Calusco: Ozono alle stelle e sul Ponte RFI nega i dati sul traffico ai progettisti
"Un'opera da 262 milioni, progettata al buio. E l'aria peggiore della Lombardia Sette giorni di notizie da Calusco d'Adda, messe in fila. Il risultato è un quadro che nessuno ha ancora raccontato per intero." Prese una alla volta, sono tre notizie di cronaca locale. Messe in fila, nell'arco di una settimana, raccontano qualcosa di più grande — e di più serio. Prima notizia. Il 30 luglio la centralina ARPA di Calusco d'Adda ha registrato 246 microgrammi per metro cubo di ozono. È il valore più alto della Lombardia. La soglia di allarme — quella oltre la quale si parla di pericolo concreto per la salute, non di semplice attenzione — è fissata a 240. Il dato non arriva da un comitato o da un partito: arriva dall'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. Seconda notizia, stesso giorno. RFI ha risposto formalmente alle richieste che 43 Comuni dell'Isola Bergamasca, del Meratese e dell'alto Vimercatese avevano inviato sul progetto del nuovo ponte sull'Adda. Vale la pena leggere cosa contiene quella risposta. Sulle opere viabilistiche che dovrebbero accompagnare il ponte — la variante Calusco-Terno, la tangenziale di Verderio, il nodo di Paderno, gli interventi sulla 54, sulla 55 e sulla 342 — non c'è traccia. Sui treni merci notturni, che i sindaci chiedevano di escludere, la risposta è che passeranno, in numero "quantitativamente residuale e minoritario": quanto residuale, lo stabilirà RFI. Sulle soluzioni progettuali alternative chieste dal territorio, i progettisti potranno valutarle — ma soltanto dentro il perimetro già fissato dal bando. Terza notizia. Quattro Comuni della sponda lecchese — Paderno, Robbiate, Verderio e Imbersago — hanno scritto a RFI segnalando che ai progettisti del concorso internazionale non è stato messo a disposizione lo studio del traffico. RFI ha replicato che nella prima fase ai partecipanti è richiesto "solamente" di dimostrare una corretta integrazione con il contesto esistente e una valutazione generale degli effetti sulla mobilità, perché in quella fase occorre "lasciare più libertà". Lo studio vero — analisi modellistiche, simulazioni, soluzioni viabilistiche di dettaglio — sarà consegnato soltanto ai tre finalisti della seconda fase. Qui conviene fermarsi, perché il punto è tecnico ma decisivo. La prima fase è quella in cui si sceglie l'impostazione del progetto: dove passa il ponte, come si innesta sul territorio, quali edifici tocca. Sono le decisioni che poi non si cambiano più. Ed è la fase in cui, per ammissione della stessa RFI, nessuno dei concorrenti conosce i flussi di traffico previsti. I dati arriveranno dopo, quando le tre proposte saranno già state selezionate. C'è di più. Lo studio che RFI promette ai finalisti è quello elaborato dal Tavolo tecnico con Regione Lombardia e le Province: doveva essere presentato ad aprile. A oggi non se ne ha traccia. Il concorso di progettazione chiude il 31 agosto. Un'opera da 262 milioni di euro, destinata a segnare il volto della Valle dell'Adda per i prossimi 150 anni, viene progettata senza che nessuno abbia messo nero su bianco quanto traffico genererà, dove finirà, e con quali conseguenze per chi vive qui. E "chi vive qui" è, in questi giorni, chi respira l'aria peggiore della Lombardia. Su questo punto serve precisione, perché il nesso va detto per quello che è. L'ozono non è emesso direttamente da un camino o da un tubo di scappamento. È un inquinante secondario: si forma nell'atmosfera quando la radiazione ultravioletta agisce su altri inquinanti già presenti — gli ossidi di azoto dei gas di scarico e delle combustioni industriali, i composti organici volatili. Il sole è l'innesco. La materia prima la produciamo noi. Nessuno sostiene, dunque, che il nuovo ponte "causerà l'ozono". La questione è un'altra, e più semplice: siamo già il punto peggiore della regione, e ci apprestiamo a ricevere altro traffico senza che nessuno abbia studiato cosa comporterà. Interpellato sui 246 microgrammi, il sindaco di Calusco Michele Pellegrini ha ipotizzato che la concentrazione dipenda dalla conformazione geografica: "forse perché siamo circondati da colline". La conformazione del territorio conta davvero — le aree riparate dal vento trattengono gli inquinanti anziché disperderli. Ma le colline trattengono l'aria, non la sporcano. E siccome le colline ci sono da millenni mentre il record lombardo è di questa settimana, la spiegazione geomorfologica ha un problema di cronologia. Da qui due richieste, entrambe verificabili e nessuna delle due di parte. La prima: che il Comune di Calusco d'Adda pubblichi i dati completi delle emissioni registrate sul proprio territorio — da traffico e da attività produttive — insieme alle serie storiche dell'ozono degli ultimi dieci anni. Non per accusare qualcuno a priori. Per sapere. La seconda: che il Sindaco e la Giunta si associno formalmente alla lettera dei Comuni di Paderno, Robbiate, Verderio e Imbersago, chiedendo a RFI che lo studio del traffico sia consegnato a tutti i partecipanti fin dalla prima fase. Su quel passaggio, il Comune che quel ponte se lo ritroverà in casa non c'era. Non è una richiesta di rallentare. È il minimo per non ritrovarsi, tra dieci anni, con un ponte nuovo e le stesse code di oggi — e con un'aria peggiore. Prima si misura. Poi si progetta.
Il Direttivo del Circolo PD Calusco d'Adda
























