Ceuta: il cortocircuito della paura
É accaduto a Ceuta, città della Spagna situata sulla costa nordafricana confinante con il Marocco. Migliaia di ragazzi, ragazze e bambini hanno attraversato in massa quel un lembo di terra di diciotto chilometri quadrati. Per raggiungere la Spagna bisogna attraversare il Mediterraneo per quattordici chilometri.
Per i Greci e i Romani le Colone d’Ercole erano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre a quel confine si estendeva l'ignoto.
Le Colonne d’Ercole erano il limite del mondo esplorato, erano la separazione tra il Mediterraneo e l'oceano sconosciuto. Era il confine oltre il quale si riteneva fosse pericoloso avventurarsi: "Non plus ultra" ("non più oltre"), a indicare che non esistevano terre conosciute oltre quel punto.
Questi giovani, sollecitati e manipolati da una rete perversa e ibrida (web, social), convinti che la frontiera fosse aperta, si sono riversati verso l’oscuro ignoto nuotando o scavalcando la recinzione. Si sono lasciati sedurre e illudere dall’inganno capitalista, che sussurrava che oltre a quel limite avrebbero trovato l’Eden.
L’inganno può avere conseguenze drammatiche. Così, le acque di Poseidone hanno inghiottito in modo famelico centinaia di corpi per difendere Europa, amata da Zeus, e vendicarsi. Europa spaventatasi si è affidata a Fobos (figlio di Ares, dio della guerra e di Afrodite) generando panico e spavento, inducendo i nemici alla fuga.
Con l’aiuto di Fobos (paura, fobia) le componenti politiche post globaliste - sovraniste, identitarie e non solo - hanno generato nella popolazione paura e terrore.
La paura è un’emozione psicobiologica animale e umana (sviluppo filogenetico). Con una differenza sostanziale e riguarda i livelli relativi alla coscienza. La letteratura etologica, psicologica, neuroscientifica e neuropolitica ha ampiamente studiato gli effetti della paura sul comportamento individuale e collettivo.
Il circuito psicobiologico della paura è composto di processi cerebrali, nervosi e ormonali che permettono di riconoscere una minaccia e di attivare una risposta rapida. Quando uno stimolo pericoloso (rumore, animale, incidente stradale, persona sconosciuta, gruppi, avvenimenti improvvisi…) è percepito, le informazioni raggiungono un centro di smistamento (talamo). Da qui si attivano due vie parallele. La prima via, più rapida, coinvolge talamo, amigdala, ipotalamo, sistema nervoso simpatico più asse ipotalamo-ipofisi-surrene, adrenalina, noradrenalina e cortisolo, generando una risposta fisiologica di paura. Ne derivano l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, la dilatazione delle pupille, l’aumento della respirazione e un maggiore afflusso di sangue ai muscoli.
La seconda via, più lenta, coinvolge la corteccia cerebrale, in particolare la corteccia prefrontale responsabile del controllo cognitivo delle emozioni. Essa valuta razionalmente la situazione, valuta se il pericolo è reale, modula l’inibizione attacco-fuga e di minaccia favorendo il recupero dell'equilibrio emotivo. Un ruolo importante lo svolge il centro della memoria (ippocampo) che confronta la situazione con le esperienze passate e il contesto.
L'attivazione di questo circuito si traduce in tre principali strategie adattive: attacco (fight); fuga (flight); immobilizzazione (freeze), utile quando il movimento potrebbe aumentare il rischio.
Il circuito psicobiologico della paura è un sistema molto adattivo. Una risposta eccessiva o persistente può contribuire allo sviluppo di disturbi d'ansia, fobie e disturbo da stress post-traumatico, mentre una risposta adeguata aumenta le probabilità di sopravvivenza e adattamento all'ambiente.
Richiamare continuamente, nel discorso pubblico, il pericolo di occupazione dei territori da parte dei migranti, alimenta nella popolazione autoctona percezioni di minaccia, atteggiamenti di rifiuto e tensione sociale e sollecita uno stato di stress sociale generalizzato.
