Technoprobe: una storia di successo tutta italiana e ora i Crippa svettano in classifica
Se la Borsa è davvero il termometro di quanto gli investitori sono disposti a pagare oggi per risultati futuri, allora il fenomeno Technoprobe non ha ancora espresso fino in fondo la propria potenzialità. C’è un numero da cui partire, un numero che più di ogni altro racconta la storia borsistica della multinazionale di Cernusco Lombardone: 5,70 euro. Era il prezzo dell’IPO (Initial public offering , offerta pubblica iniziale) con cui il gruppo fondato e guidato dalla Famiglia Crippa, debuttò sul mercato Euronext Growth di Milano il 15 febbraio 2022. Dal suono della campanella il valore era schizzato a 6,20 in pochi secondi. Il titolo ha attraversato fasi di forte volatilità, legate sia al ciclo dei semiconduttori sia alle aspettative degli investitori sulla crescita del settore tecnologico. Ma negli ultimi due anni la storia è cambiata radicalmente con una accelerazione dei ricavi nel 2025 che ha portato la valutazione di oggi, venerdì 14 agosto 2026: 31,40 euro per azione (+ 400% in un anno).

Una galoppata impressionante, nell’anno del trentesimo anniversario di fondazione. Dal classico box aperto dal compianto sig. Giuseppe Crippa all’impero immobiliare attuale che sembra non conoscere limiti con necessità in costante crescita di capannoni, spazi direzionali, laboratori di ricerca, financo parcheggi per il personale.
I dati semplificati di bilancio giustificano questa voracità: 2024, ricavi per 543,2 milioni (+ 15.7% sul 2023), margine operativo lordo 136,5 milioni, utile netto 62,8 milioni – 2025 ricavi per 628,4 milioni, marine operativo lordo 201,4 milioni, utile netto 98,8 milioni – Previsioni 2026: ricavi 1.05 miliardi, “ebitda” 46-48%. Nel primo semestre l’Azienda ha fatturato 464,1 milioni pari al 42.4% in più rispetto al primo semestre 2025, con un margine del 44.4% pari a 206,2 milioni. La posizione finanziaria netta a fine 2025 era di 684,2 milioni di euro. Una performance straordinaria soprattutto perché non si tratta di una delle grandi multinazionali americane dell’altissima tecnologia ma di una realtà nata nella Brianza che si è specializzata in una nicchia della filiera fondamentale per l’industria mondiale dei semiconduttori.
Una intuizione geniale, di un uomo che della modestia e dell’umiltà aveva fatto il suo tratto caratteriale. Deceduto nel luglio 2025 l’azienda è nelle mani dei figli Cristiano e Roberto e dell’amministratore delegato Stefano Felici.
E’ facile qui richiamare le consuete classifiche d’agosto: la famiglia Crippa, è al quarto posto assoluto con un patrimonio che passa da 2,6 a 10,4 miliardi, e un incremento vicino al 300% e quasi 7,8 miliardi di ricchezza in più. Un balzo dal sedicesimo posto dello scorso anno, davanti Prada-Bertelli, alla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, e alle più blasonate famiglie e aziende italiane.
Più difficile scoprire quanto valore viene ridistribuito alla Comunità sotto le forme più svariate, per lo più circondate dall’alone di riservatezza che ha sempre contraddistinto la vita del fondatore Giuseppe e della moglie Mariarosa Lavelli.
A settembre probabilmente Technoprobe passerà al primo mercato, FTSE MIB entrando così nel gruppo delle quaranta società più importanti di Piazza Affari, accanto a colossi storici come Enel, Leonardo, Stellantis, Intesa San Paolo. Il tutto in appena quattro anni.
I target price, per quello che valgono, puntano ancora più in alto (Goldman Sach 40 €, Deutsche bank 45 €). Sicuramente le probe card per il testing dei semiconduttori hanno davanti un mercato in crescita con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il moltiplicarsi dei data center.
Ma al di là della Borsa resta l’orgoglio di avere sul proprio territorio l’azienda leader mondiale nel suo settore, la dimostrazione della capacità italiana di generare nuova tecnologia, di competere con tutti i colossi; e a volte, la sorpresa di incontrare per strada chi la dirige, non nella blindata blu con l’autista, ma a piedi al Castello o in panetteria e salutarsi con vecchi amici, ciao Roberto, ciao Cristiano.
