Degrado: è sempre colpa di immigrati?
Articolo: Merate: sassi contro i muri. Il centro in mano a stranieri. Situazione che si deteriora
Noto che ultimamente si stanno intensificando le lettere che lamentano degrado, inciviltà e peggioramento della vivibilità nei nostri piccoli paesi di provincia, provocati, secondo il giudizio degli scriventi, dalla presenza dei cosiddetti “extracomunitari”. Sono lontani i tempi in cui nei borghi brianzoli tutti si conoscevano, uniti da valori condivisi. Erano comunità chiuse nel proprio bozzolo, vissuto come scudo contro le insidie esterne. Nel giro di pochi decenni i nostri paesini si sono trasformati in piccole comunità multietniche, con culture, religioni e idiomi differenti. Rispetto alla grande metropoli, nel nostro piccolo, queste diversità si percepiscono più velocemente; cosicché qualsiasi “rumore” fuori dalle regole colpisce immediatamente l’attenzione. Il primo riflesso qual è: alzare il ponte levatoio, oppure tenerlo abbassato per creare un ponte? Ora, non essendo un sociologo, sono in difficoltà nel trovare la corretta strategia: continuare con la narrazione della paura, già utilizzata da molti politici di destra, oppure incoraggiare l’integrazione? Ma, a lume di naso, credo che si possano trovare punti di incontro per evitare la ghettizzazione e puntare all’integrazione, senza pensare a chissà quali grandi progetti. Esistono spazi di incontro neutri, quali possono essere la scuola, l’oratorio oppure le palestre per le attività sportive, dove genitori italiani e stranieri possono socializzare. Oppure sagre o feste in cui ogni comunità porta il piatto tradizionale del proprio paese di origine. Insomma, è con queste piccole cose che si alimenta il rispetto reciproco. Non posso esimermi da un chiarimento scomodo, con il rischio di essere etichettato come “buonista”: in tutta onestà, siamo certi che tutte le negatività denunciate dai lettori siano originate esclusivamente dai comportamenti incivili di queste persone extracomunitarie? Ultima considerazione: tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, hanno pari dignità: parità di diritti e di doveri (art. 3 della Costituzione italiana). Ora, se si verificano soprusi o atti di degrado oppure delle violazioni alla convivenza, è compito delle forze dell’ordine e della pubblica amministrazione ripristinare la legalità. Perché non intervenire, far finta di non vedere oppure lasciare correre non fa altro che acuire la conflittualità del vivere in comune e la sfiducia nei confronti di chi dovrebbe garantire, gli amministratori pubblici, l’armonia e il quieto vivere dentro la propria comunità sociale.
Cordialmente
Noto che ultimamente si stanno intensificando le lettere che lamentano degrado, inciviltà e peggioramento della vivibilità nei nostri piccoli paesi di provincia, provocati, secondo il giudizio degli scriventi, dalla presenza dei cosiddetti “extracomunitari”. Sono lontani i tempi in cui nei borghi brianzoli tutti si conoscevano, uniti da valori condivisi. Erano comunità chiuse nel proprio bozzolo, vissuto come scudo contro le insidie esterne. Nel giro di pochi decenni i nostri paesini si sono trasformati in piccole comunità multietniche, con culture, religioni e idiomi differenti. Rispetto alla grande metropoli, nel nostro piccolo, queste diversità si percepiscono più velocemente; cosicché qualsiasi “rumore” fuori dalle regole colpisce immediatamente l’attenzione. Il primo riflesso qual è: alzare il ponte levatoio, oppure tenerlo abbassato per creare un ponte? Ora, non essendo un sociologo, sono in difficoltà nel trovare la corretta strategia: continuare con la narrazione della paura, già utilizzata da molti politici di destra, oppure incoraggiare l’integrazione? Ma, a lume di naso, credo che si possano trovare punti di incontro per evitare la ghettizzazione e puntare all’integrazione, senza pensare a chissà quali grandi progetti. Esistono spazi di incontro neutri, quali possono essere la scuola, l’oratorio oppure le palestre per le attività sportive, dove genitori italiani e stranieri possono socializzare. Oppure sagre o feste in cui ogni comunità porta il piatto tradizionale del proprio paese di origine. Insomma, è con queste piccole cose che si alimenta il rispetto reciproco. Non posso esimermi da un chiarimento scomodo, con il rischio di essere etichettato come “buonista”: in tutta onestà, siamo certi che tutte le negatività denunciate dai lettori siano originate esclusivamente dai comportamenti incivili di queste persone extracomunitarie? Ultima considerazione: tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, hanno pari dignità: parità di diritti e di doveri (art. 3 della Costituzione italiana). Ora, se si verificano soprusi o atti di degrado oppure delle violazioni alla convivenza, è compito delle forze dell’ordine e della pubblica amministrazione ripristinare la legalità. Perché non intervenire, far finta di non vedere oppure lasciare correre non fa altro che acuire la conflittualità del vivere in comune e la sfiducia nei confronti di chi dovrebbe garantire, gli amministratori pubblici, l’armonia e il quieto vivere dentro la propria comunità sociale.
Cordialmente
Alessandro
























