Non solo questione di percentuali
Articolo: Questione di percentuali
I dati statistici che lei ha citato andrebbero associati a delle valutazioni per capirne le cause e governare le soluzioni. La cosa fondamentale è fare un distinguo fra reati commessi da immigrati regolari e irregolari. Tutti i dati degli analisti arrivano alla medesima conclusione: gli immigrati regolari hanno tassi di criminalità simili a quelli degli italiani. Il picco si registra tra gli irregolari e tra chi vive in condizioni di forte disagio. Le cause più plausibili di questa dicotomia tra regolari e irregolari possono essere così argomentate: 1. Impossibilità di lavorare legalmente: l’irregolare finisce ai margini del mercato del lavoro. Lo step successivo è il lavoro in nero oppure l’approdo nell’economia illegale. 2. Marginalità e isolamento: senza una rete di assistenza, è più facile l’inserimento nei circuiti criminali per ottenere protezione o soldi veloci. 3. Reati di sopravvivenza: furti e rapine sono i più frequenti nelle statistiche perché permettono di ottenere denaro per le prime necessità, senza far parte necessariamente di una rete a delinquere. I sociologi li definiscono come "criminalità economica di sussistenza". 4. Sovra-affollamento in carcere: per piccoli reati l’irregolare non può avere i domiciliari perché è privo di residenza. Questo spiega il suo primato tra i detenuti. Può sembrare una conclusione banale, ma fino a un certo punto: se un irregolare diventa regolare trovando lavoro, il rischio criminale crolla e si allinea a quello di un italiano. Quali sono i rimedi? A questo punto è compito delle istituzioni politiche di governo trovare soluzioni a questo degrado sociale. Qui mi esimo dall’andare oltre. La querelle di queste settimane tra alcuni Stati europei sulla gestione dei migranti dopo lo sbarco di Ceuta la dice lunga. Un’ultima considerazione, per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti di "buonismo". Su tutti i reati, dal più grave ai fenomeni di inciviltà, sono allineato con quanto scritto dal sig. Francesco Cattaneo recentemente su questa testata: “Le regole devono valere per tutti. Ma proprio per questo devono valere per tutti allo stesso modo. Senza sconti per chi è italiano e senza pregiudizi per chi non lo è”. Battuta finale in risposta alla sua: potrei non vedere per le fette di salame sugli occhi, né sentire per i tappi di cerume nelle orecchie, vista anche l’età. Una cosa è certa: il mio cervello non è ancora in modalità aereo.
PS: la diatriba su questo tema, non banale, per me si esaurisce con quest’ultimo intervento.
Con affetto
I dati statistici che lei ha citato andrebbero associati a delle valutazioni per capirne le cause e governare le soluzioni. La cosa fondamentale è fare un distinguo fra reati commessi da immigrati regolari e irregolari. Tutti i dati degli analisti arrivano alla medesima conclusione: gli immigrati regolari hanno tassi di criminalità simili a quelli degli italiani. Il picco si registra tra gli irregolari e tra chi vive in condizioni di forte disagio. Le cause più plausibili di questa dicotomia tra regolari e irregolari possono essere così argomentate: 1. Impossibilità di lavorare legalmente: l’irregolare finisce ai margini del mercato del lavoro. Lo step successivo è il lavoro in nero oppure l’approdo nell’economia illegale. 2. Marginalità e isolamento: senza una rete di assistenza, è più facile l’inserimento nei circuiti criminali per ottenere protezione o soldi veloci. 3. Reati di sopravvivenza: furti e rapine sono i più frequenti nelle statistiche perché permettono di ottenere denaro per le prime necessità, senza far parte necessariamente di una rete a delinquere. I sociologi li definiscono come "criminalità economica di sussistenza". 4. Sovra-affollamento in carcere: per piccoli reati l’irregolare non può avere i domiciliari perché è privo di residenza. Questo spiega il suo primato tra i detenuti. Può sembrare una conclusione banale, ma fino a un certo punto: se un irregolare diventa regolare trovando lavoro, il rischio criminale crolla e si allinea a quello di un italiano. Quali sono i rimedi? A questo punto è compito delle istituzioni politiche di governo trovare soluzioni a questo degrado sociale. Qui mi esimo dall’andare oltre. La querelle di queste settimane tra alcuni Stati europei sulla gestione dei migranti dopo lo sbarco di Ceuta la dice lunga. Un’ultima considerazione, per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti di "buonismo". Su tutti i reati, dal più grave ai fenomeni di inciviltà, sono allineato con quanto scritto dal sig. Francesco Cattaneo recentemente su questa testata: “Le regole devono valere per tutti. Ma proprio per questo devono valere per tutti allo stesso modo. Senza sconti per chi è italiano e senza pregiudizi per chi non lo è”. Battuta finale in risposta alla sua: potrei non vedere per le fette di salame sugli occhi, né sentire per i tappi di cerume nelle orecchie, vista anche l’età. Una cosa è certa: il mio cervello non è ancora in modalità aereo.
PS: la diatriba su questo tema, non banale, per me si esaurisce con quest’ultimo intervento.
Con affetto
Alessandro
























