Merate: Roberto Castaldo e le 85 pietre di inciampo della strage di Bologna

Anche quest'anno in occasione dell'anniversario della strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 con la deflagrazione di un ordigno esplosivo che causò la morte 85 persone e il ferimento di 200, il meratese sopravvissuto Roberto Castaldo ha voluto onorare quel giorno con la presenza alla cerimonia istituzionale e una precedente visita personale alla sala di attesa dove si trova la lapide con il nome delle vittime.
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27 anni, ferroviere, quel giorno non avrebbe dovuto essere lì ma un cambio di turno, deciso all’ultimo momento, lo portò su quel binario. Il treno diretto a Basilea, l’Adria Express, era in ritardo. Mentre stava per dare il segnale di partenza un boato improvviso fermo le lancette dell'orologio della stazione sulle 10.25, oltre che quelle del tempo della vita di centinaia di persone.
Oggi Roberto ha 73 anni e vive a Merate.
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“Appena arrivo a Bologna vado sempre in sala d'attesa per guardare la lapide con gli 85 non mi dei morti e alcuni di quelli e quelli che io ho preso in braccio ma non so quali sono So solo che erano degli uomini di una certa età” ha raccontato di ritorno da Bologna “lungo il percorso in corteo mi sono fermato ogni 20 metri: c'è una piccola Pietra d'inciampo in ottone con i nomi delle 85 vittime. Ho fatto un po' un pellegrinaggio all'inverso e davanti al “teatro Sole” c'è quella di Sergio Secci che era il figlio di Torquato, fondatore e primo presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna. Era laureato al DAMS e la mattonella l'hanno voluta apporre davanti al teatro. Questa come le altre sono state tutte lucidate nei giorni precedenti la commemorazione da una associazione di volontari”.
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Come di consueto all'interno della sala di attesa della seconda classe sono state allineate le corone di fiori tra qui quella del presidente della Repubblica, custodita dai corazzieri e da due militari dell'Arma.

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“Per la prima volta ho indossato le due onorificenze che mi sono state riconosciute: una per i meriti del lavoro al termine della mia carriera professionale e l'altra è lo spillino in oro che rappresenta l'orologio della stazione fermo sulel 10.30 e che è stata realizzata dai lingotti ritrovati nelle fioriere di Licio Gelli. Due furono donati alla madre dei desaparecidos dell'Argentina e due all'associazione che ha realizzato questi spillini in oro con raffigurata l'ora della strage”.
S.V.
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