La percezione di pericolo non dipende da un solo fattore: varia in funzione dell’età, delle condizioni di vita, dello stato socioeconomico, del contesto abitativo, della salute, del grado di istruzione e al tipo di comunicazione politica e mediatica.
Per i Greci e i Romani le Colone d’Ercole erano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre a quel confine si estendeva l'ignoto.
Le Colonne d’Ercole erano il limite del mondo esplorato, erano la separazione tra il Mediterraneo e l'oceano sconosciuto. Era il confine oltre il quale si riteneva fosse pericoloso avventurarsi: "Non plus ultra" ("non più oltre"), a indicare che non esistevano terre conosciute oltre quel punto.
Questi giovani, sollecitati e manipolati da una rete perversa e ibrida (web, social), convinti che la frontiera fosse aperta, si sono riversati verso l’oscuro ignoto nuotando o scavalcando la recinzione. Si sono lasciati sedurre e illudere dall’inganno capitalista, che sussurrava che oltre a quel limite avrebbero trovato l’Eden.
L’inganno può avere conseguenze drammatiche. Così, le acque di Poseidone hanno inghiottito in modo famelico centinaia di corpi per difendere Europa, amata da Zeus, e vendicarsi. Europa spaventatasi si è affidata a Fobos (figlio di Ares, dio della guerra e di Afrodite) generando panico e spavento, inducendo i nemici alla fuga.
Con l’aiuto di Fobos (paura, fobia) le componenti politiche post globaliste - sovraniste, identitarie e non solo - hanno generato nella popolazione paura e terrore.
La paura è un’emozione psicobiologica animale e umana (sviluppo filogenetico). Con una differenza sostanziale e riguarda i livelli relativi alla coscienza. La letteratura etologica, psicologica, neuroscientifica e neuropolitica ha ampiamente studiato gli effetti della paura sul comportamento individuale e collettivo.
Il circuito psicobiologico della paura è composto di processi cerebrali, nervosi e ormonali che permettono di riconoscere una minaccia e di attivare una risposta rapida. Quando uno stimolo pericoloso (rumore, animale, incidente stradale, persona sconosciuta, gruppi, avvenimenti improvvisi…) è percepito, le informazioni raggiungono un centro di smistamento (talamo). Da qui si attivano due vie parallele. La prima via, più rapida, coinvolge talamo, amigdala, ipotalamo, sistema nervoso simpatico più asse ipotalamo-ipofisi-surrene, adrenalina, noradrenalina e cortisolo, generando una risposta fisiologica di paura. Ne derivano l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, la dilatazione delle pupille, l’aumento della respirazione e un maggiore afflusso di sangue ai muscoli.
La seconda via, più lenta, coinvolge la corteccia cerebrale, in particolare la corteccia prefrontale responsabile del controllo cognitivo delle emozioni. Essa valuta razionalmente la situazione, valuta se il pericolo è reale, modula l’inibizione attacco-fuga e di minaccia favorendo il recupero dell'equilibrio emotivo. Un ruolo importante lo svolge il centro della memoria (ippocampo) che confronta la situazione con le esperienze passate e il contesto.
L'attivazione di questo circuito si traduce in tre principali strategie adattive: attacco (fight); fuga (flight); immobilizzazione (freeze), utile quando il movimento potrebbe aumentare il rischio.
Il circuito psicobiologico della paura è un sistema molto adattivo. Una risposta eccessiva o persistente può contribuire allo sviluppo di disturbi d'ansia, fobie e disturbo da stress post-traumatico, mentre una risposta adeguata aumenta le probabilità di sopravvivenza e adattamento all'ambiente.
Richiamare continuamente, nel discorso pubblico, il pericolo di occupazione dei territori da parte dei migranti, alimenta nella popolazione autoctona percezioni di minaccia, atteggiamenti di rifiuto e tensione sociale e sollecita uno stato di stress sociale generalizzato.
La percezione di pericolo non dipende da un solo fattore: varia in funzione dell’età, delle condizioni di vita, dello stato socioeconomico, del contesto abitativo, della salute, del grado di istruzione e al tipo di comunicazione politica e mediatica.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, Criminologo, Giornalista
























