Basta con queste multe
Merate, le multe sui parcheggi e un sindaco che sembra più interessato a fare cassa che a difendere i cittadini
A Merate il centro sta diventando un percorso a ostacoli. Non per il traffico, non per la mancanza di posti, ma per le multe. Chi si ferma un quarto d’ora in più del dovuto, chi non riesce a pagare in fretta, chi semplicemente non ha monete o non ha dimestichezza con le app, si ritrova il verbale sotto il tergicristalli. E il sindaco Mattia Salvioni, eletto nel 2024 con la lista ViviAmo Merate, risponde sostanzialmente così: non ci sono scuse, ora si paga anche con bancomat e app, la prima mezz’ora è gratis, quindi chi si lamenta non ha ragione.
Ma è davvero così semplice? O dietro questa rigidità c’è una scelta politica che privilegia l’incasso rispetto alla vita reale delle persone?
I numeri che il sindaco preferisce non enfatizzare troppo
Dal 1° gennaio al 30 novembre 2025 sono stati emessi circa 88 mila ticket di sosta. Le sanzioni sono state oltre 1.500, pari all’1,5% circa, per un introito di circa 60 mila euro. Non sono cifre da capogiro, eppure l’opposizione (guidata dall’ex sindaco Massimo Panzeri) aveva già denunciato a inizio 2025 un incremento del 50% delle sanzioni previste in bilancio e un obiettivo di 300 mila euro l’anno, cioè mille euro al giorno. C’è poi il costo dell’ausiliario della sosta, stimato intorno ai 40 mila euro: una figura che gira per controllare e multare, e che di fatto trasforma il centro in una zona sorvegliata a vista.
Il sindaco difende il sistema: la mezz’ora gratuita favorisce la rotazione e il commercio di vicinato, i parcometri nuovi accettano carte e app, “non ci sono più scuse”. Parole nette, quasi sprezzanti verso chi si lamenta. Eppure i negozianti, già in difficoltà da anni, raccontano un’altra storia: i clienti che entrano per un caffè, per un’ordinazione o per una chiacchiera e poi trovano la multa. Risultato? Molti preferiscono non fermarsi più. Il centro si svuota un po’ di più. E mentre i negozi fanno fatica a sopravvivere, il Comune continua a stringere la vite.
Chi paga davvero il prezzo
Non sono i grandi evasori a essere colpiti. Sono i pensionati che devono raggiungere la banca, il medico o il negozio sotto casa e non possono permettersi di “sbagliare” di dieci minuti. Sono i lavoratori che, dopo una giornata piena di spese e impegni, devono aggiungere anche il costo del parcheggio o, peggio, della multa. Sono le famiglie che fanno la spesa o accompagnano i figli e si ritrovano a dover fare i conti con 40-50 euro di sanzione perché il tempo è volato. Per queste persone 50 centesimi o un euro all’ora non sono “poco”: sono un altro peso su bilanci già stretti.
E il Comune di Merate ha davvero bisogno di questi soldi? I bilanci degli ultimi anni mostrano una situazione tutt’altro che disperata: fondi di cassa consistenti (intorno ai 9-13 milioni in diversi esercizi), nessun mutuo importante, avanzi di amministrazione. Non si tratta di un ente in crisi che deve “fare cassa” a tutti i costi per non chiudere i servizi. Si tratta di una scelta politica. E qui nasce la domanda più scomoda: da che parte sta il sindaco?
La parte del Comune o quella dei cittadini?
Salvioni insiste sul fatto che la misura incentiva il commercio. Ma se i commercianti protestano e i clienti si allontanano, qualcosa non torna. Introduci l’ausiliario, alzi i controlli, difendi le multe anche quando i parcometri hanno avuto problemi (come nel caso contestato di dicembre 2025), e poi dici di stare dalla parte del vicinato. È una contraddizione difficile da digerire.
Un’amministrazione attenta ai cittadini avrebbe potuto:
•allungare davvero la fascia gratuita o renderla più flessibile;
•prevedere agevolazioni chiare per residenti, anziani e lavoratori;
•evitare di trasformare ogni piccolo ritardo in un’occasione di sanzione;
•ascoltare i negozianti invece di liquidarli con “non ci sono scuse”.
Invece si è scelta la linea dura. Il messaggio che passa è chiaro: il Comune vuole i soldi della sosta e delle multe, e chi non si adegua paga. Poco importa se questo contribuisce a rendere il centro meno attrattivo, se pesa sui più deboli, se i negozi continuano a chiudere. L’importante è che i conti tornino e che si possa dire “abbiamo introdotto la mezz’ora gratis”.
Un sindaco giovane, una politica vecchia
Mattia Salvioni è il più giovane sindaco di Merate dal dopoguerra. Aveva promesso di favorire il commercio di vicinato. Sulla carta c’è la mezz’ora gratuita. Nella pratica c’è un sistema di controlli più aggressivo, multe che arrivano con facilità e una difesa ostinata della linea “chi sbaglia paga”. Non è innovazione: è la vecchia logica del Comune che guarda più all’incasso che alla qualità della vita quotidiana.
I cittadini di Merate non chiedono la sosta gratis ovunque e per sempre. Chiedono di non essere trattati come pecore da mungere ogni volta che si fermano in centro. Chiedono un’amministrazione che stia dalla loro parte, non da quella del gettito. Finché le multe continueranno a piovere e le giustificazioni resteranno le stesse, la sensazione resterà una sola: il sindaco sta dalla parte di chi incassa. Non di chi vive, lavora e fa fatica a arrivare a fine mese a Merate.
