Conte e il campo largo

Considero Giuseppe Conte una persona per bene con una spiccata sensibilità sociale.
Infatti, giusto per fare un esempio, quando poteva trarre benefici economici e relative coperture giuridiche
diventando parlamentare aveva declinato l'offerta.
Penso infatti che la credibilità di un personaggio politico si debba particolarmente misurare in tempi non
sospetti e cioè quando, potendosene giovare, pratica scelte opposte ai propri tornaconti personali. Un altro
indicatore di Conte mi sembrerebbe quello di avere molti nemici nei “piani alti” in questa società
caratterizzata molto spesso da un acquiescente conformismo (basta vedere l'attuale Governo!) nei
confronti del Potere. Vorrà mai dire qualcosa?
Questo però non implica che su singole scelte il leader dei 5 Stelle non sia passibile di critica. Del resto è
sempre stato il mio atteggiamento di base rispetto alla cosiddette simpatie politiche, mai del resto
incondizionate. Mie simpatie politiche da sempre orientate verso chi ricerca soprattutto una effettiva
Giustizia Sociale.
Trovo, ad esempio e stante le catastrofiche condizioni attuali , la “timidezza” di Conte rispetto alla
cosiddetta “Patrimoniale” ( io sarei addirittura in favore di un coerente aumento delle aliquote per i piani
alti e altissimi) un po' in contrasto con la sua linea e di quella dei 5 Stelle. Una linea in materia di equità
sociale espressa invece coraggiosamente ad esempio con l'introduzione del Reddito di Cittadinanza (pur
migliorabile) e con l'originale proposta di un salario Minimo (quante resistenze iniziali anche a sinistra).
Ma quello che vorrei sottolineare invece di coerente è questa loro convinta scelta di non inviare più armi a
Zelensky dopo averlo fatto all'inizio dell'invasione russa. Le ragioni, a ben vedere, sono chiare e hanno a
che fare, fuori da ogni retorica, con una reale volontà attuativa, pur scomoda, del mandato della nostra
preziosissima Costituzione che ripudia la guerra come mezzo risolutivo.
Quindi nessuna ambiguità rispetto all'invasore russo ma solo la indubitabile costatazione delle centinaia di
migliaia di morti su entrambi i fronti e sul conseguente “impasse” non solo foriero di moltissime altre vite
umane ma anche basata sulla realistica possibilità di una trattativa che può a questo punto interessare
entrambi i Capi di Stato. Una possibilità concreta da saper cogliere, stante il permanere delle sanzioni
europee da una parte ( facendo così anche emergere tutte le ambiguità degli attuali USA in salsa
Trumpiana) e dell'auspicabile blocco degli aiuti militari dall'altra (da intensificare semmai quelli
economici).
In sostanza si tratta di avere lo stesso coerente approccio applicato nei confronti della scellerata
prepotenza israeliana ( non quindi i 2 pesi e 2 misure praticato dalla gran parte del cosiddetto mondo
occidentale) e così pure credere veramente nel lavoro di effettiva intermediazione pur mantenendo il peso
complessivo delle varie forme di pressione non più però distruttive di vite umane.
E togliendo così il preordinato alibi del nemico di turno (chissà perché poi si fanno affari con lui) che fa
così comodo soprattutto alle potenti lobby delle armi che un generale americano preveggente come
Eisenhover indicava già molti anni fa come un pericolo per la collettività mondiale.
Rispetto invece al cosiddetto “Campo Largo” un solo sostanziale suggerimento: invece che continuare a
rincorrere il cosiddetto “Centro”, coi risultati sinora concretamente registrati in termini di palliativi
elementi di equità, occorre avere il coraggio di indicare scelte nette nel campo della riduzione delle
disuguaglianze ( a tutti i livelli, compreso quello internazionale) e della relativa miglior distribuzione della
ricchezza ( e quant'altro va nella direzione di una sensata gestione delle risorse non solo economiche) che
dovrebbe essere il vero riferimento di chi si ispira ad una effettiva Giustizia Sociale.
Penso che 14 milioni di poveri (6 assoluti e 8 relativi) abbiano una disperata esigenza di una degna e
coerente rappresentanza e, guarda caso, potrebbero realmente rappresentare l'elemento vincente di
qualsivoglia passaggio elettorale, visto che fondatamente sembrano costituire il blocco più corposo degli
astensionisti, spesso disillusi. La Democrazia è proprio quella conquista giorno per giorno di un
consapevole consenso che permette il cambiamento per via pacifica perché il voto ( e una coerente
partecipazione attiva) garantisce lo stesso peso d'incidenza ad ogni cittadino al di là di ogni diversa
condizione sociale e economica. Occorrono però forze politiche che sappiano realmente incarnare un
percorso di Giustizia Sociale. Un progetto concreto e credibile rispetto agli interessi dei più svantaggiati e
poi una sua effettiva realizzazione. Quello che è successo a New York, pur con le sue specificità, può
rappresentare un concreto modello vincente.
Ma chi sostiene di degnamente rappresentare gli interessi dei più poveri e contemporaneamente del ceto
medio (sempre più a rischio d'impoverimento) saprà essere coraggioso e pienamente credibile?
Germano Bosisio
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