Merate torni a fare e a sognare

Merate non può vivere di alibi. Cinque anni perduti non si cancellano riscrivendo la storia.** Le parole dell'assessore ai Lavori Pubblici, secondo cui la situazione delle manutenzioni ereditata nel 2024 sarebbe stata "la peggiore mai vista" e che oggi "è tutto sotto controllo", non rappresentano soltanto una difesa del proprio operato. Raccontano soprattutto la difficoltà di un'amministrazione che, a quasi tre anni dal suo insediamento, continua a cercare nel passato le ragioni delle proprie mancanze. È una narrazione che, con il passare del tempo, perde credibilità. C'è un momento in cui ogni amministrazione deve smettere di guardare nello specchietto retrovisore e assumersi la responsabilità del presente. A Merate quel momento è passato da tempo. I cittadini giudicano ciò che vedono ogni giorno. E ciò che vedono sono strade sempre più deteriorate, manutenzioni insufficienti, verde pubblico spesso trascurato, opere annunciate con grande enfasi e poi rinviate o cancellate per mancanza di risorse. Il Piano Triennale delle Opere Pubbliche, che dovrebbe rappresentare la bussola dello sviluppo cittadino, è stato progressivamente svuotato, mentre la sensazione diffusa è quella di una città immobile. Il problema, però, va oltre l'asfalto sconnesso o un marciapiede da rifare. Il vero nodo è l'assenza di una visione. Merate, negli anni, era riuscita a conquistare un ruolo di riferimento per tutto il territorio. Non soltanto per i servizi, ma per la capacità di programmare investimenti, attrarre risorse e realizzare opere che lasciavano un segno concreto. Basta ricordare quanto realizzato dalle amministrazioni guidate da Andrea Robbiani, con Massimo Panzeri ai Lavori Pubblici, e successivamente da Andrea Massironi, quando l'assessorato era affidato a Giuseppe Procopio: il nuovo Centro Diurno Disabili, la nuova palestra, la pista di atletica, i camminamenti dalla Torre al Lago, il rifacimento e la realizzazione di numerosi marciapiedi, il parcheggio di Piazza Libertà, il restyling di Piazza degli Eroi, la riqualificazione del Lago di Sartirana, Viale Verdi, la strada della discarica e la terza corsia di via Terzaghi, opera allora fortemente contestata ma realizzata con un investimento di circa 180.000 euro. Opere che possono essere giudicate, discusse o persino criticate, ma che esistono e hanno modificato concretamente il volto della città. Oggi, invece, il dibattito sembra ridursi alla ricerca continua di responsabilità altrui. Eppure, dopo quasi tre anni, il tempo degli alibi è inevitabilmente scaduto. Colpisce anche un altro aspetto. La maggioranza appare sempre più silenziosa. Pochi assessori intervengono nel dibattito pubblico, pochi espongono idee, pochi assumono posizioni riconoscibili. La comunicazione politica resta quasi interamente concentrata nelle mani del sindaco. Una scelta che inevitabilmente alimenta un interrogativo: è una precisa strategia di governo oppure la conseguenza della consapevolezza che la classe dirigente che lo accompagna non sia in grado di sostenere un confronto pubblico all'altezza delle responsabilità amministrative? Perché, se così fosse, il problema non riguarderebbe più soltanto l'inerzia dell'azione amministrativa, ma la qualità stessa della squadra chiamata a governare la città. Nel frattempo Merate perde terreno. Perde centralità nel Meratese, perde capacità di attrarre investimenti, perde autorevolezza nei rapporti istituzionali e rischia di perdere anche quella funzione di guida del territorio che aveva costruito nel corso degli anni. Nel frattempo, mentre mancano le risorse per molte opere pubbliche promesse ai cittadini, la maggioranza trova invece 650.000 euro per intervenire su un parco privato appartenente a uno dei patrimoni e proprietà private più importanti della Città. Riqualificato con i soldi dei cittadini un domani il parco sarà chiuso e non utilizzabile. Una scelta che, al di là della sua legittimità amministrativa, rappresenta una precisa scala di priorità politica e che inevitabilmente lascia spazio a più di una riflessione. Cinque anni possono sembrare pochi. Per una città sono tantissimi. Possono rappresentare una stagione di crescita oppure una parentesi di immobilismo. Oggi, purtroppo, Merate sembra appartenere alla seconda categoria. Ed è proprio questo il punto. Non serve continuare a raccontare cosa non funzionava ieri. I cittadini vogliono sapere cosa sarà Merate domani. Se una maggioranza non riesce più a dare impulso, entusiasmo e prospettiva a una comunità, dovrebbe avere l'onestà politica di prenderne atto. Non perché lo chieda l'opposizione, ma perché lo impone il rispetto dovuto ai cittadini. Merate ha bisogno di tornare ad avere ambizione. Ha bisogno di una guida che sappia programmare, decidere e costruire il futuro, restituendo alla città il ruolo che per troppo tempo ha rappresentato un punto di riferimento per tutto il territorio. Perché la politica si misura sui risultati. E i risultati, alla fine, restano molto più delle dichiarazioni. Merate, torniamo a fare ed a sognare. Insieme. Merate 2029 ci siamo e spero che in molti giovani ci siano. 
Merate 2029
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