita.
Si chiede semplicemente equilibrio, educazione e rispetto.
Divertirsi non significa disturbare. Stare insieme non significa urlare sotto le finestre degli altri. Frequentare una piazza non significa considerarla terra di nessuno. Utilizzare uno spazio pubblico non significa dimenticare che, intorno a quello spazio, vivono altre persone.

IL PROBLEMA NON HA NAZIONALITÀ
È altrettanto importante essere chiari su un altro punto.
Quando si parla di maleducazione, schiamazzi, disturbi notturni, rifiuti abbandonati, danneggiamenti o comportamenti irrispettosi, il problema non ha una nazionalità. 
Ci sono italiani che si comportano in modo incivile e stranieri che si comportano allo stesso modo. Così come ci sono moltissime persone, italiane e straniere, che frequentano il centro, lavorano, vivono e si divertono rispettando pienamente gli altri.
Pertanto, non è corretto generalizzare o individuare il problema in un'origine, in un'etnia o in una categoria di persone.

Il problema non è chi sei, da dove vieni o quale lingua parli. Il problema è come ti comporti.
Le regole della convivenza civile devono valere per tutti allo stesso modo: italiani e stranieri, giovani e adulti, residenti e persone che frequentano il centro.

Chi disturba il riposo degli altri, sporca, danneggia, urla sotto le abitazioni o utilizza gli spazi pubblici senza alcun rispetto deve comprendere che le proprie azioni non finiscono nel momento in cui la serata termina: le conseguenze ricadono sulla vita di altre persone.
Allo stesso modo, anche chi non abita in centro e quindi non vive direttamente questi disagi dovrebbe evitare di liquidare la questione con un semplice «in centro è così» oppure «va bene così» o dire «hai voluto vivere in centro».

Perché è facile accettare una situazione quando non siamo noi a subirla.
Chiedere maggiore rispetto non significa essere contro i giovani, contro i locali, contro la movida, contro gli stranieri o contro chi vuole vivere la città. Significa semplicemente chiedere che la libertà di alcuni non diventi la privazione della libertà e della tranquillità di altri.

Una città veramente viva non è quella in cui tutto è permesso, ma quella in cui persone diverse riescono a convivere.
Una città civile non elimina il divertimento: lo accompagna con il rispetto.
Una città accogliente non è quella in cui chiunque può fare ciò che vuole: è quella in cui
tutti sono benvenuti, ma tutti sono anche chiamati a rispettare gli altri. 

Prima di dire che «è tutto normale» o che «in centro è sempre stato così», sarebbe sufficiente provare a mettersi nei panni di chi, ogni notte, deve convivere con questi comportamenti.
Il centro è di tutti.
Proprio per questo, nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a comportarsi come se fosse di nessuno.

Vogliamo un centro vivo, frequentato, sicuro e piacevole.
Ma vogliamo anche un centro nel quale sia possibile abitare, dormire, lavorare e vivere con dignità e rispetto.
Perché il diritto a divertirsi è importante.
Ma lo è anche il diritto a riposare.
E una comunità funziona davvero quando riesce a garantire entrambi.
Alberto, un residente del centro
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