A margine del risultato nella classifica di MF, ci piace qui ripubblicare un brano della lettera scritta dal dottor Pierluigi Colombo in memoria di Giuseppe Crippa:
“Da mecenate del nostro territorio ha sempre creduto nella sanità pubblica investendo in essa risorse, donando le più moderne tecnologie sanitarie e decidendo coerentemente di farsi curare in un ospedale pubblico, pur avendo la possibilità di fare scelte diverse, riconoscendone in questo modo la qualità”.

Roberto Crippa, Stefano Felici, Giuseppe e Cristiano Crippa
Una galoppata impressionante, nell’anno del trentesimo anniversario di fondazione. Dal classico box aperto dal compianto sig. Giuseppe Crippa all’impero immobiliare attuale che sembra non conoscere limiti con necessità in costante crescita di capannoni, spazi direzionali, laboratori di ricerca, financo parcheggi per il personale.
I dati semplificati di bilancio giustificano questa voracità: 2024, ricavi per 543,2 milioni (+ 15.7% sul 2023), margine operativo lordo 136,5 milioni, utile netto 62,8 milioni – 2025 ricavi per 628,4 milioni, marine operativo lordo 201,4 milioni, utile netto 98,8 milioni – Previsioni 2026: ricavi 1.05 miliardi, “ebitda” 46-48%. Nel primo semestre l’Azienda ha fatturato 464,1 milioni pari al 42.4% in più rispetto al primo semestre 2025, con un margine del 44.4% pari a 206,2 milioni. La posizione finanziaria netta a fine 2025 era di 684,2 milioni di euro. Una performance straordinaria soprattutto perché non si tratta di una delle grandi multinazionali americane dell’altissima tecnologia ma di una realtà nata nella Brianza che si è specializzata in una nicchia della filiera fondamentale per l’industria mondiale dei semiconduttori.
Una intuizione geniale, di un uomo che della modestia e dell’umiltà aveva fatto il suo tratto caratteriale. Deceduto nel luglio 2025 l’azienda è nelle mani dei figli Cristiano e Roberto e dell’amministratore delegato Stefano Felici.
E’ facile qui richiamare le consuete classifiche d’agosto: la famiglia Crippa, è al quarto posto assoluto con un patrimonio che passa da 2,6 a 10,4 miliardi, e un incremento vicino al 300% e quasi 7,8 miliardi di ricchezza in più. Un balzo dal sedicesimo posto dello scorso anno, davanti Prada-Bertelli, alla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, e alle più blasonate famiglie e aziende italiane.
Più difficile scoprire quanto valore viene ridistribuito alla Comunità sotto le forme più svariate, per lo più circondate dall’alone di riservatezza che ha sempre contraddistinto la vita del fondatore Giuseppe e della moglie Mariarosa Lavelli.
A settembre probabilmente Technoprobe passerà al primo mercato, FTSE MIB entrando così nel gruppo delle quaranta società più importanti di Piazza Affari, accanto a colossi storici come Enel, Leonardo, Stellantis, Intesa San Paolo. Il tutto in appena quattro anni.
I target price, per quello che valgono, puntano ancora più in alto (Goldman Sach 40 €, Deutsche bank 45 €). Sicuramente le probe card per il testing dei semiconduttori hanno davanti un mercato in crescita con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il moltiplicarsi dei data center.
Ma al di là della Borsa resta l’orgoglio di avere sul proprio territorio l’azienda leader mondiale nel suo settore, la dimostrazione della capacità italiana di generare nuova tecnologia, di competere con tutti i colossi; e a volte, la sorpresa di incontrare per strada chi la dirige, non nella blindata blu con l’autista, ma a piedi al Castello o in panetteria e salutarsi con vecchi amici, ciao Roberto, ciao Cristiano.
A margine del risultato nella classifica di MF, ci piace qui ripubblicare un brano della lettera scritta dal dottor Pierluigi Colombo in memoria di Giuseppe Crippa:
“Da mecenate del nostro territorio ha sempre creduto nella sanità pubblica investendo in essa risorse, donando le più moderne tecnologie sanitarie e decidendo coerentemente di farsi curare in un ospedale pubblico, pur avendo la possibilità di fare scelte diverse, riconoscendone in questo modo la qualità”.
