Sindaco per lei magari sono pochi soldi ma per tanti operai e impiegati sono tanti soldi queste multe
A Merate il centro sta diventando un percorso a ostacoli. Non per il traffico, non per la mancanza di posti, ma per le multe. Chi si ferma un quarto d’ora in più del dovuto, chi non riesce a pagare in fretta, chi semplicemente non ha monete o non ha dimestichezza con le app, si ritrova il verbale sotto il tergicristalli. E il sindaco Mattia Salvioni, eletto nel 2024 con la lista ViviAmo Merate, risponde sostanzialmente così: non ci sono scuse, ora si paga anche con bancomat e app, la prima mezz’ora è gratis, quindi chi si lamenta non ha ragione.
Ma è davvero così semplice? O dietro questa rigidità c’è una scelta politica che privilegia l’incasso rispetto alla vita reale delle persone?
I numeri che il sindaco preferisce non enfatizzare troppo
Dal 1° gennaio al 30 novembre 2025 sono stati emessi circa 88 mila ticket di sosta. Le sanzioni sono state oltre 1.500, pari all’1,5% circa, per un introito di circa 60 mila euro. Non sono cifre da capogiro, eppure l’opposizione (guidata dall’ex sindaco Massimo Panzeri) aveva già denunciato a inizio 2025 un incremento del 50% delle sanzioni previste in bilancio e un obiettivo di 300 mila euro l’anno, cioè mille euro al giorno. C’è poi il costo dell’ausiliario della sosta, stimato intorno ai 40 mila euro: una figura che gira per controllare e multare, e che di fatto trasforma il centro in una zona sorvegliata a vista.
Il sindaco difende il sistema: la mezz’ora gratuita favorisce la rotazione e il commercio di vicinato, i parcometri nuovi accettano carte e app, “non ci sono più scuse”. Parole nette, quasi sprezzanti verso chi si lamenta. Eppure i negozianti, già in difficoltà da anni, raccontano un’altra storia: i clienti che entrano per un caffè, per un’ordinazione o per una chiacchiera e poi trovano la multa. Risultato? Molti preferiscono non fermarsi più. Il centro si svuota un po’ di più. E mentre i negozi fanno fatica a sopravvivere, il Comune continua a stringere la vite.
Chi paga davvero il prezzo
Non sono i grandi evasori a essere colpiti. Sono i pensionati che devono raggiungere la banca, il medico o il negozio sotto casa e non possono permettersi di “sbagliare” di dieci minuti. Sono i lavoratori che, dopo una giornata piena di spese e impegni, devono aggiungere anche il costo del parcheggio o, peggio, della multa. Sono le famiglie che fanno la spesa o accompagnano i figli e si ritrovano a dover fare i conti con 40-50 euro di sanzione perché il tempo è volato. Per queste persone 50 centesimi o un euro all’ora non sono “poco”: sono un altro peso su bilanci già stretti.
E il Comune di Merate ha davvero bisogno di questi soldi? I bilanci degli ultimi anni mostrano una situazione tutt’altro che disperata: fondi di cassa consistenti (intorno ai 9-13 milioni in diversi esercizi), nessun mutuo importante, avanzi di amministrazione. Non si tratta di un ente in crisi che deve “fare cassa” a tutti i costi per non chiudere i servizi. Si tratta di una scelta politica. E qui nasce la domanda più scomoda: da che parte sta il sindaco?
La parte del Comune o quella dei cittadini?
Salvioni insiste sul fatto che la misura incentiva il commercio. Ma se i commercianti protestano e i clienti si allontanano, qualcosa non torna. Introduci l’ausiliario, alzi i controlli, difendi le multe anche quando i parcometri hanno avuto problemi (come nel caso contestato di dicembre 2025), e poi dici di stare dalla parte del vicinato. È una contraddizione difficile da digerire.
Un’amministrazione attenta ai cittadini avrebbe potuto:
•allungare davvero la fascia gratuita o renderla più flessibile;
•prevedere agevolazioni chiare per residenti, anziani e lavoratori;
•evitare di trasformare ogni piccolo ritardo in un’occasione di sanzione;
•ascoltare i negozianti invece di liquidarli con “non ci sono scuse”.
Invece si è scelta la linea dura. Il messaggio che passa è chiaro: il Comune vuole i soldi della sosta e delle multe, e chi non si adegua paga. Poco importa se questo contribuisce a rendere il centro meno attrattivo, se pesa sui più deboli, se i negozi continuano a chiudere. L’importante è che i conti tornino e che si possa dire “abbiamo introdotto la mezz’ora gratis”.
Un sindaco giovane, una politica vecchia
Mattia Salvioni è il più giovane sindaco di Merate dal dopoguerra. Aveva promesso di favorire il commercio di vicinato. Sulla carta c’è la mezz’ora gratuita. Nella pratica c’è un sistema di controlli più aggressivo, multe che arrivano con facilità e una difesa ostinata della linea “chi sbaglia paga”. Non è innovazione: è la vecchia logica del Comune che guarda più all’incasso che alla qualità della vita quotidiana.
I cittadini di Merate non chiedono la sosta gratis ovunque e per sempre. Chiedono di non essere trattati come pecore da mungere ogni volta che si fermano in centro. Chiedono un’amministrazione che stia dalla loro parte, non da quella del gettito. Finché le multe continueranno a piovere e le giustificazioni resteranno le stesse, la sensazione resterà una sola: il sindaco sta dalla parte di chi incassa. Non di chi vive, lavora e fa fatica a arrivare a fine mese a Merate.
Sindaco per lei magari sono pochi soldi ma per tanti operai e impiegati sono tanti soldi queste multe
Enzo
























