I fatti di Val Susa, il giusto e il vero

Come mi son promesso di fare da qualche tempo a questa parte trovo utile meditare sugli avvenimenti più significativi capitati non nella loro immediatezza ma almeno dopo qualche giorno di decantazione. Penso infatti che l'emotività non sia sempre una buona consigliera.

Di fronte agli accadimenti della Val di Susa e ancor prima di Bologna non può così che consolidarsi una condanna senza se e senza perché, ben al di là di ogni altra pur importante considerazione etica, la violenza è la distruzione non hanno mai prodotto nulla di buono.

Ribadire convintamente questo sgombera il campo da qualsiasi fraintendimento ed ancor più da ogni possibile strumentale interpretazione da parte di chi ha interesse a insinuare squalificanti dubbi.

Occorre però porsi con altrettanta chiarezza almeno due ineludibili interrogativi: Da che cultura nasce questa violenza e a chi giova la sua pratica.

Volendo ridurre all'essenziale si potrebbe ben dire che la derivazione culturale non può che avere in qualche modo a che fare con quella variamente definibile come “rivoluzionaria”. Una cultura che, quando non in mala fede e condizionata da interessi fuorvianti , sembra non vedere altro mezzo che il sovvertimento violento di un sistema perché le modalità democratiche non parrebbero più garantire una effettiva Giustizia Sociale. Come anche, nel nostro specifico caso, rifarsi impropriamente ad una Resistenza Partigiana che aveva essa sì saputo invece doverosamente concorrere alla liberazione dai soprusi del fascismo, non a caso l'esatto contrario della Democrazia.

Ma tutto ciò cosa ha a che fare con la nostra attuale realtà che consente, almeno potenzialmente, di far prevalere la ricerca del Giusto e del Vero e le ragioni di una Convivenza Civile degna di tale nome attraverso il libero gioco democratico?

La Partecipazione Democratica Attiva dei Cittadini è o non è, tra i vari modelli possibili, lo strumento migliore per contrastare le Ingiustizie di qualsivoglia natura e a qualunque sistema appartengano?

E la eventuale sfiducia nella sua capacità di realmente assicurare questo miglioramento non giustifica affatto il ricorso a forme violente perché quantomeno c'è un' arma pacifica (non è un ossimoro), il voto, appositamente previsto per contribuire alla ricerca di una reale Giustizia Sociale, vero caposaldo di Libertà come ben ci ricordava il nostro Presidente Partigiano Sandro Pertini. Uno che, come molti altri "Resistenti" aveva ben compreso la fondamentale importanza della Democrazia e della risoluzione anche aspra ma pacifica delle controversie proprio perché avevano dovuto, pur in situazioni estreme, praticare la lotta armata.

Cosa ha a che fare con tutto ciò quanto avvenuto non solo in Val di Susa contro le Forze dell'Ordine ma anche ad esempio a Genova nella scuola Diaz e nel corso della enorme precedente manifestazione da parte di quelle stesse Forze dell'Ordine contro inermi partecipanti, lasciando invece indisturbati i cosiddetti Black Block? Ne deriva che il perseguimento di ciò che si ritiene giusto praticare durante le manifestazioni di protesta non può prescindere dalle modalità che, pur anche fortemente critiche, non possono che assumere forme non violente (con l'aggravante, se esercitate abusando dei poteri delegati all'assolvimento di compiti di ordine pubblico).

Il "libero fischio in libera piazza" espresso da Pertini, quando era stato personalmente contestato, ne è sempre un efficace modello. Ecco perché, ad esempio, quanto è stato praticato in Aprile senza violenza dagli Antifascisti di Lecco non può che essere considerato legittimo anche se non tutti gli slogans urlati, a mio parere, erano sottoscrivibili. Ed ecco perché le propinate esosissime sanzioni pecuniarie nei confronti dei manifestanti andrebbero assolutamente revocate. Ma questo Governo (contro le forze realmente s....fasciste e devastatrici, guarda caso quasi sempre vestite di nero..) ha ben chiaro questo spartiacque o utilizza ogni pretesto per delegittimare un ben motivato dissenso?

E le libere manifestazioni di pensiero critico dovrebbero essere pregiudicate perché un gruppo di stupidi vandali ( chissà perché non li si neutralizza prima?) si infiltra nei cortei?

Certo gioverebbe un coordinamento con le Forze dell'Ordine , come convenivamo da neofiti e pur convinti dimostranti nei giorni di Genova con un ufficiale di Polizia (ne esistono certamente di buoni) ma occorre credere in un dialogo possibile e non reciprocamente pregiudizievole. Ecco ciò che il padre di Carlo Giuliani aveva risposto ad una precisa domanda che gli avevo posto nel corso di un incontro pubblico svoltosi anni dopo Genova 2001 nella sala Ticozzi di Lecco.

Ad ognuno quindi le proprie responsabilità ma sempre e comunque legittimate da civili e seppur assai determinate modalità di critica come anche, e a maggior ragione, di gestione dell'ordine pubblico.
Germano Bosisio
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