La scomparsa dei "borghi brianzoli"

Articolo: Siamo noi la Città

Purtroppo sono lontani i tempi in cui nei nostri borghi brianzoli ci si conosceva tutti e si era legati da valori di solidarietà e condivisione di quel poco che si possedeva. Erano comunque delle comunità chiuse nel proprio bozzolo, percepito come uno scudo contro le insidie esterne. Nel giro di pochi decenni i nostri paesini si sono trasformati in piccole comunità multietniche, con culture, religioni e idiomi differenti. La causa? Possono essere molteplici: la richiesta di manodopera da parte del nostro tessuto produttivo, affitti e/o appartamenti a prezzi più bassi rispetto alle metropoli. Si è poi passati al ricongiungimento di questi migranti con il resto della famiglia: cioè si è passati da “lavoratori” a “residenti”. Alla fine i piccoli paesi sono diventati multietnici proprio perché serviva lavoro, c’erano case, le leggi lo hanno permesso e le famiglie si sono ricongiunte. Rispetto alla grande metropoli, nel nostro piccolo, queste diversità si percepiscono più velocemente; cosicché qualsiasi “rumore” fuori dalle regole colpisce immediatamente. I termini che stanno maggiormente spopolando negli scritti per commentare questi atti di inciviltà sono: paura del futuro, risentimento, rancore e senso di ingiustizia. Il primo riflesso qual è: alzare il ponte levatoio, oppure tenerlo abbassato per creare un ponte? Ora, non essendo un sociologo, sono in difficoltà nel trovare la corretta strategia: continuare a dare la colpa all’untore per perseguire un capro espiatorio, oppure incoraggiare l’integrazione? A lume di naso, credo che si possano trovare punti di incontro per evitare la ghettizzazione e puntare all’integrazione, senza pensare a chissà quali grandi progetti. In ogni nostra realtà esistono spazi di incontro neutri, quali possono essere la scuola, l’oratorio oppure le palestre per le attività sportive, dove genitori italiani e stranieri possono socializzare. Oppure sagre o feste in cui ogni comunità porta il piatto tradizionale del proprio paese di origine. Insomma, è con queste piccole cose che si alimenta il rispetto reciproco. La ghettizzazione da una parte e l’arroccamento nella propria torre difensiva dall’altra non fanno altro che inasprire e incancrenire la convivenza multietnica. Ultima considerazione. Per alcuni atti di violenza che hanno leso la convivenza civile nei comuni limitrofi si sono già attivate prontamente le forze dell’ordine per trovare i colpevoli. Non intervenire, far finta di non vedere oppure lasciare correre non fa altro che acuire la conflittualità del vivere in comune e la sfiducia nei confronti di chi dovrebbe garantire, gli amministratori pubblici, l’armonia e il quieto vivere dentro la propria comunità sociale. 
Con affetto
Alessandro 
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